Fifa sanziona israele per finta: la multa ridicola alla federazione e le accuse della palestina

• Pubblicato il • 6 min
Fifa sanziona israele per finta: la multa ridicola alla federazione e le accuse della palestina

Un comunicato ufficiale della Fifa annuncia una sanzione al Comitato disciplinare, creando l’impressione di un intervento deciso su quanto accade in Palestina. Il provvedimento, però, si traduce in conseguenze limitate sul piano pratico, con misure prevalentemente simboliche e con un’attenzione selettiva alle contestazioni ritenute più gestibili. La vicenda prende forma a partire da una denuncia della Federazione palestinese e si sviluppa in un percorso disciplinare che arriva a sentenza dopo quasi due anni.

fifa sanziona federazione israeliana: cosa prevede davvero la decisione

La Fifa parla di un procedimento disciplinare e di una condanna per mancato rispetto di obblighi collegati a discriminazione e messaggi politicizzati presenti in contesti calcistici. Nei passaggi riportati nel dispositivo, vengono richiamati profili reputazionali e l’esistenza di condotte ritenute discriminatorie. Parallelamente, la struttura della pena appare contenuta: nessuna squalifica o sospensione viene indicata per le realtà coinvolte.

assenza di misure sportive: niente squalifiche o stop

Il Comitato disciplinare individua articoli specifici su cui fondare la condanna, ma lascia fuori le contestazioni considerate più gravi. La decisione non comporta divieti di partecipazione o limitazioni sportive immediate, concentrandosi su una penalità economica e su obblighi di comunicazione.

denuncia palestina nel 2024 e percorso fino alla sentenza: tempi e impostazione

La decisione deriva da una denuncia presentata dalla Palestina nel maggio 2024. Da quel momento alla sentenza passano quasi due anni, con un risultato descritto come improntato a salvare soprattutto le apparenze istituzionali. La FederCalcio palestinese accusa la controparte israeliana di complicità nelle violazioni del diritto internazionale da parte del governo.

capi d’accusa: razzismo, attività illegali e impatto del conflitto

Tra i motivi indicati nella denuncia figurano accuse di razzismo, lo svolgimento di attività calcistiche organizzate illegalmente nei territori occupati in Cisgiordania e, sullo sfondo del conflitto, anche l’uccisione di centinaia di calciatori nei bombardamenti a Gaza. L’effetto complessivo evidenziato riguarda la messa in difficoltà del movimento calcistico.

accuse contestate nel dispositivo: razzismo, messaggi politicizzati e casi specifici

Nel dispositivo del Comitato disciplinare vengono elencati episodi che riconducono a responsabilità attribuite alla Federazione israeliana. Tra questi si citano comportamenti discriminatori associati a gruppi di tifoseria. Viene inoltre richiamata la condotta di soggetti tesserati e figure legate al calcio, per contenuti pubblicati online o dichiarazioni in linea con le operazioni militari.

la tifoseria “La Familia” del beitar e i comportamenti discriminatori

Un passaggio del provvedimento menziona ripetuti comportamenti discriminatori da parte di “La Familia”, tifoseria organizzata del Beitar Gerusalemme, descritta come tra le più “razziste” del Paese anche per come si definisce. La responsabilità viene ricondotta alla Federazione sulla base dell’obbligo di contrastare le condotte discriminatorie.

tesserati e messaggi: Nicolas Lev e Shon Weissman

Tra i casi citati rientra anche il presidente della Lega Calcio Nicolas Lev, indicato come autore della condivisione, tramite profili social, di un articolo a sostegno delle operazioni a Gaza. È menzionata inoltre la posizione del giocatore della nazionale Shon Weissman, descritto come favorevole alla distruzione di Gaza. Nel testo ricostruito, si evidenzia che tali aspetti non sarebbero stati sanzionati dalla Federazione.

