Giovanni Malagò: azzerare tutto e ripartire competenza
Un’eliminazione pesa come un macigno e lascia dietro di sé un vuoto difficile da colmare. L’Italia è stata infatti esclusa dal mondiale al termine della finale dei playoff contro la Bosnia, decisa ai rigori, dopo aver subito la terza bocciatura consecutiva e aver affrontato la gara in inferiorità numerica per l’espulsione di Bastoni dal 42’ del primo tempo. La partita ha avuto un andamento scandito da gol e occasioni, ma anche da scelte e momenti che hanno spostato gli equilibri, chiudendo di fatto un percorso che ormai appare compromesso da dodici anni di progressivo logoramento del calcio italiano.
italia eliminata al mondiale: terza bocciatura consecutiva ai rigori
L’epilogo è arrivato ai rigori, con la Bosnia capace di prevalere sull’Italia e di trasformare in amarezza un match costruito su fasi decisive. Il quadro complessivo richiama un trend negativo: tre eliminazioni di fila nei playoff per l’accesso al mondiale. Il risultato non rappresenta soltanto un episodio sportivo, ma viene collegato a una serie di difficoltà persistenti che hanno finito per incidere in profondità sull’immagine e sul rendimento della nazionale.
La dinamica della gara si è accesa presto: gli azzurri sono passati in vantaggio al 15’ con Kean, poi hanno subito il pareggio al 79’ firmato da Tabakovic. Nel mezzo, nella ripresa, l’Italia ha avuto anche la possibilità di chiudere la partita: tre occasioni create da Kean, Esposito e Dimarco.
la partita in dieci uomini e il rigore mancato per un rosso: episodi al centro
Uno dei punti nevralgici è legato all’espulsione di Bastoni, avvenuta dal 42’ del primo tempo, con la conseguenza di dover giocare per larga parte della gara in dieci. Un passaggio che ha reso più complesso il controllo del confronto e ha aumentato la pressione sulle successive scelte tattiche.
Anche nei tempi supplementari si è cercato il colpo decisivo: la possibilità del 2-1 sarebbe arrivata con l’allungo di Palestra, poi fermato poco prima dell’ingresso in area dall’intervento di Muharemovic. Il racconto del match ruota inoltre attorno a un’altra fase: la decisione dell’arbitro Turpin, che si sarebbe limitato al cartellino giallo invece di sventolare un cartellino rosso. L’interpretazione dell’episodio viene indicata come destinata a far discutere, soprattutto alla luce di un contesto già considerato disastroso.
cause dell’eliminazione: fragilità, vizi strutturali e mancanza di intensità
L’uscita dal mondiale viene collegata a una serie di fattori che hanno limitato l’Italia nei momenti di svolta. Il racconto mette in evidenza come la Bosnia, pur considerata inferiore sulla carta, abbia saputo rendersi efficace nei passaggi chiave, mentre gli azzurri avrebbero mostrato fragilità e comportamenti ripetuti che si sono rivelati dannosi.
Tra gli elementi indicati compaiono la tendenza a far girare palla all’indietro per evitare rischi, l’attesa dell’avversario invece dell’aggressione, e una mancanza di intensità nei passaggi decisivi. Viene sottolineata anche la povertà di schemi della Bosnia, descritta come una squadra che gioca spesso palla sull’esterno e propone cross “nel mucchio”; nonostante ciò, l’Italia non sarebbe riuscita a sfruttare con continuità le opportunità offerte.
allenatori e responsabilità: errori nei momenti decisivi e gestione tardiva
Nel quadro delle colpe vengono menzionati due allenatori, collegati a occasioni diverse ma giudicate entrambe insufficienti nei momenti determinanti. Si parla del caso legato alla gara numero uno in casa della Norvegia, con Spalletti citato per l’esito ritenuto negativo. In questa sfida in Bosnia, anche Gattuso viene indicato come responsabile di scelte considerate inadeguate, soprattutto per quanto riguarda la gestione del match.
Secondo il racconto, Gattuso avrebbe confermato all’inizio la squadra che aveva già mostrato problemi nella semifinale contro l’Irlanda del Nord, disputata a Bergamo, e avrebbe gestito i cambi in modo ritenuto discutibile e tardivo. Nel finale, l’Italia avrebbe comunque puntato sulle possibilità offerte dalla lotteria dei rigori, con il tentativo di replicare la “magia” ricordata dalla finale europea di Wembley, che in questo caso non si sarebbe ripetuta.
dirigenza e conti: mancati introiti e ripercussioni economiche
La sconfitta viene associata a responsabilità anche sul piano dirigenziale, con un riferimento diretto alle strutture che governano il calcio. Viene citata la Figc legata a Gabriele Gravina e, oltre a quella, viene indicata come ulteriore area coinvolta la Lega di A, considerata anch’essa tra le grandi responsabili del disastro.
Le conseguenze vengono descritte anche sul terreno economico: l’eliminazione comporterebbe mancati introiti legati al mondiale e una rimodulazione dei contratti pubblicitari al ribasso, come previsto da accordi. Nel quadro complessivo, queste ricadute sarebbero destinate a pesare ulteriormente sul sistema, accentuando l’impatto di una mancata qualificazione.
ripartenza e ricostruzione: ricambi, settori giovanili e nuovo ct
Si afferma che per decenza sia necessario un ripensamento generale, ma viene evidenziato che il semplice “ripulisti” non basterebbe a rilanciare rapidamente il calcio italiano. Il nodo principale riguarda la mancanza di ricambi dirigenziali: viene posto l’interrogativo su chi possa guidare il cambiamento, come e dove.
nomi e proposta di competenze al vertice del calcio
Nel ragionamento emerge un’indicazione concreta: viene menzionato Giovanni Malagò come possibile successore di Daniela Santanchè al ministero del Turismo, ponendo la domanda se possa esserci la disponibilità a intervenire nel calcio. Accanto a questo riferimento, viene richiamata l’esigenza di portare al vertice persone considerate competenti, serie e con una visione ampia.
Si citano come possibili figure di riferimento nomi legati al mondo del calcio e al percorso da ex giocatori, indicati come portatori di idee e progetti.
figure nominate
- Giovanni Malagò
- Daniela Santanchè
- Damiano Tommasi
- Alessandro Del Piero
- Simone Perrotta
- Paolo Maldini
- Gabriele Gravina
- Spalletti
- Gattuso
rifondazione dei settori giovanili e ritorno della tecnica
Tra le indicazioni principali compare la necessità di rifondare il sistema dei settori giovanili, con provvedimenti orientati a incentivare la presenza dei ragazzi italiani. Viene riportato come riferimento il modello dell’Inghilterra. Viene inoltre richiesta l’introduzione di nuove metodologie che riportino la tecnica al centro della formazione.
scelta del ct e congedo dei giocatori più anziani
Si sottolinea anche l’esigenza di individuare un ct all’altezza, con una visione moderna
