Concorso magistrati: accuse di tracce pilotate e smentite con querele

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Concorso magistrati: accuse di tracce pilotate e smentite con querele

il concorso in magistratura è al centro di una dinamica controversa che riguarda la definizione delle tracce di prova e la percezione di eventuali influenze esterne. nel racconto, un docente di diritto civile espone, in forma pubblica e videoregistrata, elementi che hanno alimentato dubbi sull’integrità delle fasi preparatorie. l’intera vicenda è stata seguita da chi ricopre ruoli chiave nel sistema giudiziario italiano e ha suscitato repliche ufficiali da parte dei membri della commissione.

concorso in magistratura: accuse e repliche

le affermazioni iniziali sostengono che le tracce dei temi vengano votate da correnti, con una logica di reclutamento che anticipa la scelta finale delle prove. secondo questa narrazione, la procedura avrebbe implicato un’intesa tra correnti diverse prima della selezione definitiva delle tracce.

la replica delle parti interessate è arrivata a distanza di anni, con una dichiarazione di diffida civile e penale inviata da parte di uno dei protagonisti, ex presidente della quarta sezione penale della cassazione, che annuncia di voler tutelare il proprio onore e la propria professionalità. a supporto di tale posizione, viene ricordata la necessità di respingere le affermazioni ritenute diffamatorie rivolte sia al docente sia a una magistrata associata al dibattito referendario.

la procedura operativa e i riferimenti temporali

la commissione era composta da 28 membri, con 17 magistrati, 6 professori e 1 avvocato. secondo le testimonianze, i membri non si conoscevano tra loro e si erano incontrati una sola volta, al momento della nomina presso il consiglio superiore della magistratura. nell’ordinario rituale, tra le 6:30 e le 7:00 del mattino, in condizioni di riservatezza (cellulari non ammessi), veniva discusso un ventaglio di temi, dei quali tre venivano proposti pubblicamente e pescati a sorte come tracce finali dell’esame. tale procedura si applicava alle tre materie della prova scritta: penale, civile e amministrativo. la constatazione comune è che i protagonisti abbiano ribadito questa regola, sottolineando la natura rigida e metodica della procedura.

l’effetto del racconto ha suscitato indignazione tra chi ha partecipato al concorso: alcuni descrivono le accuse come farneticanti, e ricordano che la persona citata ha partecipato al concorso solo per alcuni giorni, dimettendosi successivamente dopo le prove scritte.

risposte ufficiali e motivazioni legali

la nota del presidente Sirena definisce falsità oggettiva le affermazioni, sostenendo che le modalità previste per i concorsi siano logicamente e procedimentalmente sostenibili. la comunicazione indica l’intento di agire in sede civile e penale contro Criscuolo e contro la magistrata Annalisa Imparato per affermazioni diffamatorie, chiudendo l’intervento con una diffida volta a cessare la campagna di disinformazione sull’operato della commissione esaminatrice e sul ruolo delle istituzioni della repubblica.

paragrafo dedicato ai protagonisti della vicenda:

  • fabrizio criscuolo
  • pietro sirena
  • annalisa imparato
Concorso magistrati, il prof accusa: “Tracce votate dalle correnti”. Il presidente della commissione smentisce: “Falso, lo querelo”
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