Ndrangheta a gioia tauro: scoperto arsenale con kalashnikov e tritolo

• Pubblicato il • 5 min
Ndrangheta a gioia tauro: scoperto arsenale con kalashnikov e tritolo

Una trattativa condotta attraverso chat criptate ha messo in luce un traffico di armi collegato alla cosca Molé. Dalle comunicazioni emerge una dinamica di scambio incentrata su modelli specifici e su consegne subordinate a pagamento, fino a delineare un vero e proprio arsenale rinvenuto e collegato a operazioni precedenti.

L’indagine ha portato a individuare un insieme di fucili, pistole, munizioni e ordigni, con un impianto che supera la semplice disponibilità di armi da strada e configura, secondo l’accertamento degli inquirenti, una finalità di rafforzamento militare e di conservazione del potere criminale.

trattativa per armi tra chat criptate e consegne di kalashnikov

Le conversazioni intercettate e ricostruite mostrano una trattativa che, pur segnata da errori linguistici, risulta chiara nei contenuti. Il riferimento riguarda i kalashnikov e, nel febbraio 2021, Salvatore Infantino, indicato come “Testazza”, avrebbe manifestato la disponibilità a cedere armi tramite l’interlocutore.

Nel dialogo viene menzionato anche un possibile scambio con una pistola Sig Sauer calibro 357 equipaggiata con due serbatoi. Il passaggio sarebbe avvenuto dopo che il richiedente avrebbe mostrato l’arma sulla piattaforma criptata Ski-Ecc, utilizzata per comunicazioni riservate tra soggetti coinvolti.

supermarket delle armi scoperto dalla dda di reggio calabria

La Dda di Reggio Calabria insieme alla guardia di finanza ha ricostruito la presenza di armi in quantità e varietà tali da configurare un vero e proprio “supermarket delle armi”. L’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di tre soggetti, tra cui Infantino, attribuisce rilievo all’operatività complessiva e alla finalità del possesso.

Nel materiale contestato risultano:

  • 25 fucili, tra cui 17 kalashnikov e 4 pistole mitragliatrici
  • 8 fucili e 6 pistole per armi comuni da sparo
  • 9 fucili, 6 pistole, 70 munizioni e 7 bombe a mano tra le armi clandestine

In uno dei messaggi criptati è presente anche l’espressione “Nuovi arrivi dal ragioniere”, contenuta negli atti relativi all’operazione.

nomi coinvolti e rinvenimenti nelle campagne di gioia tauro

Con Infantino è finito in carcere anche Vincenzo Condello, indicato come custode delle armi interrate nelle campagne di Gioia Tauro. Prima del ritrovamento, tali armi erano apparse in foto all’interno delle chat usate dagli indagati e poi decriptate dalla guardia di finanza.

Ai domiciliari è stato posto anche Vincenzo Severino. Secondo quanto ricostruito, le sue impronte digitali sarebbero state rinvenute nei cellophane usati per avvolgere le armi prima della sepoltura.

Un passaggio rilevante per l’inchiesta riguarda la corrispondenza tra le immagini dei kalashnikov comparsi nelle chat e armi già sequestrate dai carabinieri nel gennaio 2025. Tra i reperti collegati risultano anche 600 grammi di tritolo proveniente dalla ex Jugoslavia e una pistola mitragliatrice di fabbricazione tedesca risalente alla Seconda guerra mondiale.

origine balcanica e uso in contesti bellici

Nel corso della conferenza stampa sull’operazione, il colonnello Vincenzo Ciccarelli, comandante del Nucleo Pef, ha spiegato che l’analisi delle armi avrebbe evidenziato provenienza balcanica e un collegamento con le guerre della ex Jugoslavia. Tale ricostruzione induce a ipotizzare, secondo l’impostazione esposta, un sistema criminale integrato con organizzazioni locali in collegamento con gruppi balcanici o dell’est Europa.

cosca molé, faida con piromalli e riassetto militare

L’inchiesta ruota attorno a Infantino, presente anche nei verbali di diversi collaboratori di giustizia, i quali da anni lo descrivono vicino ad ambienti di ’ndrangheta e in particolare alle “nuove leve” della cosca Molé. Nel quadro emerso, la cosca sarebbe impegnata da quasi 20 anni in una rotta di collisione con i Piromalli.

Secondo le ricostruzioni riportate nelle carte, dopo l’uccisione del boss Rocco Molé nel 2008, la faida sarebbe rimasta sullo sfondo. Le analisi dei magistrati collegano il contesto a un riassetto: la cosca Molé avrebbe “si stava riorganizzando militarmente”, dotandosi di un arsenale di armi per tutelarsi e reagire rispetto a azioni della cosca rivale.

In tale riassetto operativo sarebbe stato coinvolto l’Infantino. Pur non risultando, allo stato, inserito formalmente nella medesima consorteria con un ruolo definito, gli inquirenti riportano l’esistenza di relazioni concrete e stabili con esponenti della cosca Molé.

aggravante mafiosa e ruolo delle intercettazioni

La contestazione include l’aggravante mafiosa, fondata sulla funzionalità delle armi a rafforzare la compagine e a preservare il potere criminale. Il procuratore Giuseppe Borrelli ha indicato l’assenza, al momento, di elementi oggetto di discovery processuale, ma ha sottolineato la possibilità che il tempo chiarisca l’evoluzione delle posizioni. È stata anche richiamata l’ipotesi che le armi possano aver subito passaggi tra varie cosche, coerentemente con l’entità numerica e la micidialità dei quantitativi rinvenuti, interpretati come un arsenale a disposizione di enti criminali potenzialmente alleabili tra loro.

Quanto alla provenienza, sempre indicata come balcanica, Borrelli ha evidenziato che aree di guerra nel Mediterraneo rappresenterebbero bacini di fornitura per la criminalità organizzata.

Un punto centrale dell’impianto investigativo riguarda le chat criptate. Il procuratore ha richiamato che gli elementi di prova sarebbero stati acquisiti attraverso piattaforme criptate “bucate” e hackerate da altri Paesi, mentre in Italia si segnalerebbe la necessità di sviluppare competenze tecniche e disporre di strumenti processuali per operare con analoga efficacia. È stata inoltre indicata una situazione definita incerta sul piano processuale per l’acquisizione della messaggistica, con l’auspicio di una definitiva sistemazione della materia. L’indagine viene collegata alla rilevanza della messaggistica nel contrasto a traffici di stupefacenti e traffici di armi.

Personaggi e soggetti citati:

  • Salvatore Infantino (“Testazza”)
  • Vincenzo Condello
  • Vincenzo Severino
  • Giuseppe Borrelli
  • Stefano Musolino
  • Lucia Spirito
  • colonnello Vincenzo Ciccarelli
  • Rocco Molé
Kalashnikov e tritolo: arsenale della ‘ndrangheta a Gioia Tauro gestito dalla cosca Molé per riorganizzarsi militarmente
Categorie: Cronaca

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