cisgiordania e competenza fifa: il punto più contestato della procedura

Il capitolo ritenuto più delicato riguarda la Cisgiordania, territorio con una popolazione palestinese e una presenza di coloni israeliani. La contestazione sottolinea che la Palestina considera l’area parte dei propri confini, mentre la Fifa consente a un numero limitato di squadre di partecipare alle leghe interne, in termini ritenuti non conformi alle norme Fifa.

attività calcistiche nei territori: perché la fifa non entra nel merito

Per le accuse relative all’illegalità delle attività calcistiche in Cisgiordania, il procedimento viene sostanzialmente liquidato con un argomento di non competenza. La motivazione riportata è che l’IFA non possa essere chiamata a rispondere della condotta di uno Stato sovrano coinvolto in un conflitto armato.

bilancio vittime e dati citati da fonti esterne

Per la parte relativa alle vittime nel conflitto, il testo richiama un report di FARE (Football Against Racism in Europe). Il documento, basato su dati pubblicati dalla Federazione palestinese e confermati da fonti indipendenti come Associated Press, parla di oltre 382 calciatori uccisi dall’inizio del conflitto.

condanna “severa” nel linguaggio: obblighi mancati e danno reputazionale

Le conclusioni attribuiscono responsabilità alla Federazione israeliana per mancato rispetto di obblighi relativi all’assenza di azioni significative e trasparenti contro le condotte discriminatorie, oltre a una tolleranza verso messaggi politicizzati e militaristici in contesti calcistici. La Federazione viene anche chiamata a promuovere i valori di pace, uguaglianza e dignità umana. Il testo riporta inoltre un riferimento a un grave danno reputazionale arrecato al calcio, a livello nazionale e internazionale.

la pena finale: multa 150.000 franchi e striscione obbligatorio

Nonostante le formulazioni di condanna, la sanzione indicata si traduce in una penalità economica e in un obbligo di visibilità nelle partite successive. Le accuse collegate ad aspetti considerati più gravi non arrivano a una sanzione sostanziale, mentre il riferimento agli articoli riguarda il 13 e il 15: comportamenti offensivi e violazioni dei principi del fair play, e discriminazione con abusi razzisti.

multa di 150.000 franchi svizzeri: importo e vincolo di utilizzo

La pena stabilita ammonta a 150.000 franchi svizzeri (equivalenti a 165mila euro). Un terzo della somma deve essere impiegato in un piano completo finalizzato a garantire azioni contro la discriminazione e prevenire episodi simili. Il contenuto del piano viene descritto attraverso formule generiche: riforme, protocolli, monitoraggio e campagne educative, con indicazioni sull’approvazione da parte della Fifa.

striscione nelle prossime tre partite: messaggio “no alla discriminazione”

Un elemento centrale della decisione è l’obbligo di esporre uno striscione con la frase “Il calcio unisce il mondo – No alla discriminazione” nelle prossime tre partite della nazionale.

stato giuridico della west bank e attività calcistiche: decisione orientata su interpretazioni “irrisolte”

Nel testo richiamato viene sottolineato che, pur riconoscendo un “sistema strutturale di segregazione” a danno degli atleti palestinesi, il Comitato non si pronuncia nel merito sull’illegalità delle attività calcistiche in Cisgiordania. La descrizione evidenzia anche una qualificazione dello stato giuridico della West Bank come “irrisolto”, mentre il quadro richiamato nel contenuto sottolinea che, nel diritto internazionale, la West Bank è considerata un territorio palestinese occupato da Israele dal 1967 e che gli insediamenti coloniali vengono giudicati illegali dalle Nazioni Unite e dalla Corte Internazionale di Giustizia.

personaggi citati nel provvedimento e nelle condotte richiamate

  • Gianni Infantino
  • Nicolas Lev
  • Shon Weissman
La Fifa sanziona Israele per finta: la ridicola multa alla Federazione per mettere a tacere le accuse della Palestina

Per te