Israele missili iran contro di noi potrebbero colpire anche l'italia

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Israele missili iran contro di noi potrebbero colpire anche l'italia

Le dichiarazioni emerse da fonti israeliane e dal Consiglio di cooperazione del Golfo delineano un quadro di alta tensione, incentrato su capacità missilistiche, andamento degli attacchi e possibili canali diplomatici. Al centro delle parole di Israele c’è la valutazione delle distanze operative e della pericolosità attribuita ai programmi di Teheran; sul versante regionale, i Paesi del Golfo cercano garanzie e si presentano come interlocutori potenziali, pur mantenendo un atteggiamento cauto e segnato da scetticismo.

idf e valutazione delle armi iraniane: minaccia fino a 4.000 km

Il portavoce delle Idf, Nadav Shoshani, durante un briefing con la stampa italiana, ha affermato che il regime iraniano starebbe lavorando a nuove armi con gittata fino a 4.000 km, prospettando una minaccia totale. Secondo quanto riportato, si tratterebbe di un tipo di arma diverso, e la questione riguarderebbe in particolare Paesi come Regno Unito, Francia e Spagna.

Per quanto riguarda l’Italia, Shoshani ha indicato che anche i missili impiegati contro Israele, con alcuni adattamenti, potrebbero risultare molto letali ed estremamente pericolosi.

capacità missilistiche iraniane e carico esplosivo

Nel descrivere la capacità attribuita ai missili iraniani, Shoshani ha sostenuto che Teheran disponga di vettori in grado di raggiungere facilmente i 2.000 km. A supporto di questa valutazione, ha sottolineato che tali missili possono trasportare una quantità elevata di esplosivo, precisando che il serbatoio di carburante sarebbe più grande di un autobus e che la capacità arriverebbe a contenere fino a una tonnellata di esplosivo.

Secondo le affermazioni del portavoce, intervenendo su configurazione e bilanciamento del carico, riducendo la quantità di esplosivo e aumentando il carburante, la gittata potrebbe estendersi fino a 3.000 km.

effetti a distanza: esempi citati da arad e dimona

Shoshani ha collegato la distanza operativa alla potenziale distruttività, affermando che a 3.000 km i missili avrebbero effetti estremamente distruttivi. Nel richiamare precedenti impatti, ha citato come esempio quanto visto ad Arad e Dimona, sostenendo che 200-300 chilogrammi di esplosivo potrebbero devastare edifici e ferire oltre 100 persone.

andamento degli attacchi: calo dei lanci e operazioni congiunte

Il portavoce ha dichiarato che, nelle valutazioni israeliane, l’Iran avrebbe mostrato un calo evidente della propria capacità di lancio. L’osservazione principale riguarda il numero di missili giornalieri: Shoshani ha affermato che oggi l’Iran starebbe lanciando circa dieci missili al giorno, mentre a giugno in molti giorni si sarebbe superata la soglia di 100.

Il declino viene attribuito alle “efficaci” operazioni congiunte di Israele e Stati Uniti contro il programma balistico di Teheran.

obiettivo israeliano: colpire la produzione oltre che i missili

Secondo Shoshani, il punto centrale non sarebbe soltanto l’intercettazione dei missili, bensì l’indebolimento della produzione. “Ci interessa più la produzione che i missili stessi”, ha detto, evidenziando che Israele avrebbe inferto un colpo “molto, molto duro” alla capacità produttiva iraniana.

Nel quadro iniziale del conflitto, il portavoce ha ricordato che tale capacità contava “molte decine di missili al mese”, con stime che, secondo alcuni, avrebbero potuto arrivare anche a oltre il centinaio.

difesa attiva e preparazione a un numero maggiore di missili

Shoshani ha assicurato che Israele non considera di trovarsi privo di strumenti per difendersi, mentre continua a rafforzare le scorte di munizioni. Ha inoltre sottolineato che gli intercetti dipenderebbero da una presenza continua di mezzi in volo: “Abbiamo aerei in volo costantemente, che li individuano e li colpiscono”, aggiungendo che senza tale approccio i numeri osservati sarebbero stati più alti.

Nel contesto della pianificazione operativa, è stato indicato che Israele si sta preparando “a una guerra con un numero di missili molto più elevato rispetto a quello visto finora”.

durata del conflitto secondo le dichiarazioni di nadav shoshani

Interrogato sul proseguimento delle operazioni, Shoshani ha dichiarato che Israele si ritiene pronto a operare “per qualche settimana” per produrre un “cambiamento davvero duraturo”. Sulla durata complessiva, ha specificato che la decisione spetterebbe alla leadership israeliana, pur sostenendo di ritenere già raggiunti risultati “molto significativi”.

valutazione sul regime iraniano: coordinamento e capacità operative

Dal punto di vista israeliano, il regime iraniano viene descritto come attraversato da difficoltà di funzionamento e da problemi di coordinamento. Shoshani ha parlato di un Paese “in confusione”, pur ricordando che si tratterebbe di un’entità ampia e dotata di un vasto apparato di sicurezza, con la possibilità di sostituzioni interne dopo eliminazioni operative.

Le criticità principali, nelle parole del portavoce, riguardano il coordinamento delle “salve di missili” e la capacità decisionale: dopo i primi due giorni, l’Iran non sarebbe più riuscito a coordinare efficacemente i lanci, con il fuoco limitato a uno, due o forse tre missili alla volta, senza attacchi coordinati. È stato indicato anche che vi sarebbero problemi nel prendere decisioni.

errore strategico indicato: attacco ai paesi del golfo

Secondo Shoshani, l’Iran avrebbe compiuto un “grave errore” attaccando i Paesi del Golfo. Il portavoce ha sostenuto che sarebbe servito tempo perché Teheran riconoscesse la situazione e perché qualcuno assumesse il comando, ordinando ai generali di fermare le azioni.

consiglio di cooperazione del golfo: scetticismo e richiesta di essere associati ai negoziati

Dal lato regionale, il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, Jassim Mohammed Al-Budaiwi, ha dichiarato che l’Iran avrebbe “superato tutte le linee rosse” e ha collegato la posizione dei Paesi del Golfo alla ricerca di un assetto negoziale. In base alle dichiarazioni riportate, i Paesi del Ccg—Arabia Saudita,

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