Lezione 2026: come prepararsi alla riscossa democratica nel 2027
Le giornate del 22 e 23 hanno consegnato un esito netto, con la vittoria del NO al referendum sul tentativo di restaurazione descritto come regressivo e associato alle figure Meloni-Nordio. Questo risultato sembra aver aperto spazi di manovra all’opposizione, ma solleva anche interrogativi profondi: la discontinuità percepita nel momento politico non consente letture fondate su abiti già consumati e su riflessi ripetuti di linguaggi ormai fuori asse.
Ne emerge un quadro in cui l’attenzione si sposta su chi ha sostenuto la campagna, sulle formule elettorali del passato e sul tema della credibilità, indicata come elemento decisivo quando si tenta di costruire consenso e rilanciare una rifondazione democratica.
referendum e vittoria del no: testimonial e mobilitazione
Il primo punto riguarda l’idea che la campagna referendaria non sia stata vinta da una burocrazia politica autoreferenziale. Il risultato viene attribuito invece a testimonial informali e alla capacità di mobilitare l’opinione pubblica attraverso un impegno radicato. In questa cornice, vengono citate figure come Nicola Gratteri e Nino Di Matteo, presentati come soggetti legittimati da una lunga esperienza nella lotta per la legalità.
Accanto a queste presenze, viene valorizzato anche il ruolo degli “ultimi mohicani” della libera stampa e dell’opinione schierata sul fronte contro. La campagna viene descritta come una spinta in grado di raggiungere la lingua italiana e di metterla in battaglia contro una comunicazione percepita come biforcuta, associata a un SI che perseguirebbe obiettivi diversi da quelli indicati nel quesito.
La vittoria viene collegata anche alla partecipazione di gruppi spesso meno attivi: vengono richiamati sia gli aventiniani del non voto sia gli under 30, presentati come spinti a tornare ai seggi o a recarvisi almeno una volta.
Resta però centrale un limite: viene affermato che non si è ricostituito un blocco sociale paragonabile a quello socialdemocratico della stagione progressista su cui si basò il consenso welfariano nel secondo dopoguerra, cancellato dall’avvento del Thatcher-reaganismo e dell’ideologia neo-liberista.
discontinuità rispetto al passato: scelte elettorali fuori registro
Un secondo assunto è la distanza tra le campagne del passato e quanto richiesto dalla discontinuità emersa. In quest’ottica, vengono indicati come fuori registro alcuni approcci tradizionali, ritenuti incapaci di intercettare il mutamento dello spirito del tempo.
Ne risulta anche una valutazione critica sulla proposta definita di sapore berlusconiano in salsa renziana, descritta come una riduzione della politica a set e a star-system televisivo. Si richiama, in tale contesto, la scelta di immagine associata alla sindaca di Genova Silvia Salis e ai suoi sponsor, considerata un’ipotesi che non avrebbe nemmeno sfiorato l’idea di ripetere esperimenti già avviati in passato.
Vengono ricordati due precedenti: l’infelice candidatura di Francesco Rutelli nel 2001 e le campagne costruite attorno a un buonismo attribuito a Walter Veltroni nel 2008. I due nomi vengono presentati come figure “spazzate via” dalla furia cattivista associata a Silvio Berlusconi e dall’assunto che Giorgia Meloni non sarebbe da meno nel “farsi un boccone” dei loro epigoni.
programmi e strategie: credibilità invece dei feticci della pianificazione
Il terzo assunto riguarda le presunte mosse strategiche vincenti e l’invito a non inseguire il feticcio del programma, spesso presentato come soluzione totale, con stesure affidate a ghost writer o a presunti esperti di comunicazione. L’idea viene descritta come un meccanismo magico di aggregazione per dirigenti e supporter, fondato su un libro dei sogni che dovrebbe contenere l’almanacco delle priorità e la relativa azione.
La critica si appoggia a un riferimento storico legato al dibattito televisivo Nixon-Kennedy del 26 settembre 1960, in cui il vice-presidente uscente avrebbe cercato di spostare il confronto su temi oggetto di dossier riservati. Kennedy viene ricordato come esempio di risposta improntata al buon senso: la promessa di replicare solo quando fossero disponibili tutti gli elementi di giudizio.
Da qui l’idea che programmare senza dati concreti equivalga a fare propaganda, destinata a essere smascherata. Una strada indicata come più onesta sarebbe individuare poche parole d’ordine prioritarie ad alto contenuto valorial-connotativo, da assumere come portavoce. Il punto decisivo però viene spostato altrove: la credibilità.
La credibilità viene definita come un problema che la conta tramite primarie e la valutazione dell’apprezzabilità “da stadio” non riuscirebbero a risolvere.
credibilità nella politica di sinistra: segretari, premier e nodi aperti
Attualmente, viene descritto un possibile scenario in cui la politica a centralità partitica metterebbe in pista i segretari di PD e 5S. In questo contesto vengono menzionate la figura di Elly Schlein, indicata come una presenza che non avrebbe ancora compiuto “pulizia” nel partito, descritto come segnato da cacicchismo e renzismo; e la figura di Giuseppe Conte, indicato come il “migliore premier” della Seconda Repubblica, ma descritto anche come vittima di una lunga delegittimazione dovuta alla stampa padronale e ai colpi bassi attribuiti a intellettuali di Palazzo, tra cui viene citata Nadia Urbinati.
La questione della credibilità, necessaria per una campagna di rifondazione democratica post-Meloni, viene presentata come ancora irrisolta. Ne deriva l’esigenza che la questione venga collocata al centro dell’agenda della sinistra nazionale: affrontarla e risolverla viene indicato come obiettivo prioritario.
Nel testo viene rifiutata l’idea di risolvere il problema attraverso un sondaggio descritto come “quel che la gente pensa quando non pensa”. Si afferma invece che esistano altre modalità che il dibattito dovrebbe esaminare con urgenza, lasciando intendere una ripresa futura del tema.
figure citate: ruolo nella legalità e nel dibattito politico
Le personalità presenti nel quadro ricostruito compaiono in punti diversi, come riferimenti alla mobilitazione, alle dinamiche della politica e ai momenti del confronto pubblico:
- Nicola Gratteri
- Nino Di Matteo
- Silvia Salis
- Francesco Rutelli
- Walter Veltroni
- Silvio Berlusconi
- Giorgia Meloni
- Elly Schlein
- Giuseppe Conte
- Nadia Urbinati

