Provincia, Parco, Iren e associazioni insieme per il futuro del territorio
Inizio di una fase decisiva per i torrenti Lavagnina e Piota, al centro di una vicenda ambientale di lungo corso. Un vertice atteso coinvolge Provincia, le Aree Protette dell’Appennino Piemonte, gli enti locali e le associazioni ambientaliste, con il contributo di Iren per definire interventi concreti e tempi operativi. L’incontro mira a sciogliere i nodi strutturali legati allo sversamento di fanghi e limi verificatosi tra il 2024 e il 2025, attribuendo responsabilità e impostando un piano di ripristino condiviso.
lavagnina e piota: vertice tra attori istituzionali e ambientalisti
L’obiettivo principale è porre fine a una fase critica e stabilire azioni immediate per attenuare gli effetti sull’ambiente e sulle comunità. L’incontro è anche significativo per l’aggiornamento dirigenziale dell’Ente Parco, con la recente nomina di Paolo Caviglia alla presidenza, e per definire le responsabilità e le tempistiche di intervento in vista della stagione estiva.
contesto e obiettivi dell’incontro
Nel corso della riunione si analizzeranno le condizioni dei bacini interessati, le misure idrometriche in atto e le procedure di ripristino. L’obiettivo è definire un calendario operativo che tenga conto delle condizioni meteorologiche e delle dinamiche ecologiche, con particolare attenzione al deflusso dei corsi d’acqua e alla afermazione di habitat per flora e fauna locali. Le parti si confronteranno anche sulla possibilità di interventi di ripristino che Iren ha indicato come prioritari per l’uscita dall’inverno 2025-26.
posizioni delle parti
Le posizioni si differenziano tra fiducia nelle potenzialità di ristabilimento imputabili alle condizioni climatiche e richieste di monitoraggio rigoroso. Da una parte, Iren ha espresso l’auspicio che le piogge autunnali e invernali possano contribuire, almeno in parte, a ripristinare lo stato originale. Dall’altra, le associazioni ambientaliste hanno evidenziato tempi stretti e la necessità di verifiche precise prima di qualsiasi decisione operativa, chiedendo trasparenza e tracciabilità degli interventi. Il Parco, da parte sua, ha intensificato il monitoraggio con strumenti mirati e ha affidato a soggetti specializzati l’analisi del deflusso e della situazione ecologica locale. Contemporaneamente, proseguono le attività di controllo affidate a Ispra.
lavagnina e piota: monitoraggio e strumenti di valutazione
Per sorvegliare l’andamento dei corsi d’acqua sono state attivate misure strutturate: l’acquisto di due stazioni idrometriche da parte dell’Ente Parco e l’incarico a una società specializzata per valutare il deflusso reale, la flora e la fauna del territorio. Il monitoraggio, previsto per un periodo di un anno, completa le attività già in corso da parte di Ispra, l’istituto di riferimento per la tutela ambientale. Il quadro complessivo deve offrire elementi concreti per decidere sulle eventuali azioni di ripristino e sulle tempistiche di attuazione.
In parallelo, si procede con un’indagine sull’«indizio di danno ambientale» segnalata dall’Istituto e si valuta la necessità di interventi immediati per mitigare gli effetti sulle popolazioni e sugli ecosistemi locali. Le parti hanno sottolineato l’esigenza di accelerare le procedure qualora le evidenze scientifiche lo richiedano, mantenendo comunque una cornice di trasparenza e partecipazione pubblica.
lavagnina e piota: figure chiave e protagonisti
Nell’ambito della trattativa emergono figure di rilievo che assumono ruoli significativi nel processo decisionale e operativo. Di seguito, le persone menzionate come protagoniste nell’ambito della vicenda:
- Paolo Caviglia — presidente del parco delle aree protette dell’appennino Piemonte