Il racconto dell'infermiera sul bambino con il cuore bruciato
Il caso del piccolo Domenico, deceduto a causa di complicanze legate al trapianto al Monaldi, continua a tenere banco nelle prime luci dell’indagine. Nuove testimonianze riemergono per chiarire i passaggi operativi e le responsabilità nell’esecuzione dell’atto chirurgico, con particolare attenzione agli elementi che hanno preceduto la tragedia.
cuore bruciato al monaldi: indagini e testimonianze
la testimonianza dell'infermiera
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, emergono dettagli sorprendenti sul decorso in sala operatoria durante il trapianto. In ambito di trapianti era la prima volta che si osservava un torace apparentemente vuoto. Dopo circa cinque o quindici minuti, il coperchio del contenitore venne spostato e apparvero segnali che indicarono la presenza del cuore vecchio sul tavolo. Sarebbe emerso che il cardiochirurgo responsabile dell’intervento stava concludendo la cardiectomia mentre il contenitore non era ancora stato aperto. In questo contesto si fa riferimento a una differente prassi operative rispetto a un precedente trapianto, indicato come punto di confronto.
la prassi confrontata con un caso precedente
La ricostruzione fornita dall’infermiera contrasta con una gestione operativa descritta in un episodio risalente al 2017, dove il clampaggio e l’inizio della cardiectomia sarebbero stati avviati solo dopo che il nuovo cuore aveva già subito una verifica. La differenza evidenziata mette in luce la possibile variazione metodologica tra interventi differenti, con riferimenti espliciti all’intervento condotto dallo stesso medico coinvolto nel caso odierno.
i dettagli operativi e le chat
L’infermiera ha riferito che, una volta preso atto dell’incapacità del cuore di proseguire, si è tentato di intervenire sul contenitore e sul processo di scongelamento, un lavoro che avrebbe richiesto circa venti minuti. Il cardiochirurgo in questione avrebbe osservato che il cuore non avrebbe più battuto. Di fronte a questa realtà, il paziente sarebbe stato collocato in ECMO. Anche questa versione è attestata da corrispondenze digitali acquisite agli atti dell’inchiesta, tra cui chat di comunicazione tra i membri dell’equipe.
In sintesi, gli elementi raccolti delineano una dinamica in cui la gestione del cuore durante l’intervento ha portato a una situazione irreversibile, con esito fatale per Domenico e con conseguenti verifiche sulle prassi operative adottate in sala operatoria.
persone coinvolte e protagonisti della vicenda:
- Domenico – bambino al centro della vicenda
- dr. oppido – cardiochirurgo responsabile dell’intervento
