17enne palestinese morto di fame in carcere israeliano: caso archiviato

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17enne palestinese morto di fame in carcere israeliano: caso archiviato

Un caso giudiziario che aveva attraversato il mondo lo scorso anno torna al centro dell’attenzione: Waleed Ahmad, 17 anni, indicato come il primo minorenne a morire in carceri israeliane dal 1963, è stato descritto in termini sempre più severi anche nella ricostruzione medica e nelle motivazioni della sentenza. La pronuncia del giudice israeliano Ehud Kaplan collega le condizioni fisiche del ragazzo a una causa di morte ritenuta plausibile, riaprendo il dibattito su trattamento, assistenza e responsabilità.

morte di waleed ahmad nelle carceri israeliane: sentenza e ipotesi di causa

Ehud Kaplan ha dichiarato che il liceale probabilmente è morto di fame. La valutazione compare nella sentenza emessa dal Tribunale di Hadera a dicembre e riportata successivamente. Nelle conclusioni del giudice viene sottolineata l’impossibilità di occultare il quadro clinico: secondo la ricostruzione, il ragazzo risultava gravemente malnutrito, disidratato e sottopeso, con segni di scabbia e infezioni.

Accanto all’affermazione sulla morte per fame, il giudice ha disposto l’archiviazione del caso per un elemento centrale: l’impossibilità di stabilire un nesso causale certo tra le sue condizioni fisiche e il decesso.

autopsia e referto: infezione intestinale, collasso del sistema immunitario

La ricostruzione si appoggia anche all’autopsia eseguita dall’Istituto di Medicina Legale Abu Kabir di Tel Aviv. Nel referto viene indicato che una infezione intestinale avrebbe probabilmente portato al collasso e al conseguente cedimento dell’organismo.

Il materiale medico evidenzia inoltre un drastico calo di peso nei mesi precedenti, descritto come fattore che avrebbe verosimilmente causato il crollo delle difese immunitarie. I medici parlano di perdita di tessuto adiposo e di un indice di massa corporea rientrante nella definizione di sottopeso grave. Lo stato viene definito come malnutrizione estrema, probabilmente prolungata.

La combinazione di questi elementi viene presentata come una sequenza che, trascurata dalle autorità carcerarie, si sarebbe rivelata fatale.

cronologia della detenzione e testimonianze sulla carenza di cibo e acqua

Waleed Ahmad era originario di Silwad, in Cisgiordania. È morto la mattina del 22 marzo 2025, dopo essere crollato nel cortile della prigione di Megiddo, dove era rinchiuso dalla fine di settembre.

Secondo quanto riferito dalle autorità di Tel Aviv, il ragazzo avrebbe lanciato molotov. Nel momento della morte, però, non risultava a suo carico un’accusa formale.

A dicembre 2024, durante una visita, Waleed Ahmad avrebbe parlato delle difficili condizioni di vita e di una grave carenza di cibo e acqua disponibili ai detenuti. Dopo quella fase, il padre avrebbe denunciato il peggioramento delle condizioni di salute.

segnali clinici riportati in carcere e altri casi a Megiddo

Le testimonianze degli altri detenuti descrivono una serie di sintomi. Waleed Ahmad avrebbe contratto una forma grave di dissenteria, indicata come forse collegata a acqua o cibo contaminati. Il quadro riferito include il deperimento e i sintomi della scabbia. Nonostante ciò, viene riportato che non avrebbe ricevuto le cure necessarie.

Un rapporto riportato riferisce che, tra i detenuti di Megiddo, altri cinque prigionieri avrebbero mostrato sintomi simili a quelli del 17enne. Uno di loro avrebbe perso 20 chili in poco tempo, passando da 65 a 45 chili.

salma non ancora restituita e petizione per ottenere il rilascio

Nonostante le richieste avanzate, il corpo del 17enne non risulta ancora restituito alla famiglia. L’avvocata Nadia Daka ha presentato una petizione all’Alta corte di giustizia per ottenere il rilascio della salma.

Nelle dichiarazioni riportate, viene sostenuto che il ragazzo sarebbe morto di fame per mano del Servizio Penitenziario israeliano, che lo avrebbe detenuto in condizioni capaci di causare la morte. Viene inoltre indicato che la situazione si ripeterebbe, con condizioni rimaste immutate, mentre altri detenuti continuerebbero a morire in circostanze considerate analoghe. L’impostazione della petizione rimarca l’assenza di interventi adeguati da parte di autorità statali e tribunali per porre rimedio alle condizioni carcerarie dure.

figure citate nel caso e nelle ricostruzioni

Nelle informazioni disponibili compaiono i seguenti nominativi:

  • Waleed Ahmad
  • Ehud Kaplan
  • Nadia Daka
  • Abu Kabir
  • Tel Aviv
  • Haaretz
  • Tribunale di Hadera
  • Alta corte di giustizia
Tribunale israeliano: “17enne palestinese morto di fame in carcere”. Ma il giudice archivia il caso
Categorie: Cronaca

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