Caso epstein pillola rossa cosa nasconde e come poteva accadere
Il caso Epstein viene presentato come il punto di incontro fra potere politico, connivenze internazionali e una rete capace di rendere i crimini sessuali ai danni di minori immuni rispetto ai meccanismi di giustizia ordinari. Da milioni di documenti legati al finanziere pedofilo sarebbe emersa una struttura di influenza fatta di fondazioni, lobbismo, holding, contatti personali e ricatti. Il quadro descritto mette al centro un “iceberg” la cui parte più visibile rischia di restare nascosta, mentre quella più profonda viene collegata a decenni di condizionamento di scelte politiche e operative.
Per ricostruire questa dinamica viene indicata un’inchiesta del 2019 realizzata dalla giornalista Whitney Webb, che avrebbe mostrato come la rete attorno a Epstein agisse tramite una combinazione di strumenti capaci di sottrarsi alla trasparenza e alle indagini. La narrazione pone l’accento sul fatto che molte attività descritte comprenderebbero componenti politiche, militari e finanziarie, con conseguenze che, secondo quanto riportato, resterebbero difficili da contrastare attraverso la giustizia tradizionale.
i documenti epstein e l’iceberg che nessuno vede
Nel materiale menzionato vengono citati 3,5 milioni di documenti emersi sulla figura del finanziere pedofilo. Dal catalogo indicato, jmail.world, sarebbe stata ricavata l’esistenza di una rete di potere i cui membri avrebbero praticato crimini sessuali su minori, con delitti senza conseguenze nonostante le denunce delle vittime e le inchieste giornalistiche.
Un passaggio centrale riguarda la pubblicazione degli Epstein files. Viene riportato che, secondo quanto previsto per legge, il Dipartimento di Giustizia avrebbe dovuto pubblicarli, ma non lo avrebbe fatto. La pubblicazione parziale viene descritta come incompetente, con due effetti indicati: divulgazione dei dati personali delle vittime, presentata come un possibile modo per intimidirle, e occultamento dei nomi delle persone coinvolte, interpretato come una conferma dell’assenza di responsabilità.
La conseguenza istituzionale menzionata è fissata al 14 aprile: la procuratrice generale Pam Bondi dovrebbe presentarsi davanti a una commissione della Camera per fornire chiarimenti su quanto accaduto e sulle criticità della pubblicazione.
la ricostruzione di whitney webb e la rete che condiziona la politica
Per inquadrare come un sistema del genere avrebbe potuto operare a lungo, viene indicata un’“operazione” conoscitiva attraverso la pillola rossa, cioè l’inchiesta pubblicata nel 2019 da Whitney Webb. L’elemento chiave è la descrizione di una rete che, secondo la ricostruzione riportata, condizionerebbe da decenni la politica statunitense e israeliana.
Gli strumenti messi in relazione con il condizionamento includono fondazioni, lobbismo, holding, contatti personali e ricatti sessuali. In tale contesto, le attività illecite descritte vengono considerate pressoché impermeabili rispetto alla giustizia tradizionale.
honey trap: microfoni, telecamere e ricatti sessuali
La sezione dedicata alle honey trap colloca un episodio specifico: il 18 luglio 2019, tre settimane prima del suicidio in carcere attribuito al finanziere pedofilo. In quella data viene riferito che Whitney Webb sostenne l’esistenza di un’operazione di ricatti sessuali.
Secondo quanto riportato, microfoni e telecamere avrebbero registrato incontri nella villa di New York e nella isola privata ai Caraibi, dove sarebbero avvenuti momenti compromettenti tra ospiti e minorenni sfruttate. La ricostruzione attribuisce a questa operazione un ruolo di “punta dell’iceberg”, con l’idea che ciò che veniva descritto rappresentasse solo una parte del meccanismo.
le origini del sistema: lansky, rosenstiel e il proibizionismo
La strategia delle honey trap viene collegata a un periodo precedente, quello del Proibizionismo, dove sarebbe stata usata dalla mafia ebraica associata a Meyer Lansky. Viene indicato un collegamento con ambienti di intelligence: Lansky sarebbe stato in rapporto con Fbi, Cia e intelligence militare.
