Iran minaccia il petrolio globale con il blocco dello Stretto di Hormuz

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Iran minaccia il petrolio globale con il blocco dello Stretto di Hormuz

Nel contesto di estrema tensione nel Golfo, Teheran ha intensificato l’impiego di mine navali nello Stretto di Hormuz, con indicazioni su operazioni mirate a influire sul transito del traffico energetico globale. Le informazioni disponibili hanno preso corpo nel corso di recenti valutazioni di intelligence statunitense e nelle analisi delle strutture di Washington, rilevando un’irrobustità delle misure di interdizione marittima lungo uno dei principali snodi commerciali mondiali.

stretto di hormuz e mine navali iraniane

Le forze iraniane hanno adottato una varietà di ordigni, sia fissi sia mobili, per ostacolare le rotte mercantili. Le stime indicano una disponibilità dell’IRGCN compresa tra 3.000 e 6.000 mine, con una capacità crescente di produzione domestica e una progressiva modernizzazione delle configurazioni esistenti. Fonti analitiche indicano che l’Iran, in passato dipendente da forniture estere, ha sviluppato una linea di artigianato mine in casa, migliorando al contempo i sistemi di rilevamento e azione.

tipologie di ordigni e impiego operativo

Tra le mine più diffuse si annoverano le unità M-08, ordigno di vecchia concezione sovietica, di contatto, dotato di una sfera metallica capace di contenere tra 100 e 200 kg di esplosivo. Ancorata e munita di tipici detonanti a corno, esplode al contatto con lo scafo di una nave, restando efficace in acque poco profonde.

La serie Sadaf rappresenta una copia aggiornata di modelli sovietici, con la versione Sadaf-2 dotata di sensori magnetici e di pressione per incrementare la capacità di individuazione del bersaglio.

La famiglia Maham costituisce invece una piattaforma moderna multi-sensore capace di contenere fino a 350 kg di esplosivo, da posizionare tra 10 e 50 metri di profondità. I sensori magnetici rilevano variazioni del campo magnetico generato dallo scafo in acciaio, attivando l’esplosione quando la soglia è superata; i sensori acustici impiegano idrofoni subacquei per captare rumore di eliche, turbine e cavitazione, con versioni in grado di distinguere tra nave mercantile e unità militare.

La mina Mersad è una soluzione intelligente destinata alla difesa delle coste. Oltre a queste, esistono sistemi ancora più avanzati, come le cosiddette Underwater Loitering Munition, che rimangono sul fondale per poi lanciare un siluro non appena viene rileto un bersaglio. Il concetto richiama meccanismi simili a mine emergenti russe o all’EM‑52 cinese, dotate di una testata di 30 kg.

Un elemento chiave dell’arsenale comprende anche le limpet mine, ordigni magnetici applicabili agli scafi da sommozzatori o forze speciali, con magneti e timer pensati per sabotare navi nei porti o petroliere ormeggiate.

Il Dipartimento di comando statunitense riferisce la distruzione di diverse decine di piccoli barchini utilizzati per piazzare ordigni in mare. Alcuni natanti sono di origine iraniana, ma si basano su modelli civili riadattati o su imbarcazioni costruite all’estero, come i tipi “Zulfikar”, “Siraj”, “Tarek” e “Ashura”, in grado di raggiungere velocità comprese tra 50 e 70 nodi e derivanti da progetti esterni a Iran, inclusi stabilimenti nel Regno Unito, in Svezia e in Corea del Nord.

Nell’analisi di Alma Research & Education Center, l’arsenale iraniano comprende anche unità sottomarine di notevole capacità. Il Ghadir è un sommergibile da 29 metri, entrato in servizio nel 2006, basato su modelli YONO MS-29 costruiti in Corea del Nord; può immergersi fino a 200 metri e dispone di un’autonomia di 55 miglia nautiche sott’acqua e 550 miglia nautiche in superficie.

Il Fateh, classe semi-pesante, ha iniziato l’impiego nel 2019. Lungo 48 metri, raggiunge profondità di 250 metri, con un’autonomia di 3.000–4.000 miglia e una permanenza in mare stimata intorno al mese.

Tra i sistemi operativi più compatti figurano l’Al-Sabehat, costruito in Iran e impiegato prevalentemente vicino alla costa, e l’e-Ghavasi, entrato in servizio all’inizio degli anni 2000, capace di trasportare mine ma con autonomia e carico inferiori.

Nel quadro operativo, anche senza l’impiego diretto delle mine, lo Stretto di Hormuz resta sensibilmente controllato. Alcune navi mercantili in transito sembrano alterare i dati AIS per mostrare presunti legami con la Cina. Un’analisi dell’agenzia Afp su MarineTraffic rileva cambiamenti nei messaggi AIS, con frasi come “CHINA OWNER” o “ALL CHINESE CREW”, finalizzate a far percepire legami con Pechino e ridurre il rischio di attacchi.

figura citate

Nel testo emergono riferimenti a figure e centri di analisi che hanno seguito le dinamiche dell’area:

  • tenente colonnello Sarit Zehavi — fondatrice di Alma Research & Education Center
Guerra all’Iran. Mine intelligenti, ordigni-siluro e piccoli sommergibili: così Teheran “chiude” lo stretto di Hormuz

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