Minorenni violenti tra lame e pistole per uno sguardo di troppo risse e conseguenze
La cronaca recente restituisce un quadro allarmante: episodi di violenza tra giovanissimi, aggressioni con armi e conseguenze irreversibili, in contesti diversi del Paese. Tra La Spezia, Bologna e Milano, fino a Roma e Napoli, emergono dinamiche ricorrenti che collegano risse, intimidazioni e passaggi sempre più rapidi all’uso di coltelli, machete e armi da fuoco. Il denominatore comune è l’idea di sentirsi più sicuri o più forti, insieme alla spinta a “fare il livello” e a difendersi da minacce percepite, spesso raccontate in modo lucido dai diretti protagonisti.
violenza tra giovanissimi e uso di armi: i fatti recenti in italia
Nei corridoi dell’Istituto professionale “Einaudi Chiodo” di La Spezia, il 16 gennaio 2026 uno studente impugna un coltello e uccide un coetaneo, il diciottenne Youssef Abanoub. A Bologna, pochi giorni dopo, un quindicenne viene trovato con un machete nello zaino. A Milano, nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 2025 in Corso Como, un ragazzo di 22 anni, studente della Bocconi, viene circondato da cinque ragazzi poco più giovani. L’episodio parte da cinquanta euro: il derubato prova a riprendersi i soldi, partono pugni e calci, poi spunta il coltello.
Le ferite descritte sono due: uno dei colpi raggiunge il gluteo, l’altro colpisce la schiena, con una lesione che lacer[a] un’arteria e intacca il midollo. La vittima sopravvive ma resta con una disabilità permanente a una gamba.
Gli arrestati sono cinque, tra cui tre minorenni e due diciottenni. Dopo l’arresto, gli investigatori intercettano conversazioni in cui i ragazzi ridono, mimano le coltellate e discutono su chi abbia “picchiato più forte”. Un ragazzo accusato di una violenza simile descrive una logica pervasiva: “Non è che pensi a lui. Pensi a quello che devi fare… Se si mette in mezzo, peggio per lui. In quel momento sei come in un video, vuoi solo finire il livello”.
rapporto “(dis) armati” e traiettoria violenta: armi, reti criminali e dinamiche tra pari
Un punto di riferimento citato nel materiale informativo è il rapporto di Save the Children, intitolato “(Dis) Armati”, pubblicato qualche settimana prima. Il documento raccoglie decine di storie in cui la violenza coinvolge ragazzi molto giovani, con episodi che richiamano la cronaca: dall’aggressione di un 13enne a una professoressa nel Bergamasco, fino all’arresto di un 17enne di Pescara che progettava una strage neonazista in provincia di Perugia.
Il rapporto viene descritto come un lavoro di esplorazione sul territorio, basato su voci di ragazzi e adulti che li accompagnano, con l’obiettivo di inquadrare il fenomeno della cosiddetta “traiettoria violenta”. L’approccio mira a passare dalla percezione alla realtà, osservando agiti violenti e prestando attenzione alla diffusione e uso delle armi, dai coltelli alle armi da fuoco, oltre al coinvolgimento di minori nelle reti della criminalità organizzata.
perché gli adolescenti girano sempre più armati
Nel quadro dei dati richiamati, viene indicato che gli adolescenti assumono progressivamente una maggiore propensione a muoversi armati perché percepiscono questa condizione come una forma di sicurezza. In diversi racconti emerge anche la motivazione di sentirsi più nervosi o di considerare le armi come un simbolo di potere.
storie dai ragazzi: prime armi, risse cercate e passaggi rapidi all’aggressione
Nel materiale compaiono narrazioni dirette che descrivono un ingresso precoce nel possesso di armi e una normalizzazione della violenza. Sempre a Milano, un ragazzo chiamato Stefano racconta un’infanzia con un padre violento: “Sbatteva le porte, faceva i buchi, mi costringeva a mangiare per terra”. La prima arma arriva a 16 anni: “Andavo in giro con questo coltellino perché mi sentivo al sicuro”. Secondo la sua versione, lo portava anche per “fare i fighi” e spaventare persone, mentre resta sullo sfondo la fatica emotiva: “Tutti vedono il sorriso, nessuno vede le notti insonni, nessuno sa quanto ho dovuto strisciare per rialzarmi”.
risse organizzate e ricerca dell’adrenalina
Altri ragazzi raccontano l’intenzione di cercare risse: “Hai qualcosa dentro che ti fa venire voglia di sfogarti con qualcuno”. E ancora: “A noi piaceva andare a p**icchiarci**. Si cercava il pretesto”. Gli spostamenti verso altri quartieri avvengono anche con l’idea di incontrare gruppi rivali “disarmati e coi mezzi”. La spinta viene descritta come ricorsiva: “La prima volta succede per caso, ma poi quell’adrenalina la vai a ricercare nei giorni seguenti. Cerchi qualunque cosa che ti spinge al limite”.
