Bressanone capannoni industriali al posto del bosco protesta wwf
Un bosco golenale lungo l’Isarco, descritto come l’ultimo grande frammento di una Valle in rapido cambiamento, è stato abbattuto per lasciare spazio a un’espansione industriale. La trasformazione riguarda una fascia già caratterizzata da forte pressione antropica, nonostante la presenza di condizioni naturali considerate rilevanti sul piano ecologico e idrogeologico. Al centro della vicenda restano tutele ambientali invocate e procedimenti amministrativi che hanno portato all’autorizzazione di modifiche urbanistiche e paesaggistiche, con un contenzioso che ha segnato l’iter.
abbattimento bosco ripariale sull’is arco e sostituzione con area industriale
La selva di pioppi e ontani grigi sorgeva sulla sponda destra del fiume Isarco. Secondo quanto riportato, l’area è stata eliminata per realizzare capannoni industriali e parcheggi, con l’occupazione anche di una porzione destinata a prato. La questione si inserisce in un contesto in cui i boschi ripariali risultano tutelati da una legge provinciale del 2010, richiamata come habitat prioritario da proteggere secondo la direttiva habitat dell’Unione Europea.
valore ecologico del bosco: specie vegetali e habitat prioritari
Il Wwf Trentino-Alto Adige/Sudtirol descriveva l’area come un bosco golenale di grandi dimensioni all’interno della Valle Isarco, con alberi fino a 40 metri e tronchi fino a 4,5 metri di circonferenza, con un’età stimata fino a 100 anni. Lo spazio ospitava 66 specie vegetali, includendo elementi citati tra le “Piante protette” indicate dalla Ripartizione Natura e Paesaggio della Provincia Autonoma di Bolzano.
Le stesse descrizioni lo definiscono un “polmone verde” all’interno di una zona industriale e di un fondovalle in cui l’antropizzazione continua ad aumentare. Nel quadro riportato, l’area non veniva considerata un semplice elemento paesaggistico, ma un ecosistema con caratteristiche difficili da replicare.
monitoraggio della fauna e importanza per la nidificazione e la presenza di specie a rischio
Nel racconto dell’associazione ambientalista, la presenza del bosco era associata a specifiche attività biologiche annuali. Sulla sommità degli abeti nidificavano ogni anno da 9 a 13 coppie di airone cenerino. In quest’area risultavano state osservate 64 specie di uccelli, con 29 specie nidificanti e 7 inserite nella Lista Rossa degli animali in pericolo. Inoltre, venivano citate sette specie di chirotteri e tre specie di rettili, indicate come tornate a rischio di scomparsa.
funzione idrogeologica: ruolo nel contenimento delle acque e rischio di allagamenti
Oltre all’aspetto biologico, veniva sottolineato il ruolo idrogeologico della vegetazione ripariale. La zona industriale a sud di Bressanone sarebbe stata già interessata da un allagamento nel 1966. In questo quadro, il bosco ripariale con prato veniva indicato come una struttura capace di offrire uno sfogo alle acque durante le alluvioni, raccogliendo e gestendo parte dei flussi.
Secondo le ricostruzioni riportate, in un contesto definito pesantemente antropizzato, un sistema del genere sarebbe stato qualificato come un unicum prezioso e non facilmente sostituibile, proprio per la combinazione tra funzioni ecologiche e capacità di risposta idraulica.
contenzioso e tentativi di blocco del progetto: ricorso al tar
La possibilità di fermare i lavori è stata collegata a un’azione legale: insieme all’associazione Artenschutzzentrum St. Georgen, il Wwf avrebbe presentato ricorso al Tar, con l’obiettivo di ottenere lo stop in attesa di un’udienza fissata per il 7 aprile. La vicenda viene descritta come un passaggio decisivo in un iter in cui erano già state attivate iniziative di pressione e documentazione.
Nel periodo successivo, sarebbero state avviate diverse iniziative: una petizione online sottoscritta da quasi 4mila persone, catene umane, mozioni consiliari, ricorsi e una perizia che, ripetutamente, avrebbe invocato l’intervento del Wwf e di specifici consiglieri provinciale e comunale appartenenti al Team K. Le perizie sono descritte come commissionate dal Comune, senza però essere rese pubbliche e senza un adeguato recepimento nel processo decisionale.
espansione del polo industriale e utilizzo dei suoli: dimensioni e tempi delle autorizzazioni
Il progetto coinvolge la progress Holding Ag, un gruppo indicato come attivo nella realizzazione di impianti e software per produttori di elementi prefabbricati in calcestruzzo. Secondo quanto riportato, la società potrebbe espandersi su oltre 9mila mq dei 20mila mq complessivi, oltre a 7mila mq di prato acquistati nel 2019 per 9 milioni di euro dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone.
