Interrogatorio per pedopornografia: la professoressa di Treviso dichiara la sua innocenza
una docente trevigiana di 52 anni risulta al centro di un procedimento legale per presunte violenze sessuali su minori e pornografia minorile, collegato a scambi di contenuti pedopornografici con un uomo di roma. la vicenda si è sviluppata attorno a una denuncia presentata dall’ex compagno della donna e ha evidenziato una rete di messaggi e file conservati su dispositivi personali.
professoressa trevigiana arrestata per violenza sessuale su minori e pornografia minorile
nell’interrogatorio di garanzia, la donna ha respinto gli addebiti e si è dichiarata innocente. al momento, la custodia è stata disposta nel carcere femminile della giudecca a venezia, dove rimane detenuta dal venerdì precedente. le associazioni tra le prove digitali e quanto riferito nelle perquisizioni hanno portato a ulteriori verifiche tra roma e treviso.
dinamiche dell’indagine e coordinamento tra roma e treviso
una parte delle indagini risulta programmata per il trasferimento da roma a treviso, dove è considerato foro competente per i reati attribuiti alla persona indagata. la verifica di competenze territoriali segue criteri legali mirati a delimitare la giurisdizione in relazione alla sede dell’eventuale illecito.
la denuncia originaria e le prove acquisite
la segnalazione è partita dall’ex compagno della donna, dopo che la figlia ha riferito di aver trovato sul computer della madre una chat in cui erano presenti scambi di materiale pedopornografico. nella conversazione, coinvolto era un uomo ritenuto giornalista, ex vicedirettore di un telegiornale nazionale e con incarichi al vertice di una società partecipata pubblica. la figlia, ascoltata in audizione protetta, ha osservato sul computer contenuti che ritraevano minori, tra cui lei e i suoi due cuginetti di 5 e 8 anni.
le attività investigative hanno valutato messaggi e fotografie conservati su vari supporti, tra cui cellulari, personal computer e tablet. le perquisizioni eseguite tra treviso e roma hanno consentito il sequestro di ulteriore materiale informatico, fornendo elementi che supportano l’ipotesi accusatoria presentata agli atti dell’indagine.