Nel racconto è presente anche un episodio in cui alcuni scappano tra i palazzi inseguiti da ragazzi più grandi con coltelli e mazze. “Ognuno ha pensato a salvare il suo culo”. Un amico resta indietro: viene preso, picchiato e accoltellato. Dopo l’aggressione, emerge un coinvolgimento emotivo: “Ti senti una merda, arrivano i sensi di colpa”.
l’arma come strumento di reazione e controllo
Uno dei ragazzi spiega il passaggio che rende le coltellate centrali: “Il problema non sono i pugni, quelli finiscono lì. Il problema sono le coltellate”. Nell’esperienza descritta, si porta un’arma perché si sa che altre persone stanno cercando un confronto: “Io mi sono ritrovato a tenere il manganello o il tirapugni sempre con me perché sapevo che c’era gente che mi stava cercando”. La logica dichiarata è l’impossibilità di muoversi “a mani nude” se esiste il timore di un’aggressione.
rapimenti, torture e aggressioni con coltelli: episodi a roma e nelle aree urbane
A Roma, nel gennaio 2025, viene riferito il caso di un minorenne sequestrato, caricato su un’auto e portato in un garage sotto una palazzina di edilizia popolare. Nel racconto: lo studente viene spogliato, legato a una sedia con scotch su mani e bocca, colpito con pugni, schiaffi, con il calcio di una pistola e con una mazza da baseball. Segue l’uso del coltello alla gola e l’acqua bollente versata addosso. Il motivo sarebbe un debito di droga. Poche settimane dopo, un episodio simile coinvolge un neomaggiorenne. I protagonisti indicati sono undici ragazzi, circa la metà minorenni.
“all’inizio ci pensavo, poi no”: l’evoluzione nel raccontare l’uso del coltello
Nel materiale, Angelo, non ancora diciottenne, racconta di aver usato il coltello per furti e aggressioni: “Avevo sia la pistola che il coltello, ma usavo quasi sempre il coltello. Era più facile”. Poi aggiunge: “All’inizio ci pensavo, poi no”.
cocaina e armi in casa, tempo minimo durante gli scontri e dinamiche tra quartieri
Un gruppo di ragazzi di un quartiere ricco della capitale descrive la presenza di cocaina e il mantenimento di coltelli e tirapugni in una scatola. Le affermazioni riportate includono: “Ci piace e non vogliamo rinunciare: siamo giovani e fortunatamente non abbiamo il down il giorno dopo”. È presente anche la consapevolezza del contesto familiare: uno afferma “I miei genitori lo sanno”, mentre un altro aggiunge che “Mia madre dice che l’importante è che non mi faccio beccare”.
Quando si verificano scontri, il tempo a disposizione viene descritto come ridottissimo: “Si consuma tutto in un minuto o due”. Un ragazzo dichiara: “Io gli do solo una pizzicata col coltello”. Un altro ricorda di aver visto uno cadere per terra, ma riferisce di non sapere come sia finita la vicenda e di essersi poi allontanato.
napoli: coltello e pistola tra tensione, imitazione e percezione di potere
A Napoli, Enzo, 16 anni, racconta che a Napoli centro queste situazioni si vedono spesso: “si esce con la pistola in mano, lo vedi pure al telegiornale”. Pino descrive la tensione come condizione di base: “Quando scendi di casa, già scendi con la tensione: se ti puntano una volta, due volte, poi alla terza non eviti più”. Davide aggiunge che i più piccoli guardano i grandi: “I ragazzini vedono i grandi che fanno le cose e pensano che è una bella cosa, così lo fanno anche loro”.
Enzo sostiene: “Se porti il coltello, prima o poi lo usi”. Sulla pistola afferma: “Il primo errore è averla”. Poi completa la riflessione: “Sul momento non capisci niente. Poi dopo, col tempo, realizzi”.
Nel materiale compare anche Luigi, che racconta la prima volta con una pistola: “Mi ha fatto sentire immortale… troppo potente. Mi dava il potere in mano. Io potevo andare contro tutti quanti, non mi interessava contro chi andare”. Alla domanda sulla paura di essere ferito, risponde: “No, non era nella mia testa”. Il ricordo dell’uso dell’arma è descritto come una percezione alterata: “Io pensavo come se fosse un film… poi ho scoperto che è una cosa stupida”.
armi, risse e omicidi: episodi collegati a clan, locali e confronti armati
Nel settembre 2024 a Molfetta, in provincia di Bari, Antonella Lopez, 19 anni, si reca a ballare con amici al Bahia, discoteca molto frequentata dai giovani. La pista è affollata e la musica alta quando gli sguardi si incrociano tra due giovani legati a due clan storici della città, gli Strisciuglio e i Palermiti. Parte un colpo di pistola: Antonella viene colpita e muore. Le indagini riportate indicano che, pur senza legame diretto con lo scontro, i giovani collegati ai clan frequentano spesso locali e discoteche armati.
È citato un collaboratore di giustizia che racconta: “Io stesso tenevo la pistola nella borsetta della mia ragazza quando uscivo per locali”. Nella città vengono richiamati altri episodi: un diciassettenne fermato durante la festa di San Nicola con una pistola in un borsello; un minorenne trovato con una mitragliatrice cecoslovacca; un altro con una pistola calibro 38 con matricola abrasa; una sedicenne con diversi coltelli a serramanico.
pistola modificata e uccisione di un uomo: l’uso contro una persona dopo prove
Sempre a Bari, il 31 maggio 2024 tre ragazzi, tra cui due minorenni e un ventunenne, acquistano una pistola modificata. Dopo averla provata su alcuni oggetti, decidono di usarla contro una persona. Sparano al petto a un uomo senza fissa dimora di 38 anni e lo uccidono.
personaggi e nominativi citati nel racconto
- Youssef Abanoub
- Antonio Sangermano
- Stefano
- Angelo
- Enzo
- Pino
- Davide
- Luigi
- Antonella Lopez
- Strisciuglio
- Palermiti