Nel racconto fornito, a Lansky sarebbe stata rivolta la Cia in relazione a un attentato fallito contro Castro. Inoltre, Lansky avrebbe ripulito i proventi illeciti tramite la International Credit Bank di Ginevra. Il fondatore della banca, Tibor Rosenbaum, viene descritto come un agente del Mossad legato al finanziamento dell’acquisto di armamenti per Israele.
La parte relativa alle honey trap associa Lansky a una collaborazione con l’Oss (citata come la futura Cia) per organizzare ricatti nei confronti di politici, ufficiali dell’esercito, diplomatici e funzionari di polizia. La narrazione include anche un episodio di incastramento del capo dell’Fbi, J. Edgar Hoover, descritto tramite una scena nelle fotografie in cui Hoover sarebbe mostrato in un contesto sessuale con Clyde Tolson, vicedirettore dell’agenzia.
Nel medesimo filone viene citato Lew Rosenstiel, descritto come un soldato di Lansky e trafficante di alcolici. Sarebbe diventato ricco collaborando con Lansky e con l’Fbi di Hoover. Rosenstiel, chiamato da Lansky “comandante supremo”, avrebbe organizzato festini gay per figure influenti, registrando gli incontri con lo scopo di ricattare.
il ruolo di roy cohn nella perfezione delle honey trap
Il sistema delle honey trap viene indicato come perfezionato negli anni 70 da Roy Cohn, avvocato collegato a Rosenstiel. La descrizione lo presenta come figura spregiudicata e corrotta, collaboratrice di McCarthy e di Hoover, oltre che avvocato di boss delle famiglie Gambino e Genovese.
Secondo la ricostruzione, Cohn avrebbe usato registrazioni della vita sessuale di politici, militari, diplomatici e funzionari di polizia con ragazzini minorenni, realizzate durante feste private organizzate a New York e Washington.
media e rete di influenza intorno a roy cohn
La rete di Cohn viene collegata anche a figure dei media. Viene citata la disponibilità di favori da parte di magnati come Rupert Murdoch, di cui Cohn era avvocato. Altri nomi includono amici d’infanzia come Si Newhouse Jr., indicato come capo dell’impero mediatico con testate come Vanity Fair, Vogue, GQ, The New Yorker e numerosi giornali locali.
Nel quadro vengono riportati anche Richard Berlin (proprietario della Hearst Corporation), Generoso Pope Jr. (proprietario del National Enquirer) e Mort Zuckerman (proprietario di The Atlantic, U.S. News & World Report e New York Daily News). Tra le relazioni viene menzionato inoltre che Mort Zuckerman sarebbe stato un lobbista sionista e successivamente amico di Jeffrey Epstein.
La corte di Cohn include anche giornalisti come Barbara Walters (ABC), Abe Rosenthal (New York Times), William Safire (New York Times), George Sokolsky (New York Herald Tribune, NBC, ABC) e William Buckley (National Review), indicato insieme al ruolo di intimità con Cohn e con Hoover nel racconto riportato.
politica e operazioni della cia: da reagan a trump
La narrazione attribuisce a Roy Cohn anche un’influenza politica e operativa. Viene riportato che Cohn avrebbe aiutato Reagan a vincere le presidenze collaborando col futuro direttore della Cia William Casey. Nella stessa cornice, viene indicato che Cohn avrebbe assistito la Cia di Casey in operazioni collegate allo scandalo Iran-Contras, relative ad aiuti militari Usa ai Contras nicaraguensi, in violazione dell’emendamento Boland.
In chiusura, la ricostruzione collega Cohn a Trump come “mentore”. Viene inoltre menzionato che Epstein sarebbe entrato alla Bear Stearns grazie ad Alan Greenberg, presentato come amico di Cohn.
personaggi e figure collegate alla rete descritta
- Whitney Webb
- Pam Bondi
- Jeffrey Epstein
- Meyer Lansky
- Tibor Rosenbaum
- Lew Rosenstiel
- Roy Cohn
- J. Edgar Hoover
- Clyde Tolson
- William Casey
- Ronald Reagan
- Rupert Murdoch
- Si Newhouse Jr.
- Richard Berlin
- Generoso Pope Jr.
- Mort Zuckerman
- Barbara Walters
- Abe Rosenthal
- William Safire
- George Sokolsky
- William Buckley
- Alan Greenberg
