Calcio dei potenti trump infantino e il futuro del giornalismo sportivo senza voltarsi ’altra parte

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Calcio dei potenti trump infantino e il futuro del giornalismo sportivo senza voltarsi ’altra parte

Nel tempo in cui si rafforzano derive autoritarie e cresce la pressione su istituzioni e libertà fondamentali, l’informazione assume un valore centrale anche nel campo dello sport. La convinzione che il peggio fosse definitivamente superato ha mostrato crepe evidenti, lasciando spazio a nuovi segnali di regressione e a dinamiche in grado di incidere sulla credibilità pubblica. Un passaggio simbolico viene ricordato attraverso le parole di Patti Smith, che da giovane immaginava un futuro in armonia e condiviso, come in un parco giochi: un’immagine che torna utile per descrivere il contrasto tra speranze e realtà.

La cronaca recente mostra infatti come fronti inattesi possano riaccendersi. Lo sport, e in particolare il calcio, è indicato come terreno in cui si affacciano comportamenti e decisioni che riportano indietro nel tempo, rendendo necessario un cambio di passo nel modo di fare informazione.

informazione e deriva autoritaria: perché lo sport non resta fuori

Il contesto descritto è quello di un’autorità crescente, con l’intento di smontare i principi su cui si reggono le costituzioni, delegittimare i giudici e controllare i media. In tale scenario, anche l’informazione sportiva viene chiamata in causa: non può limitarsi a registrare ciò che accade, ma deve misurarsi con la responsabilità di contribuire a una lettura pubblica non distorta.

Nel racconto emerge un’idea ricorrente: l’illusione di vivere in un periodo più libero, nutrita dal clima successivo alla Seconda Guerra mondiale soprattutto in Occidente, non ha retto. La trasformazione del linguaggio e delle decisioni politiche, riportate tramite esempi concreti, suggerisce che lo sport non sia immune da pressioni, interessi e interferenze.

calcio e politica: segnali di ritorno al passato e nuovi fronti

Tra gli elementi richiamati, viene evidenziato che fronti storicamente considerati superati tornano a farsi sentire. Le Olimpiadi hitleriane, il mondiale della Giunta Militare argentina e le intromissioni dei potenti sono citati come riferimenti a pratiche e condizioni che avevano lasciato ferite e insegnamenti. La narrazione collega questa memoria a episodi più recenti, indicati come esempi di un clima che non si è davvero estinto.

Un riferimento diretto riguarda la decisione legata al presidente statunitense Donald Trump, il cui intervento avrebbe determinato la sospensione di una squalifica del centravanti Balogun per la disponibilità del giocatore nella gara degli Stati Uniti contro il Belgio. L’episodio è presentato come un ritorno a dinamiche “tristi”, rafforzate da un ulteriore elemento: l’atteggiamento della FIFA, descritto come accondiscendente verso i potenti e insieme selettivo nei confronti di chi prova a criticare.

gianni infantino e il rischio di una credibilità in caduta libera

Il quadro viene completato con la figura di Gianni Infantino, presidente della FIFA indicato come protagonista di un percorso verso un nuovo mandato. La narrazione lo collega simbolicamente al “parco giochi” evocato da Patti Smith, facendo emergere però la presenza di un “orco” di controllo. In tale prospettiva, il problema non riguarda un singolo episodio, ma una dinamica più ampia capace di condizionare decisioni, regole e percezione pubblica.

Il nodo centrale è la credibilità dello sport: ciò che accade nei vertici del calcio può portare lo sport verso la sua distruzione o verso un pantano in cui, per primo, rischia di annegare proprio l’affidabilità dell’intero sistema.

giornalismo sportivo: limiti storici e focus su questioni interne

Secondo la ricostruzione proposta, il buon giornalismo oggi deve imporsi con forza, anche nello sport. Il settore viene descritto come poco incline al coraggio e all’ampiezza di vedute, con una tendenza a privilegiare retorica e mito degli eroi rispetto alla ricerca e all’indagine.

Un ulteriore passaggio riguarda la trasformazione di alcuni ruoli: quando l’attività giornalistica si avvicina a logiche di complicità o subordinazione, l’interazione con i colleghi diventa parte del problema. Nel testo viene evocato il caso dei giornalisti che, secondo questa interpretazione, finiscono per “minacciare” colleghi che svolgono il proprio lavoro in modo corretto.

Per lungo tempo, l’informazione sportiva sarebbe stata concentrata soprattutto su temi considerati “interni”, come scommesse, gare combinate e doping. La luce sarebbe comparsa in modo saltuario davanti alla cronaca, per poi spegnersi rapidamente, generando un ritorno al “buio”.

mondo sportivo e business: l’influenza economica su reporter e scelte editoriali

Nel racconto, negli ultimi vent’anni l’aspetto dominante del business avrebbe spinto i reporter sportivi a confrontarsi soprattutto con logiche economiche: bilanci, diritti tv e sponsorizzazioni. In alcuni casi questo ha prodotto la figura di esperti di settore, mentre una parte minoritaria avrebbe iniziato a scrivere “contro”, cercando di evidenziare opacità, conflitti d’interesse, malversazioni e reati.

La narrazione insiste sul fatto che questi pochi soggetti siano identificati con precisione e che, di conseguenza, oltre a essere contrastati, finiscano anche per essere screditati. Il punto non riguarda solo l’informazione, ma il rapporto tra potere economico e libertà di indagine.

il mondiale come sveglia e il salto di qualità necessario

Il mondiale viene indicato come una “sveglia” capace di scuotere le coscienze. Lo scenario descritto mira a far emergere la possibilità che quanto accade nei vertici del calcio possa trascinare lo sport verso il degrado, coinvolgendo la credibilità e la fiducia pubblica.

Per questa ragione, viene richiesto un salto di qualità nel lavoro giornalistico. L’azione dovrebbe avvenire da soli oppure in gruppi, richiamando l’idea di competenze coordinate.

Un segnale concreto viene collegato alla Gazzetta dello Sport: viene citato l’editoriale pungente del direttore Stefano Barigelli e i servizi di diversi giornalisti. È riportato anche il caso del corrispondente da Madrid Filippo Maria Ricci, al quale sarebbe stato negato l’accesso alla finale di New York, un destino dichiarato condiviso da altri due inviati della testata.

ostacoli editoriali e interessi dei proprietari: il muro da superare

Il testo collega l’azione giornalistica a un elemento organizzativo: l’editore Urbano Cairo, descritto come presidente di un Torino spesso collocato fuori dal circuito internazionale, avrebbe dato l’ok e avrebbe condizionato la possibilità di movimento. Il passaggio sottolinea che, in un sistema così configurato, non si muove nulla senza la benedizione della proprietà.

Il nodo principale diventa la gestione di posizioni e interessi legati ai proprietari dei media. Viene dichiarata l’esistenza di giornalisti che desidererebbero indagare e approfondire, rispettando le leggi fondanti della professione e la passione che ha portato a svolgere questo lavoro. Il confronto, secondo la ricostruzione, avviene spesso con un muro: da abbattere o almeno da aggirare per restituire dignità al giornalismo sportivo.

figure citate nel contesto sportivo e informativo

  • Patti Smith
  • Stefano Mannucci
  • Donald Trump
  • Balogun
  • Gianni Infantino
  • Urbano Cairo
  • Stefano Barigelli
  • Filippo Maria Ricci
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