Inaugurato il 33° anno accademico: educare l'intelligenza, coltivare l'umanità
Una comunità accademica in crescita interpreta le trasformazioni del tempo presente senza perdere di vista la propria identità: l’Università Campus Bio-Medico di Roma inaugura il 33° anno accademico offrendo una cornice di riflessione mirata a coniugare eccellenza scientifica e valori umani. Il tema di quest’anno, “Educare l'intelligenza, coltivare l’umanità”, sintetizza l’impegno a guidare l’innovazione mantenendo al centro la dignità della persona e la responsabilità sociale.
università campus bio-medico di roma: educare l'intelligenza, coltivare l'umanità
All’apertura si è posto l’accento sul ruolo degli atenei nel governare l’innovazione, formando nuove generazioni capaci di integrare competenze tecniche di alto livello con sensibilità etica e cristiana. Carlo Tosti, presidente dell’ente e della fondazione collegata, ha incorniciato il momento sottolineando la centralità dell’«uomo» e della sua capacità di offrire contributi significativi alla società attraverso intelligenza e umanità.
La cerimonia è stata preceduta da una celebrazione liturgica guidata dal cardinale Baldassarre Reina, vicario generale della Diocesi di Roma. L’evento, ospitato nell’Aula magna, ha visto la partecipazione di oltre cinquecento persone tra studenti, docenti, alumni, autorità e rappresentanti del mondo imprenditoriale, accompagnati da una delegazione di una ventina di rettori e delegati provenienti da altre realtà accademiche italiane.
In rappresentanza del ministero dell’Università e della Ricerca, l’onorevole Cristina Rossello ha evidenziato l’importanza di un modello educativo che associa eccellenza scientifica e formazione umana. Secondo la ministra, il sostegno alle scienze della vita è cruciale per il futuro del Paese, e educare l’intelligenza significa rendere gli studenti capaci di governare la complessità e di essere cittadini consapevoli in una società fortemente interconnessa. Il ministero ha assicurato un impegno costante al fianco dell’Ucbm per favorire la trasformazione del sapere in impatto sociale e innovazione.
Una presenza di rilievo ha arricchito la discussione con l’intervento di Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto superiore di sanità, che ha richiamato l’equilibrio tra avanzamento tecnologico e dimensione umana. Secondo Bellantone, si attraversa una fase storica caratterizzata da innovazioni rapide, dove la medicina di precisione, l’intelligenza artificiale e la genomica pongono nuove sfide etiche e sociali. Educare l’intelligenza rimane indispensabile per accompagnare la pratica clinica con una dimensione relazionale e solidaristica.
Il progetto originario dell’Ucbm affonda le radici nell’ispirazione del Beato Álvaro del Portillo e si è sviluppato nei primi anni Novanta grazie a professionisti vicini all’Opus Dei. Oggi l’ateneo si presenta come una realtà strutturata e in crescita: sedici corsi di laurea suddivisi tra Medicina e Chirurgia, Ingegneria, Scienze e Biotecnologie; undici più scuole di specializzazione; e una Academy con un’offerta post-lauream ampia e diversificata. La struttura della ricerca si organize in cinquanta unità, mentre la comunità studentesca supera quattro mila iscritti provenienti da quaranta nazionalità.
Nel corso della relazione del magnifico rettore Rocco Papalia è emersa la visione di una realtà universitaria pronta a crescere: «c’è bisogno di più università, non di meno». In un contesto in cui la tecnologia evolve oltre la nostra capacità di comprenderne le implicazioni, Papalia ha messo al centro servizio, multidisciplinarità, prossimità, selezione, internazionalizzazione e trasmissione come pilastri identitari. Ha inoltre ricordato che la One Health orienta la comprensione della salute in una dimensione biologica, relazionale e sociale, sottolineando che le discipline si intrecciano e non si confinano l’una all’altra. Su prossimità si è soffermato ribadendo che ogni paziente è parte di una comunità e che la competenza tecnica va accompagnata dalla capacità di accompagnare e condividere la fragilità altrui.
Guardando al domani, Bruno Vincenzi, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, ha illustrato le direttrici di sviluppo: dall’evoluzione delle cure contro i tumori, che hanno conosciuto una svolta dalla medicina empirica a quella molecolare e di precisione, all’uso di strumenti avanzati come gli inibitori dei checkpoint immunitari, capaci di potenziare la sistema immunitario contro le cellule tumorali. L’idea è dimostrare come la cooperazione e la generazione di nuove conoscenze permettano di superare limiti precedenti.
In rappresentanza della voce studentesca ha preso la parola Irene Sansoni, studentessa di Medicina e Chirurgia, che ha riflettuto sul significato di educare l’intelligenza come trasformazione della conoscenza in azione responsabile e sul valore della coltivazione dell’umanità come riconoscimento dell’altro e sviluppo dell’empatia.
L’Ucbm di Roma, conclude la nota, oggi conta oltre 7.000 laureati attivi in quasi 30 Paesi, numerosi ricercatori tra i primi percentile mondiali e una rete di partnership con oltre 300 aziende insieme a collaborazioni con istituzioni partner, a testimonianza di una traiettoria di crescita orientata all’impatto sociale e all’innovazione.
Figure presenti nell’evento
- Carlo Tosti – presidente Ucbm e FPucbm
- Cardinale Baldassarre Reina – vicario generale
- Andrea Rossi – amministratore delegato e direttore generale
- Cristina Rossello – rappresentante del ministero dell’Università e della Ricerca
- Anna Maria Bernini – ministra dell’Università e della Ricerca
- Rocco Bellantone – presidente dell’Istituto superiore di sanità
- Beato Álvaro del Portillo – riferimento storico del progetto
- Bruno Vincenzi – preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia
- Irene Sansoni – studentessa di Medicina e Chirurgia
- Rocco Papalia – magnifico rettore