Salis si scaglia contro Meloni, Salvini e Tajani con un post
Il dibattito sull’impegno dell’Italia nel Board of Peace per Gaza è tornato al centro del panorama politico. Una presa di posizione recente mette in luce toni e contenuti che alimentano la discussione sull’autonomia nazionale, sulle alleanze internazionali e sul multilateralismo.
board of peace per gaza: critica di ilaria salis
l’analisi di ilaria salis verte su una partecipazione italiana come membro osservatore, nonostante l’incompatibilità formalmente indicata dalla Costituzione. In un lungo post social, l’eurodeputata ha espresso dissenso verso le scelte del governo e ha sottolineato il rischio di indebite influenze esterne sull’azione politica italiana.
«dietro questa etichetta orwelliana, prende forma un pericoloso comitato d’affari a trazione USA, composto da alleati sempre più simili a vassalli, che punta a liquidare definitivamente il principio del multilateralismo, sostituendolo con la nuda e cruda legge del più forte e della predazione economica. Viene così archiviata l’idea di un sistema internazionale fondato su regole condivise e sul rispetto dell’autodeterminazione dei popoli»
«Al suo posto s’impone una logica imperialista, costruita esclusivamente sui rapporti di forza, per cui i potenti comandano e decidono, gli altri si adeguano o periscono. Trump si è riservato poteri assoluti: decide chi entra, esercita un diritto di veto su ogni deliberazione, può creare, modificare o sciogliere gli organismi subordinati. Un’architettura autocratica che, in ultima istanza, concentra tutto il potere nelle mani del Presidente americano. In questo contesto inquietante, lo spettro di un conflitto globale diventa ogni giorno più vicino»
«Bisogna mandarli a casa»: è l’affondo centrale, con riferimenti al governo italiano che «almeno formalmente dovrebbe rappresentare un Paese libero e sovrano, non una provincia dell’impero» e che ha scelto di «sedersi a quel tavolo». Meloni, Salvini, Tajani – e ora anche il generalissimo Vannacci – vengono descritti come figure che pretendono di tutelare l’interesse nazionale ma che, secondo l’autrice, travisano l’obbedienza in una strategia e trascinano l’Italia lungo una deriva pericolosa.
Nel complesso, l’eurodeputata con Avs collega l’analisi a una richiesta di autonomia europea: disallinearsi, riconquistare spazio politico autonomo e proporre un percorso basato sul multilateralismo, centrando nuovamente il diritto internazionale e la pace. No alla partecipazione dell’Italia al Board of Peace si legge come invito a tornare a una politica estera indipendente.
In chiusura, la critica focalizza la necessità di riconnettere l’Italia a una cornice internazionale che privilegi regole condivise e autodeterminazione, distinguendosi dalle logiche di potenza che, secondo l’autrice, hanno già trovato spazio in altri scenari governativi.
board of peace: protagonisti citati
- Meloni
- Salvini
- Tajani
- Vannacci
