Patto della pajata: quando Bossi fece pace con Alemanno e finì Roma ladrona
Davanti a Montecitorio, nel 2010, è andato in scena uno degli appuntamenti più surreali e al tempo stesso più rivelatori della Seconda Repubblica: una tavolata pubblica, piatti fumanti e cori da stadio hanno fatto da cornice a un gesto politico che, dopo pochi giorni, avrebbe cambiato il tono dello scontro. Il punto di partenza è una frase infuocata, capace di attraversare schieramenti e opinioni, fino a sfociare in un pranzo “di pace” costruito davanti alle telecamere.
il patto della polenta: la pace dopo l’insulto davanti a montecitorio
Il giorno rimasto nella memoria come “il patto della polenta” nasce da un episodio verbale. Umberto Bossi, in riferimento all’acronimo spqr, aveva sostenuto: “sono porci questi romani”. La frase provoca una reazione immediata e trasversale: dal sindaco Gianni Alemanno alla neo presidente della Regione Lazio Renata Polverini, fino a settori del centrosinistra e a parti della stessa maggioranza.
Il quadro politico è quello del governo Berlusconi IV, con la Lega Nord tornata forza strutturale dell’esecutivo e protagonista della stagione del federalismo. In tale contesto, Roma diventa un simbolo opposto: il centro del potere, il luogo della spesa pubblica, l’immaginario della “Roma ladrona” contro cui la Lega aveva costruito la propria identità.
tavolata pubblica davanti alla camera: polenta, pajata e coda alla vaccinara
La crisi che rischiava di diventare politica viene ricondotta a una soluzione visibile e teatrale: un pranzo pubblico in piazza. La scelta del menu richiama l’asse Nord-Sud nel momento della riconciliazione: polenta, rigatoni con la coda alla vaccinara, cicoria, parmigiano e vino dei castelli. La scena richiama precedenti di “patti” trasformati in rappresentazioni, con elementi condivisi davanti ai riflettori.
bossi e alemanno brindano davanti alle telecamere
Bossi e Alemanno si presentano seduti a una lunga tavolata montata davanti alla Camera dei deputati, mentre sullo sfondo si alternano ruoli e reazioni diverse. La platea si compone di militanti leghisti e cittadini romani: da un lato cori come “padania libera”, dall’altro un mix di ironia, rabbia e incredulità.
Tra i partecipanti compaiono Beatrice Lorenzin (all’epoca in Forza Italia) mentre gira la polenta, Roberto Cota, presidente del Piemonte, che sorseggia vino dei Castelli, e figure come Maurizio Gasparri e Rosi Mauro con una fetta di salame. Presente anche Roberto Calderoli, impegnato a ispezionare gli stand arrivati dal profondo Nord per sancire la tregua.
riconciliazione in piazza: “la pace è fatta” e la fotografia simbolo
Le ricostruzioni dell’epoca descrivono l’evento come una riconciliazione costruita su un brindisi e su un piatto condiviso. Al termine del pranzo, Bossi dichiara: “la pace è fatta”.
La scena che diventa icona è però un’altra: Renata Polverini imbocca Bossi. È un momento che, secondo la narrazione dell’epoca, attraversa l’Italia e i media internazionali, condensando un passaggio simbolico: Roma che accoglie, il Nord che si lascia “integrare” e la politica che si traduce in gesto.
proteste e reazioni nel contesto politico
Attorno alla tavolata cresce anche la protesta: deputati del Partito democratico distribuiscono volantini con la formula “Benvenuti al Sud”. Bersani descrive l’iniziativa come “spettacolo disdicevole”. Nella cornice generale compaiono centinaia di militanti di colore politico diverso, in un clima descritto come una vera bolgia. Tra le testimonianze presenti nella ricostruzione, risulta anche l’aggressione a un giornalista parlamentare.
I racconti dei presenti parlano di persone arrivate per la polenta, per protestare o per semplice curiosità: la piazza appare come luogo di confronto diretto, dove il rito gastronomico diventa spazio di tensione e contrapposizione.
il teatro della seconda repubblica: conflitto, potere e simboli a tavola
La giornata viene tratteggiata come qualcosa di più di un semplice episodio: rappresenta una sintesi della politica italiana dell’epoca. Il conflitto, anziché trovare una conclusione in sede istituzionale, viene spostato in piazza, trasformando l’area pubblica in palcoscenico. La Lega di Bossi, sostenuta dalla spinta della retorica anti-Roma, riesce nello stesso tempo a mantenere un legame con la partecipazione al potere centrale.
Roma, come luogo di costruzione del consenso e come spazio in cui si esercita il potere, trova quel giorno un punto di incontro: le due dimensioni sembrano neutralizzarsi a tavola.
dove sono oggi i protagonisti e i protagonisti citati
Nel tempo, le traiettorie dei protagonisti cambiano. Gianni Alemanno risulta oggi in carcere, con riferimento all’impegno per i diritti dei detenuti. Renata Polverini nel 2022 lascia il parlamento; nel 2025 lascia Forza Italia per approdare ai Noi Moderati, movimento di Maurizio Lupi. Roberto Cota, dopo l’annullamento da parte del Consiglio di Stato delle elezioni che lo avevano visto eletto presidente del Piemonte, nel 2014 torna alla professione di avvocato e risulta oggi responsabile giustizia di Forza Italia in Piemonte. Rosi Mauro, indagata nel 2012 per le “spese pazze”, viene espulsa dalla Lega, ma nel 2014 ottiene l’archiviazione con motivazione legata al fatto che le spese potevano essere considerate attività “in un certo qual modo routinarie” nelle funzioni di rappresentanza.
personaggi presenti nella ricostruzione
- Umberto Bossi
- Gianni Alemanno
- Renata Polverini
- Beatrice Lorenzin
- Roberto Cota
- Maurizio Gasparri
- Rosi Mauro
- Roberto Calderoli
- Bersani
- Maurizio Lupi