Il quadro autorizzativo citato menziona prima l’approvazione da parte del Comune di Bressanone e poi della Provincia Autonoma di Bolzano, attraverso l’approvazione della modifica al piano urbanistico comunale e al Piano paesaggistico. La procedura viene collegata a una valutazione dell’impatto idraulico e a una valutazione ambientale strategica.
Nel dettaglio, viene riportato che il 18 dicembre 2025 il consiglio comunale ha approvato il piano di uso del suolo e il piano paesaggistico per il polo industriale denominato “I-Zone-Mitte”. La modifica al piano urbanistico, secondo la ricostruzione pubblicata, prevede la riclassificazione di una parte dell’area agricola e della foresta con collegamenti paesaggistici speciali all’area industriale, così da espandere il sito produttivo. La superficie pianificata originaria sarebbe stata ridotta a seguito delle specifiche della Commissione Statale per lo Sviluppo Spaziale e il Paesaggio.
Il 27 febbraio 2026 arriva anche l’approvazione della Giunta provinciale. Nel racconto della protesta, si evidenzia che la Commissione provinciale per il territorio avrebbe riconosciuto che il progetto non poteva essere valutato positivamente sotto il profilo paesaggistico, poiché il bosco ripariale sarebbe un habitat protetto e che alcune valutazioni naturalistiche non sarebbero state considerate nel processo.
compensazione ambientale e limite nella sostituzione degli ecosistemi
È prevista una compensazione che riguarderebbe circa 17mila mq di terreni coltivati a frutteto e arativi confinanti con l’area interessata. L’associazione ambientalista che contesta l’intervento sostiene che la compensazione riguardi i metri quadri e non gli ecosistemi, affermando che 17.000 metri quadri di nuova natura futura non sarebbero equivalenti a 9000 metri quadri di bosco centenario e a 7.000 metri quadri di prato non più esistenti.
Nelle contestazioni riportate si ribadisce anche che non sarebbe possibile compensare un albero di cent’anni con un appezzamento da rinaturalizzare, né le comunità legate alla presenza di aironi, chirotteri nelle cavità e altre specie citate.
iter provinciale concluso con decreto di disboscamento e risposta istituzionale
Secondo quanto riportato, il Comune di Bressanone sarebbe stato sollecitato a intervenire sulla questione senza poi fornire riscontri alle richieste di chiarimento citate nel testo. Sul versante provinciale, l’assessore a Protezione dell’ambiente, della natura e del clima della Provincia autonoma di Bolzano, Peter Brunner, avrebbe spiegato che la Giunta provinciale avrebbe approvato la modifica del piano urbanistico sulla base di pareri tecnici positivi e nell’interesse pubblico.
Nella stessa ricostruzione, viene indicato che contestualmente sarebbe stata prevista una compensazione di oltre 15.000 mq, descritta come un compromesso tra sviluppo economico e tutela della natura. Viene inoltre affermato che, dopo l’entrata in vigore della modifica del piano urbanistico, il direttore di ripartizione competente avrebbe emanato un decreto di disboscamento, chiudendo il procedimento a livello provinciale.
Resta aperta la fase successiva legata al giudizio del Tribunale amministrativo regionale, che nel testo viene presentato come elemento determinante per indicare l’orientamento futuro dello sviluppo della città.
protagonisti citati nella vicenda e soggetti coinvolti nelle iniziative
Nel quadro descritto compaiono più realtà e figure istituzionali e associative che hanno preso parte alla contestazione o ai passaggi amministrativi:
- Luigi Mariotti (Wwf Bolzano)
- Franz Ploner (Team K)
- Sabine Mahlknecht (Team K)
- Peter Brunner (assessore a Protezione dell’ambiente, della natura e del clima della Provincia autonoma di Bolzano)
- progress Holding Ag
- Diocesi di Bolzano-Bressanone
- Wwf Trentino-Alto Adige/Sudtirol
- Artenschutzzentrum St. Georgen
- Team Auwald
- Iniziativa per una Bressanone vivibile
