Artisti internazionali chiedono il boicottaggio di Israele alla Biennale Arte
Una mobilitazione che intreccia impegno culturale e responsabilità etica accompagna la Biennale di Venezia in vista della sessantunesima Esposizione internazionale d'Arte. Una lettera aperta, promossa da un collettivo di attivisti e professionisti, chiede di impedire la partecipazione di Israele all’evento e mette in risalto la dimensione politica che accompagna la scena artistica globale, richiamando l’attenzione su temi di diritti umani e conflitto nel contesto mediorientale.
biennale di venezia e la lettera aperta contro la partecipazione di israele
La comunicazione collettiva, firmata da quasi duecento artisti, curatori e operatori culturali legati all’evento veneziano, richiama l’attenzione sull’impatto simbolico di una presenza israeliana in una piattaforma internazionale. Tra i firmatari figurano figure come i curatori Gabe Beckhurst Feijoo e Rasha Salti, componenti del team incaricato di realizzare la visione della curatrice scomparsa Koyo Kouoh. Oltre a loro, la carica partecipativa comprende decine di artisti coinvolti nella mostra principale, In Minor Keys, e collaboratori legati ai padiglioni di Belgio, Brasile, Bulgaria, Francia, Perù, Polonia, Spagna, Svizzera e altri Paesi. Un gruppo di dodici firmatari, provenienti da diversi padiglioni, ha scelto di rimanere anonimo per timore di possibili conseguenze.
elementi chiave della lettera e contesto espositivo
Nel testo si sottolinea che la presenza dello Stato di Israele nel contesto della Biennale rappresenterebbe una legittimazione della politica statale in un momento di conflitto e sofferenza umana. Si invita la Biennale a porsi come luogo di dialogo e apertura culturale, distinguendo l’azione istituzionale dalle dinamiche politiche del conflitto. Nel ricordare gli eventi del 2024, la missiva richiama la chiusura del padiglione israeliano a causa della richiesta di cessate il fuoco e di un accordo per il rilascio degli ostaggi, evidenziando l’impatto delle pressioni pubbliche sui programmi espositivi.
localizzazione della partecipazione israeliana e risposte istituzionali
Quest’anno Israele non parteciperà attraverso il padiglione dei Giardini, messo in ristrutturazione, ma sarà ospitato all’Arsenale, uno degli spazi principali della Biennale. L’artista israeliano Belu-Simion Fainaru, con base a Haifa, ha espresso una visione positiva del nuovo allestimento, notando la possibilità di esporre accanto a paesi quali Emirati Arabi Uniti, Turchia e Arabia Saudita. Parallelamente, la Russia ha annunciato la riapertura del proprio padiglione, provocando un fronte di protesta internazionale e generando una nuova campagna di firme aperte per chiedere una valutazione delle implicazioni politiche di tale partecipazione. La Biennale ha ribadito la sua posizione, opponendosi a forme di esclusione o censura della cultura e dell’arte, mantenendo aperto lo spazio al dialogo e alla libertà artistica, con un portavoce che ha precisato come le decisioni sulla partecipazione nazionale spettino ai singoli paesi.
risposte politiche ed economiche
In parallelo, il ministero della Cultura italiano ha chiesto e ottenuto un dossier dalla Biennale per verificare l’aderenza alle sanzioni contro la Federazione Russa. L’iniziativa ha incontrato il sostegno di una parte della comunità internazionale, con 22 ministri della cultura che hanno scritto al presidente della Biennale per chiedere una rivalutazione della presenza russa, e l’Unione europea che ha espresso preoccupazione circa l’impatto finanziario e politico di un’esposizione che potrebbe interferire con le politiche comunitarie in merito all’invasione ucraina.
Di seguito i protagonisti menzionati nel contesto della mobilitazione e delle discussioni attorno alla Biennale:
- Gabe Beckhurst Feijoo
- Rasha Salti
- Koyo Kouoh (curatrice defunta, riferimento all’assenza di una guida espressa nel progetto)
- Ruth Patir
- Belu-Simion Fainaru
- Pietrangelo Buttafuoco
- Alessandro Giuli