Assalto alla democrazia e al pensiero critico: come è nato e come è stato pianificato
La relazione tra dati, algoritmi e democrazia è diventata un tema centrale per comprendere come cambia il modo in cui una società interpreta la realtà. A partire da previsioni tecnologiche formulate decenni fa, fino ad arrivare a nuove forme di automazione del pensiero, il percorso descritto mette in evidenza un passaggio considerato decisivo: la trasformazione dei criteri con cui si costruiscono modelli, si stabiliscono nessi e si orienta l’opinione pubblica.
Nel 2008, il saggista americano Chris Anderson, allora direttore della rivista Wired, pubblicò un articolo intitolato The end of theory (la fine della teoria). L’impostazione partiva da una tesi nettissima: la grande disponibilità di dati avrebbe reso superfluo il metodo scientifico così come era stato concepito per individuare relazioni tra cause ed effetti.
dati e correlazioni: la promessa di “modelli” senza ipotesi
Secondo la visione richiamata, il metodo scientifico richiedeva più della semplice correlazione tra eventi osservati. La raccolta dei dati, infatti, non sarebbe bastata senza un impianto razionale capace di dimostrare anche la causalità. L’esempio proposto riguarda un cambio politico: se la destra diventa preponderante e, parallelamente, la democrazia arretra con molti cittadini sfiduciati verso il voto, tale coincidenza non implica automaticamente che quella stessa forza politica sarà in grado di colpire definitivamente la democrazia, per esempio intervenendo sul potere giudiziario tramite decisioni politiche.
La parte centrale della prospettiva attribuita ad Anderson riguarda un’idea operativa: la Rete, grazie alla sua mole enorme di informazioni, avrebbe reso obsoleto il processo interpretativo tradizionale. L’argomentazione formulava un principio secondo cui la correlazione, da sola, sarebbe stata sufficiente. In quest’ottica, l’interpretazione basata su modelli ermeneutici diventava superflua: i dati dovevano essere riversati in grandi cluster informatici e lasciati agli algoritmi statistici, capaci di individuare strutture e regolarità in modo più rapido rispetto all’impegno di ricerca necessario al metodo scientifico classico.
Secondo la ricostruzione fornita, l’effetto implicito non sarebbe limitato alla scienza. La sostituzione riguarderebbe anche la capacità umana di ragionare su cause ed effetti e di costruire modelli per comprendere il reale. L’idea di fondo sostiene che l’opulenza informativa del web, connessa alla computazione degli algoritmi, porterebbe a risultati considerati più rapidi e a minor consumo di risorse, con un’accelerazione che modifica anche i modi della conoscenza.
crisi della democrazia: quando l’istruzione viene letta come minaccia
Per comprendere il quadro descritto, la narrazione sposta il tempo agli Stati Uniti, nel 1975, quando venne pubblicato uno studio intitolato Crisi della democrazia. Il documento era stato commissionato dalla Commissione trilaterale, un think tank statunitense legato alla figura del plurimiliardario David Rockefeller. L’edizione italiana risultò con prefazione di Gianni Agnelli.
Lo studio viene collegato a una spiegazione specifica del perché si parlasse di crisi. Non sarebbe stata unicamente la diminuzione dell’affluenza alle urne o un presunto allontanamento dei governi dalle esigenze dei popoli a motivare la diagnosi. La crisi sarebbe derivata, secondo la ricostruzione, dal fatto che c’erano troppe persone istruite e con pensiero critico, soprattutto in relazione alla fase storica in cui il capitalismo tornava a presentarsi come predatorio.
Il ragionamento elenca i segnali culturali che renderebbero questa situazione evidente: la presenza nelle edicole di molte riviste culturali e di giornali con inserti scientifici, la disponibilità nelle librerie di testi considerati di elevato livello, la presenza nelle università di docenti riconducibili a orientamenti di “sinistra” e la presenza in televisione di programmi di carattere culturale. Nel quadro interpretativo richiamato, il Sessantotto avrebbe mostrato una popolazione in crescita di radicalizzazione critica.
La conseguenza, così come viene descritta, sarebbe una preferenza del potere per cittadini docili anziché critici. Da qui deriverebbe la necessità di intervenire per abbassare il livello culturale e cognitivo dell’opinione pubblica, poiché da essa emergerebbe poi la classe politica.
dal 2009 all’analfabetismo funzionale: indicatori citati
Nel testo viene richiamato anche un indicatore sul piano cognitivo. Si afferma che il quoziente intellettivo medio, in crescita dal 1907 quando iniziò la misurazione, avrebbe invece registrato un calo dal 2009, anno in cui compaiono gli smartphone. Nello stesso passaggio viene indicata anche un’incidenza significativa: il 40% della popolazione soffrirebbe di analfabetismo funzionale, cioè saprebbe leggere ma non coglierebbe il messaggio contenuto nella lettura.
chatgpt e disabilità cognitive: delega del pensiero e impatto sul logos
Nel quadro proposto, la tecnologia viene prima considerata un supporto legittimo alle disabilità umane, con l’esempio degli occhiali per chi vede male. Il cambiamento descritto riguarda un salto ritenuto più marcato: l’uso di strumenti come ChatGpt partirebbe dall’idea che le persone siano tutte in qualche misura disabili a livello cognitivo. Lo strumento, secondo la formulazione riportata, sarebbe congegnato per pensare al posto dell’utente, comparando miliardi di dati, scrivendo, svolgendo ricerche e componendo opere d’arte.
La conclusione del ragionamento collega l’assenza di studio, pensiero e parola elevati a un indebolimento del ruolo della conoscenza. Viene richiamato il concetto greco di lógos per sintetizzare la capacità di elevazione del linguaggio e dell’intelligenza. Il testo sostiene che la mediocrità sia il male centrale della democrazia, collegata a un impoverimento generale delle capacità cognitive.
Ne segue una descrizione del bersaglio: colpire il pensiero, privilegiare la mediocrità e umiliare il merito. Il quadro descritto sottolinea un modello in cui ci si limita a “informarsi” senza comprendere davvero: un sistema in grado di alimentare un indebolimento complessivo delle basi culturali che rendono possibile una democrazia più solida.
dinamiche di lungo periodo: un assalto considerato pianificato
La narrazione afferma che l’assalto alla democrazia sarebbe iniziato almeno trent’anni prima, presentandolo come un processo pianificato. L’impianto complessivo connette le premesse tecnologiche sulla sostituzione dei modelli con sistemi algoritmici e la cornice culturale descritta nello studio degli anni Settanta: entrambi i passaggi vengono accostati per mostrare un possibile allineamento tra trasformazione dell’informazione e indebolimento delle capacità critiche.
figure citate e riferimenti nominativi presenti
- Chris Anderson
- David Rockefeller
- Gianni Agnelli
- Herbert Marcuse
- Giorgia Meloni
- ChatGpt
