Guerra in iran allarme fmi su prezzi e crescita italia più a rischio

• Pubblicato il • 3 min
Guerra in iran allarme fmi su prezzi e crescita italia più a rischio

Un’escalation del conflitto in Medio Oriente, unita a restrizioni all’export di petrolio, gas e fertilizzanti legate alla situazione in Iran, rischia di innescare un ciclo economico sfavorevole su scala globale. Il Fondo monetario internazionale segnala che, qualora la crisi dovesse proseguire, “tutte le strade portano ad un aumento dei prezzi e a un rallentamento della crescita”, con impatti rilevanti anche sul potere d’acquisto e sulla dinamica dell’inflazione.

allarme fmi su prezzi più alti e crescita in rallentamento

Nel report pubblicato dal Fondo, firmato tra gli altri dal capo economista Pierre-Olivier Gourinchas, viene evidenziato come le interruzioni e i vincoli agli scambi possano tradursi in costi energetici più elevati e in condizioni di mercato più tese. La valutazione mette al centro una conseguenza trasversale: pressioni sui prezzi e minore slancio economico rappresentano, secondo l’analisi, l’esito più probabile lungo la traiettoria del conflitto.

dinamiche diverse in base a durata, estensione e danni

L’impostazione del Fondo lega l’intensità degli effetti al tempo di durata del conflitto, alla sua estensione e all’ampiezza dei danni che possono colpire infrastrutture e catene di approvvigionamento. L’interpretazione proposta distingue due scenari economici principali: un conflitto di breve durata può far salire rapidamente i prezzi di petrolio e gas prima che i mercati riescano ad adattarsi; una durata più lunga può mantenere elevati i costi energetici e incidere maggiormente sui paesi che dipendono dalle importazioni.

precedenti storici: picchi petroliferi e impatto su inflazione e crescita

Nel quadro ricostruito, viene richiamata l’evidenza storica secondo cui picchi prolungati dei prezzi del petrolio hanno tendenzialmente spinto l’inflazione al rialzo e, allo stesso tempo, spinto la crescita al ribasso. La lettura del Fondo collega quindi l’andamento delle materie prime alla traiettoria macroeconomica complessiva.

effetti in Europa e differenze legate alla dipendenza energetica

Secondo quanto riportato nell’analisi, lo shock innescato dalla crisi contribuirebbe a far riemergere lo spettro della crisi del gas del 2021–22 in alcune aree del continente. In particolare, vengono indicate situazioni di maggiore esposizione per paesi con forte incidenza dell’energia prodotta a partire dal gas: Italia e Regno Unito.

italia e regno unito più esposti; francia e spagna più protette

Nel testo si specifica che Francia e Spagna risulterebbero relativamente protette grazie a una maggiore capacità basata su nucleare e energie rinnovabili. Il differenziale tra sistemi energetici viene quindi descritto come un elemento determinante nella ripartizione dell’impatto economico.

governi indebitati e accesso limitato a risorse di mitigazione

Un ulteriore punto dell’allarme riguarda la capacità di risposta dei governi. Il Fondo avverte che le economie con livelli elevati di indebitamento potrebbero avere un accesso limitato alle risorse utilizzabili per attenuare gli effetti della crisi. In quest’ottica, l’incidenza della guerra non si misura soltanto tramite i canali commerciali ed energetici, ma anche attraverso la sostenibilità fiscale e la disponibilità di margini d’intervento.

quadro complessivo: canali energetici e trasmissione macroeconomica

L’analisi sottolinea che gli effetti della guerra possono presentarsi con modalità differenti, ma convergono verso un risultato comune: prezzi più alti e crescita più lenta. Il meccanismo di trasmissione passa in modo centrale dai mercati energetici e dall’andamento dei prezzi del petrolio e del gas, con ricadute che si estendono all’inflazione e alla domanda aggregata. La combinazione tra vincoli all’export di materie sensibili e potenziali danni a infrastrutture e filiere viene considerata determinante per la traiettoria economica.

figure citate nel report

  • Pierre-Olivier Gourinchas

Per te