Iran no a Trump: Teheran boccia il piano Usa e pone 5 condizioni

• Pubblicato il • 5 min
Iran no a Trump: Teheran boccia il piano Usa e pone 5 condizioni

La diplomazia tra Stati Uniti, Iran e Pakistan entra in una fase più complessa mentre prosegue la ricerca di una via d’uscita dal conflitto. Teheran respinge il piano americano presentato tramite l’intermediazione pakistana, giudicandolo eccessivo, e accompagna il rifiuto con una proposta strutturata su cinque condizioni. Nel frattempo, Washington continua a lavorare per organizzare un incontro nel fine settimana, con la possibilità che la sede cambi e con un’attenzione particolare ai profili di sicurezza.

piano usa e reazioni iraniane: richieste “eccessive” e nodo nucleare

Secondo fonti iraniane citate dall’emittente Press Tv, l’Iran considera “eccessive” le richieste avanzate dagli Stati Uniti per arrivare a una conclusione della guerra. Gli Stati Uniti avrebbero elaborato un documento in 15 punti, consegnato al Pakistan, indicato come intermediario tra Washington e Teheran. Il documento, richiamato inizialmente da fonti riportate anche dal New York Times e da Channel 12, prevede la rinuncia iraniana al programma nucleare in cambio di rimozione delle sanzioni e di un aiuto per lo sviluppo del nucleare per uso civile.

Il quadro tecnico citato nel documento richiama la disponibilità iraniana di 440 chili di uranio arricchito al 60%, un processo considerato vicino alla soglia del 90% necessaria per impieghi militari. Sul versante statunitense, la proposta include lo smantellamento di strutture chiave e, come contropartita, il sostegno a progetti collegati al nucleare civile e la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, ritenuto determinante per circa il 20% del petrolio mondiale.

no di teheran: rifiuto delle tempistiche e controllo su come fermare la guerra

Le fonti riportate da Press Tv, riprese anche da Al Jazeera, indicano che l’Iran ha esaminato le proposte e le ritiene eccessive, confermando implicitamente di aver ricevuto tramite il Pakistan un piano americano. Teheran afferma inoltre di non voler consentire a Donald Trump di determinare i tempi della fine del conflitto. Le stesse fonti aggiungono che la Repubblica islamica porrà fine alla guerra nel momento in cui lo riterrà opportuno.

La posizione iraniana si contrappone alle parole attribuite a Trump poche ore prima, quando il presidente americano avrebbe dichiarato: “L’Iran vuole un accordo a tutti i costi”.

5 condizioni iraniane per concludere le ostilità

Secondo Press Tv, l’Iran collega l’avvio di un percorso verso la fine delle ostilità a cinque condizioni precise. La richiesta è centrata su misure operative, garanzie e riconoscimenti legati anche a Hormuz, un’area rilevante per le rotte e i prezzi legati ai carburanti.

richieste operative e garanzie: attacchi, omicidi e ripresa della guerra

  • Fine degli attacchi e degli omicidi.
  • Garanzie concrete volte a impedire una ripresa della guerra.
  • Stop alle ostilità su tutti i fronti, includendo gli attacchi contro i cosiddetti “gruppi della resistenza”.

danni e ruolo su hormuz: riconoscimento dell’autorità iraniana

  • Pagamento dei danni di guerra.
  • Riconoscimento del diritto dell’Iran a esercitare la propria autorità sullo Stretto di Hormuz.

Nel complesso, le posizioni attribuite a Teheran indicano l’obiettivo di mantenere il controllo del tratto marittimo che da settimane è al centro delle tensioni con ricadute sui mercati petroliferi.

diplomazia in salita: trattative in corso, pakistan pronto e tutele ancora mancanti

La dinamica diplomatica viene descritta come contraddittoria nei contenuti. Gli Stati Uniti, con Trump in prima linea, fanno riferimento a negoziati in corso. L’Iran, invece, sostiene l’esistenza soltanto di contatti e nega la presenza di trattative reali.

All’interno di questo quadro, il Pakistan si dichiara pronto a ospitare colloqui. Fonti del ministero degli Esteri all’agenzia turca Anadolu indicano che non è esclusa una svolta nelle prossime 48 ore. La stessa fonte condiziona l’eventuale avvio a “alcune garanzie”, citando tra le priorità l’esclusione categorica di operazioni militari future contro l’Iran e contro il suo programma missilistico. In assenza di tali garanzie, Teheran risulta ancora riluttante verso l’inizio dei colloqui.

stati uniti al lavoro per l’incontro: sede fluida e valutazioni su sicurezza

Secondo quanto riferito da due alti funzionari alla CNN, la risposta iraniana non modifica l’approccio dell’amministrazione Trump, che continua a lavorare per organizzare un incontro durante il fine settimana in Pakistan. La data e la location restano “fluide”, così come la lista dei partecipanti. Viene presa in considerazione anche la possibilità che l’incontro si svolga in Turchia.

Altre fonti informate aggiungono che la valutazione della sede deriva anche da preoccupazioni per la sicurezza legate a una missione in Pakistan. In questo contesto, la Turchia viene indicata come soggetto coinvolto nelle discussioni: le valutazioni continuerebbero nelle prossime ore alla Casa Bianca.

messaggio di ghalibaf: monitoraggio dei movimenti usa e avvertimento sulla sicurezza

Mentre il negoziato resta in una fase tesa, la guerra prosegue. Mohammed Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, dichiara di monitorare attentamente i movimenti degli Stati Uniti nella regione, in particolare il dispiegamento di truppe. Secondo le notizie richiamate, gli Stati Uniti starebbero inviando paracadutisti e soldati in Medio Oriente.

Ghalibaf afferma che ciò che i generali avrebbero “rotto” non potrebbe essere “aggiustato” dai soldati, che rischierebbero di diventare vittime delle illusioni di Netanyahu. Il messaggio include anche l’invito a non mettere alla prova la determinazione iraniana a difendere il proprio territorio.

Media israeliani riferiscono che, nel dialogo per porre fine al conflitto, gli Stati Uniti avrebbero individuato Ghalibaf come possibile interlocutore.

personalità menzionate nel contesto diplomatico e politico

  • Donald Trump
  • Mohammed Bagher Ghalibaf
  • Benjamin Netanyahu
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