Leone XIV nella domenica delle Palme nessuno può usare Dio per giustificare la guerra deponete le armi
Un appello netto alla pace e alla fraternità ha caratterizzato l’omelia della domenica delle Palme. Nel corso della celebrazione in piazza San Pietro, il Papa ha richiamato la comunità a riconoscere nelle sofferenze di Gesù il dolore dell’umanità, collegando la Passione alle ferite che ancora oggi segnano donne, uomini e intere popolazioni, in particolare quelle colpite dalla violenza e dalla guerra.
appello del papa per deporre le armi e riconoscere i crocifissi di oggi
La celebrazione si è aperta con un’esortazione sintetica ma incisiva: “Abbiate pietà”, “deponete le armi”, “ricordatevi che siete fratelli”. Guardando a Gesù crocifisso per noi, l’omelia ha posto l’accento su una lettura concreta della sofferenza: nelle piaghe di Cristo si vedono le ferite di tante persone del presente.
Nel segno della croce rientrano anche le condizioni di chi vive senza speranza, chi è malato e chi si ritrova solo. Il richiamo si è esteso poi alle vittime: nel Cristo sofferente si ascolta il gemito di quanti sono oppressi dalla violenza e di chi subisce gli effetti della guerra.
maria e le lacrime che cercano sollievo: parole affidate al grido dell’umanità
Il Papa ha collegato “questo grido” dell’umanità a Maria, presentandola come colei che piange ai piedi dei crocifissi di oggi. Il riferimento alle parole di don Tonino Bello ha rafforzato la dimensione di speranza: “nonostante tutto”, le ingiustizie dei popoli vengono descritte come destinate a finire, mentre i bagliori delle guerre si riducono a luci crepuscolari.
Secondo la prospettiva richiamata, anche le sofferenze dei poveri sarebbero giunte agli ultimi momenti e le lacrime delle vittime del dolore e delle violenze dovrebbero essere presto prosciugate, come la brina davanti al sole della primavera.
passione di cristo e rifiuto della guerra: un dio che non può giustificarla
Rievocando la Passione, il Papa ha sottolineato che Gesù non si è armato, non si è difeso e non ha combattuto nessuna guerra. L’accento è stato posto sul volto mite di Dio, descritto come sempre rifiutante la violenza. Al posto della difesa personale, Cristo si sarebbe lasciato inchiodare alla croce per abbracciare tutte le croci presenti nella storia dell’umanità.
Il messaggio ha definito questo come “il nostro Dio”: un Dio che rifiuta la guerra e che nessuno può utilizzare per giustificare un conflitto armato. È stato anche richiamato il modo in cui Dio si rapporta a chi combatte: le preghiere di chi fa la guerra non sarebbero ascoltate e verrebbero respinte con la formula secondo cui le mani grondano sangue.
preghiera per il medio oriente e sostegno ai popoli feriti dalla guerra
Nel contesto della Settimana Santa, il Papa ha rivolto un pensiero specifico al Medio Oriente. L’omelia ha espresso vicinanza con la preghiera ai cristiani della regione, indicati come colpiti dalle conseguenze di un conflitto atroce. In molti casi, viene sottolineato, non sarebbe possibile vivere pienamente i riti dei giorni santi.
All’Angelus è stata elevata una supplica perché il Signore sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e pace.
gerusalemme: denuncia del patriarcato su impedimento di accesso alla chiesa del santo sepolcro
Poco prima dell’Angelus, il Patriarcato di Gerusalemme ha denunciato un episodio che coinvolge l’accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro. Secondo quanto riportato, la polizia israeliana avrebbe impedito al Cardinale Pizzaballa e a monsignor Ielpo di entrare nella struttura.
La nota attribuita al Patriarcato ha qualificato l’atto come misura irragionevole e sproporzionata, frutto di una decisione frettolosa e segnata da considerazioni improprie. Il provvedimento viene inoltre indicato come una violazione dei principi di ragionevolezza, di libertà di culto e del rispetto dello status quo.
Persone citate:
- don Tonino Bello
- Cardinale Pizzaballa
- monsignor Ielpo
