Crans-Montana, il buttafuori racconta le porte che non avrebbero dovuto restare aperte
Un quadro sintetico della notte di Capodanno al Le Constellation di Crans-Montana, dove la testimonianza del responsabile della sicurezza ha fornito elementi chiave sulle procedure adottate e sui dettagli emersi dall’interrogatorio. Il racconto aggiorna l’attenzione anche su aspetti legati agli arredi e alle misure di sicurezza, offrendo una lettura dei fatti basata sulle informazioni disponibili e sulle dichiarazioni raccolte dalle autorità.
crans-montana: l'interrogatorio del buttafuori
Secondo quanto riferito, al personale era stato indicato di tenere chiuse le due porte di sicurezza e di consentire l’accesso e l’uscita esclusivamente dalla porta principale. Questa versione è stata presentata agli inquirenti da Predrag Jankovic, buttafuori in servizio la notte della tragedia che ha causato 41 vittime.
Durante l’interrogatorio, Predrag avrebbe spiegato che la decisione di mantenere chiuse le porte di emergenza sarebbe stata adottata per una ragione precisa: permettere l’accesso e l’uscita esclusivamente dalla porta principale.
Le dichiarazioni raccolte hanno anche riportato una dinamica legata a conversazioni tra Jessica Moretti e i suoi collaboratori. Fonti dicono che Moretti avrebbe riferito di non voler permettere l’uso delle porte di emergenza per timore che gli avventori uscissero senza pagare.
Nel quadro degli eventi, è emerso che Predrag lavorava per la prima volta in quel locale quella notte. Accanto a lui era presente Stefan Ivanovic, l’altro addetto alla sicurezza che perse la vita durante i soccorsi. Oltre agli elementi umani, si è parlato anche di dubbi riguardo agli arredi, considerati non ignifughi.
nominativi principali emersi in relazione al caso
- Predrag Jankovic — buttafuori, in servizio la notte della Capodanno
- Jessica Moretti — referente di staff, citata nelle conversazioni
- Stefan Ivanovic — addetto alla sicurezza, deceduto durante i soccorsi
