Poliziotto fermato per omicidio volontario dopo aver sparato a Rogoredo

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Poliziotto fermato per omicidio volontario dopo aver sparato a Rogoredo

Una svolta giudiziaria riguarda l’omicidio di Rogoredo: l’arresto di un ufficiale di polizia è stato formalizzato nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge la Polizia di Stato e la Procura. La vicenda ruota attorno a Abderrahim Mansouri, 28enne marocchino trovato senza arma in mano al momento dell’evento, e a Carmelo Cinturrino, assistente capo accusato di omicidio volontario. Le verifiche hanno avuto rilievo tecnico e testimoniale, con una ricostruzione basata su elementi raccolti dalle forze dell’ordine.

omicidio rogoredo: fermato assistente capo carmelo cinturrino

Il fermo è stato eseguito sulla base delle indagini della squadra mobile e del gabinetto regionale di polizia scientifica, coordinate dalla procura. Secondo le ricostruzioni finora acquisite, la vittima non impugnava alcuna arma al momento dell’episodio; la pistola è stata ritrovata accanto al corpo e, in una fase successiva, è stata portata vicino al luogo dell’evento. Le conclusioni della procura indicano che sul reperto non vi erano tracce di DNA della vittima, ma solo DNA attribuibile al poliziotto.

Le prove sono state integrate dall’esame delle telecamere, dall’audizione di testimoni, dall’analisi di dispositivi telefonici e da accertamenti di natura tecnico-scientifica, che hanno contribuito a ricostruire la dinamica dell’episodio con riferimento al contesto investigativo e al coordinamento della procura.

prove principali e ricostruzione

Tra gli elementi evidenziati: la mancanza di arma impugnata dalla vittima, la presenza della pistola accanto al corpo, e l’assenza di DNA della vittima sull’arma stessa, sostituita dal DNA del poliziotto. Le verifiche hanno incluso interrogatori, analisi delle telecamere e l’esame di dispositivi telefonici, finalizzati a delineare la sequenza dei fatti e a confermare la dinamica ricostruita dalla Procura.

custodia cautelare: motivazioni

Nel corso dell’indagine sono emersi motivi che hanno giustificato la richiesta di custodia in carcere: potenziali rischi di reiterazione del reato e inquinamento probatorio, indicati come esigenze da valutare nell’ambito della gestione cautelare dell’indagato.

La presenza di nomi chiave nel caso è stata centrale per l’attenzione mediatica e per le verifiche delle fonti investigative, con l’attenzione concentrata sugli elementi probatori e sull’interpretazione delle evidenze.

persone coinvolte

  • Carmelo Cinturrino
  • Abderrahim Mansouri
Polizia
Categorie: NewsCronaca

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