Bivio nazionale non andare ai mondiali è la scelta migliore per il calcio italiano

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Bivio nazionale non andare ai mondiali è la scelta migliore per il calcio italiano

L’eventualità di una nuova mancata qualificazione della nazionale ai Mondiali non riguarda soltanto una serie di partite: è una soglia critica che può incidere su presente e futuro del calcio italiano. Dopo le assenze a Russia 2018 e Qatar 2022, il percorso che porta alla rassegna iridata rappresenta un passaggio decisivo, con un doppio snodo immediato e con conseguenze che si estendono ben oltre il risultato sportivo del momento.

Il confronto in avvio coinvolge l’Irlanda del Nord: in caso di successo a Bergamo, la qualificazione sarebbe legata ai successivi incontri contro Galles o Bosnia nella fase finale. Da queste partite dipende la partecipazione ai Mondiali, mentre la posta in gioco viene presentata come l’ultima chiamata utile per interrompere un ciclo che, nelle dinamiche attuali, appare sempre più difficile da invertire.

qualificazione mondiali e destino del calcio italiano: la soglia decisiva

L’assenza già registrata nelle ultime due edizioni dei Mondiali è descritta come un campanello d’allarme. La qualificazione viene posta al centro perché non rappresenta soltanto un traguardo numerico o una presenza in calendario, ma viene collegata alla possibilità di riorientare un movimento che, senza un cambio di rotta, rischia di proseguire lungo una traiettoria definita di declino.

Il percorso ipotizzato prevede, dopo l’eventuale successo contro l’Irlanda del Nord a Bergamo, la gestione di uno spareggio finale contro una nazionale indicata come appartenente a fasce inferiori del ranking, comunque percepita come capace di generare timori. La missione, in termini di obiettivo sportivo, viene quindi indicata come compiuta con il passaggio ai Mondiali, ma si apre subito la domanda su ciò che accadrebbe successivamente.

La riflessione proposta mette in evidenza il rischio di nascondere problemi strutturali sotto risultati temporanei: due vittorie considerate “insignificanti” non sarebbero sufficienti a trasformare davvero la traiettoria di lungo periodo. Il passaggio ai Mondiali viene definito un risultato che, di per sé, dovrebbe essere scontato, rendendo ancora più forte la preoccupazione per l’inerzia successiva.

perché una qualificazione “facile” non basta: il rischio di fermare il cambiamento

La qualificazione viene presentata come un punto di svolta che può comunque non diventare un punto di rottura. Se il movimento riuscisse a ottenere l’accesso ai Mondiali senza un confronto reale con le cause della crisi, l’attenzione resterebbe concentrata sul risultato immediato, mentre l’analisi delle responsabilità resterebbe in secondo piano.

In questa logica, la vittoria sul campo diventerebbe solo una copertura: la polvere sotto al tappeto deriverebbe dal fatto che la qualificazione, pur ottenuta, non garantirebbe un rinnovamento effettivo. La dinamica descritta porta quindi alla previsione di un proseguimento lungo una linea di difficoltà crescenti, senza una risposta capace di incidere sulle radici del problema.

calcio italiano e rivoluzione necessaria: vertici, scelte e responsabilità

Il testo collega la necessità di una trasformazione profonda a una serie di elementi che vengono elencati come cause di malfunzionamento. La riforma richiesta viene descritta come non gentile, con l’obiettivo di azzerare la gestione ai livelli più alti e di sostituire dirigenti indicati come incapaci o in malafede.

Tra i riferimenti ricorrenti compare il “sistema Gravina” e il seguito di figure dirigenziali descritto come un “codazzo” presente nella Federazione negli anni. La critica include anche la nomina di figure considerate inadeguate o percepite come “figurine” presenti nell’ecosistema della nazionale con ruoli di capro espiatorio.

nomi citati nel quadro delle responsabilità nel calcio italiano

All’interno delle contestazioni vengono richiamati diversi protagonisti, associati a responsabilità specifiche o alla gestione di ambiti ritenuti critici.

  • Gattuso, indicato come inadeguato
  • Buffon, incluso tra le “figurine” senza competenza percepita
  • Rocchi, designatore descritto come intoccabile
  • Gravina, collegato al cosiddetto “sistema” e alla mancata volontà di dimettersi

arbitraggio, presunti errori e modello di gioco: la critica sistemica

Un’area centrale delle accuse riguarda l’arbitraggio. Il designatore Rocchi e gli arbitri vengono descritti come “allo sbando”, arrivando secondo la ricostruzione a negare l’evidenza pur di autoassolversi. In parallelo viene criticata la gestione del modello tattico, con riferimento a allenatori del sistema 3-5-2 indicato come unica idea, basata su difesa dei fortini e tattica esasperata.

Il calcio praticato con questa impostazione viene descritto come vecchio, conservatore e capace di abbassare i ritmi, asfissiando il talento. Il confronto viene spostato verso il resto d’Europa, dove secondo la narrazione si muove in direzione opposta.

riforme dei campionati e governo dei giovani: misure indicate come prioritarie

La necessità di ripartenza viene collegata ai giovani, ma la retorica viene considerata insufficiente se non diventa concreta. Il testo indica riforme specifiche, descritte come decisive per impedire che i programmi restino solo dichiarazioni periodiche.

riforma del sistema: campionati, ripescaggi e investimenti

Viene citata una riforma dei campionati con Serie A a 18 squadre. La proposta si contrappone al taglio delle retrocessioni attribuito a Gravina, descritto come funzionale a tenere buoni i presidenti.

La linea indicata include anche blocco dei ripescaggi e taglio netto delle società professionistiche. La visione porta con sé l’idea di fermare i soldi a pioggia e di vincolare i ricavi televisivi all’impiego di giovani italiani, insieme a investimenti nelle infrastrutture.

giustizia sportiva e arbitrato: indipendenza e possibili meccanismi di controllo

La proposta prevede giustizia sportiva indipendente, sottratta alle manovre della politica. Si menziona anche la possibilità di ricorrere a sorteggio arbitrale come misura per ridurre condizionamenti e preservare l’autonomia decisionale.

resistenza al cambiamento e scenario di inerzia: dimensione politica e conseguenze

Le riforme vengono descritte come “draconiane”, con costi immediati e inevitabili tensioni iniziali. La resistenza viene attribuita alle figure citate come arroccate nel palazzo, concentrate sul mantenimento delle posizioni.

Il testo aggiunge che, in un quadro del genere, potrebbe non verificarsi alcun cambiamento nemmeno in assenza di una terza partecipazione consecutiva ai Mondiali. Gravina viene presentato come soggetto che avrebbe già comunicato l’intenzione di non dimettersi. In aggiunta, viene richiamata l’anticipazione di una presunta “accademia federale”, indicata come elemento funzionale a sostenere che le riforme sarebbero già in preparazione.

finale e attese: Italia qualificata come soluzione minima

Il possibile esito sportivo viene quindi ridotto a una necessità contingente: qualificarsi diventerebbe il modo per arrivare a giugno con almeno un paio di partite da osservare sul divano, mentre l’assenza di un cambiamento strutturale resterebbe, nella narrazione, il nodo principale.

Bivio Nazionale: non andare ai Mondiali è la cosa migliore che possa capitare al calcio italiano | Il commento

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