Tribunale ordina chiusura dell'ex Ilva per rischi sanitari, sindacati in mobilitazione

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Tribunale ordina chiusura dell'ex Ilva per rischi sanitari, sindacati in mobilitazione

Una decisione del Tribunale di Milano ordina, a partire dal 24 agosto 2026, la sospensione delle attività produttive dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto. L’atto è stato emesso in risposta a una vertenza promossa da cittadini tarantini con l’obiettivo di tutelare la salute pubblica nelle aree vicine all’impianto, in linea con i principi di precauzione e con la giurisprudenza comunitaria maturata nel 2024.

sospensione area a caldo ilva taranto dal 24 agosto 2026

Il provvedimento mette in rilievo una discrepanza tra prescrizioni ambientali e tempistica di esecuzione, segnalando che alcune prescrizioni non hanno termini definiti di esame e realizzazione degli interventi di ambientalizzazione, risultando funzionali a una accelerazione della loro attuazione. L’azione mira a proteggere residenti di Taranto, Statte e dei quartieri limitrofi dallo stato di rischio attuale, coerentemente con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 2024.

La decisione annota una mancata piena attuazione dell’Aia 2025, che autorizzava la produzione a carbone per 12 anni subordinata a 472 prescrizioni ambientali, evidenziando in particolare il mancato rispetto di misure mirate al monitoraggio delle polveri PM10 e PM2,5, a requisiti di scarico delle torce, all’intercettazione delle emissioni diffuse e alla gestione delle sostanze pericolose. Il tribunale rileva che tale disapplicazione è avvenuta senza termini certi per l’esecuzione degli interventi di ambientalizzazione, aprendo così la strada a una attivazione accelerata degli interventi necessari.

Secondo il testo, la sospensione entrerà in vigore dal 24 agosto 2026 e le parti resistenti potranno richiedere un’integrazione dell’Aia 2025 per definire tempi certi e brevi entro i quali completare studi di fattibilità, piani e cronoprogrammi. In assenza di tali adempimenti, dovranno avviare le attività tecniche e amministrative per sospendere l’attività produttiva dell’area a caldo. L’ordine resta subordinato all’adempimento degli obblighi indicati; la decisione non ha effetto se gli incombenti vengono soddisfatti.

Il decreto ribadisce che persiste un rischio rilevante di lesioni gravi per le persone residenti nelle aree interessate dall’impianto, un rischio che non è imputabile a una situazione irrecuperabile, ma che richiede interventi concreti per un’adeguata tutela sanitaria e ambientale. Vengono segnalati ritardi nelle procedure che hanno favorito una prolungata finestra temporale tra prescrizioni e attuazione effettiva, con conseguente esposizione a condizioni di pericolo persistente.

Nella parte finale, si richiama l’esigenza di bilanciare la tutela della salute con la necessità di continuità industriale, invitando a una accelerazione della decarbonizzazione e a una transizione verso processi produttivi meno impattanti, in linea con le indicazioni emerse nel dibattito locale e in corrispondenza delle prescrizioni presenti nell’Aia 2025.

In contesto locale, il sindaco di Taranto ha commentato che la sentenza rispecchia una direzione che già si auspicava: una decarbonizzazione più rapida dell’industria siderurgica, pur riconoscendo che i tempi tecnici restano una questione cruciale da gestire. La polemica e le valutazioni politiche hanno evidenziato la necessità di misure mirate per la salute pubblica e per la sicurezza ambientale, con riferimento a contenuti specifici dell’Aia 2025.

Durante il procedimento emergevano inoltre riferimenti a persone e al contesto istituzionale che hanno giocato ruoli rilevanti nel dibattito, senza modificare i contenuti principali della decisione giudiziaria.

personaggi citati

  • Fabio Roia
  • Angelo Mambriani
  • Piero Bitetti

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