Diffamazione Roberto Baggio, animalista assolto in Cassazione: il fatto non costituisce reato
La Corte di Cassazione ha assolto Paolo Mocavero, leader di Centopercentoanimalisti, dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’ex calciatore Roberto Baggio. Il giudizio ha preso le mosse da contestazioni legate a commenti pubblicati sui social e ad alcune dichiarazioni riprese in ambito mediatico. Dopo un percorso giudiziario articolato, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, stabilendo che il fatto non costituisce reato.
assoluzione in cassazione per diffamazione a Paolo Mocavero
La Quinta Sezione della Corte di Cassazione ha pronunciato l’assoluzione di Paolo Mocavero, ritenendo che la condotta contestata non integri l’ipotesi di reato. La decisione è giunta dopo la denuncia presentata da Roberto Baggio, che aveva segnalato una serie di espressioni ritenute offensive rivolte alla sua attività venatoria e, in particolare, ai viaggi dell’ex calciatore nella sua riserva in Argentina.
La Suprema Corte ha disposto l’annullamento senza rinvio della sentenza, motivando la decisione con la formula secondo cui il fatto non costituisce reato. In conseguenza di tale esito, viene meno l’efficacia delle decisioni precedenti nel merito rispetto alla contestazione oggetto del procedimento.
condanna in primo grado e riduzione in appello
Nel primo grado del giudizio, Mocavero era stato condannato a 9 mesi. Successivamente, in Appello, la pena era stata ridotta a 5 mesi. Nonostante tali esiti, la fase di legittimità ha portato a una conclusione differente, con il ribaltamento definitivo operato dalla Cassazione.
contenuti contestati: social, dichiarazioni e accuse legate alla caccia
Il procedimento trae origine dalle critiche formulate online da Mocavero, collegate alla passione di Baggio per la caccia. Secondo quanto ricostruito, dopo alcuni eventi pubblici che hanno coinvolto l’ex calciatore, sui canali del movimento è comparsa una serie di frasi considerate offensive.
vicenza e la fiera della caccia e della pesca
La contestazione fa riferimento a momenti di esposizione pubblica: Baggio, appassionato di caccia, era stato contestato durante la Fiera della caccia e della pesca di Vicenza. Poco dopo tale fase, sul sito del movimento sono state riportate frasi ritenute lesive.
trasmissione radio e intensificazione delle espressioni
Nel corso dei mesi successivi, Mocavero, in qualità di ospite della trasmissione radiofonica La Zanzara, avrebbe ulteriormente intensificato i toni. Le dichiarazioni richiamavano in modo diretto Baggio con giudizi basati sulla sua attività venatoria, arrivando a definire il soprannome associato all’ex calciatore in modo denigratorio, oltre a formulare espressioni esplicite di condanna personale.
blog e social: precedenti frasi attribuite a Mocavero
Il quadro accusatorio si è fondato anche su contenuti pubblicati in precedenza, inclusi testi riconducibili al blog di Mocavero. In tali materiali, secondo la ricostruzione, Baggio sarebbe stato descritto con espressioni come “cacciatore ignorante” e sarebbero presenti riferimenti che collegavano la pratica della caccia a viaggi definiti in termini offensivi, includendo anche l’elemento dei viaggi all’estero e dei “viaggi della morte”.
Il caso ha così alimentato una sequenza di procedimenti che hanno interessato più pronunce in vari gradi di giudizio, comprendendo tre condanne, un’assoluzione e sentenze parzialmente ridotte in appello, fino all’esito finale della Cassazione.
esito definitivo: annullamento senza rinvio e cessazione della responsabilità penale
Con la decisione della Suprema Corte, l’assetto del procedimento cambia radicalmente: la sentenza viene annullata senza rinvio e viene affermato che il fatto non costituisce reato. L’assoluzione chiude quindi la vicenda giudiziaria relativa all’accusa di diffamazione, dopo un iter in cui le decisioni di primo grado e appello avevano portato a condanne poi ridotte.
figure principali coinvolte nel procedimento
- Paolo Mocavero, leader di Centopercentoanimalisti
- Roberto Baggio
