Capo del Dis e capacità tecnologica dell'intelligence italiana

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Capo del Dis e capacità tecnologica dell'intelligence italiana

la relazione presentata al premio Francesco cossiga per l’intelligence esamina come conflitti, innovazione tecnologica e sicurezza nazionale si intreccino nelle scelte strategiche dell’Italia. l’intervento è di Vittorio Rizzi, prefetto e direttore del dis, e guarda alla capacità di lettura del contesto internazionale, ai mezzi disponibili e al peso della sovranità tecnologica per il sistema-paese.

conflitti, tecnologia e sicurezza nazionale

fin dalle prime considerazioni, la narrazione richiama una eredità storica con la quale confrontarsi: la figura dell’ammiraglio Fulvio Martini viene citata come punto di riferimento per intuire in anticipo le traiettorie della competizione globale e le direzioni che oggi restano decisive.

il nuovo disordine globale: numeri, conflitti, equilibri

lo scenario internazionale è descritto come una fase di disordine diffuso e strutturale, caratterizzata da un aumento dei conflitti e da una ridefinizione degli equilibri tra sistemi democratici e autocrazie. la competizione non si limita più al confronto militare tradizionale, ma si estende a dimensioni economiche, tecnologiche e informative. tali dinamiche rendono i confini tra sicurezza, economia e innovazione sempre più porosi.

dalla dimensione militare a quella economica e informativa

la trasformazione in atto attribuisce una centralità crescente agli effetti economici, tecnologici e informativi delle contese internazionali, spostando l’oggetto della competizione verso infrastrutture critiche, reti digitali e capacità di calcolo.

vulnerabilità della globalizzazione e dipendenze strategiche

la globalizzazione si presenta con una componente ambivalente: le catene del valore, che hanno alimentato interdipendenza e crescita, si trasformano ora in vettori di vulnerabilità. dipendenze tecnologiche, concentrazione della produzione di componenti chiave e asimmetrie computazionali emergono come variabili decisive per la sicurezza nazionale. non coprire interamente specifiche filiere può esporre lo Stato a rischi concreti.

infrastrutture digitali, dati e autonomia

in questa cornice, la sicurezza non è più limitata al dominio militare o informativo classico, ma assume una funzione trasversale che riguarda infrastrutture digitali, capacità di calcolo, algoritmi e dati come elementi fondamentali della protezione dello Stato.

sovranità tecnologica e capacità computazionale

la sovranità tecnologica non è un lusso né un privilegio, ma una responsabilità democratica. il discorso collega direttamente la potenza di calcolo alla libertà decisionale degli organi statali. in quest’ottica, il capitolo dedicato alle capacità computazionali evidenzia come la disponibilità di infrastrutture avanzate sia necessaria per analizzare grandi volumi di dati, sostenere analisi complesse e operare in modo autonomo nel dominio digitale e cognitivo.

senza entrare in dettagli operativi, si segnala un incremento significativo delle capacità: un migliore accesso interno, indipendente da piattaforme esterne, pari a quanto offrono grandi attori globali come, per esempio, operatori tecnologici estesi. tale scelta mira a preservare autonomia analitica, riservatezza e sovranità decisionale, evitando dipendenze critiche.

autonomia analitica e dinamiche di potere

la dimensione tecnologica viene assimiliata non come supporto tattico, ma come terreno cruciale della competizione strategica globale, orientato alla tutela dell’indipendenza analitica e operativa del sistema-paese.

dominio cognitivo e libertà decisionale

tra i punti innovativi emerge l’idea che il libero arbitrio costituisca l’infrastruttura più critica da proteggere. la guerra cognitiva, le campagne di manipolazione informativa e i deepfake ridefiniscono il confronto tra stati e attori non statali: non si tratta solo di proteggere reti o infrastrutture, ma di difendere percezione, fiducia e coesione sociale. in questa prospettiva, la tutela delle condizioni cognitive della democrazia diventa una funzione strategica, con l’intelligence chiamata a presidiare anche la resilienza cognitiva collettiva.

nuove competenze e trasformazione professionale

l’evoluzione della situazione richiede professionalità altamente specializzate nei settori tecnologici avanzati. intelligenza artificiale, analisi dei dati, sicurezza informatica e capacità computazionale diventano componenti strutturali dell’attività di intelligence. la velocità dell’innovazione impone una revisione costante dei profili professionali e delle metodologie di reclutamento, puntando su competenze interdisciplinari e nuove generazioni di esperti.

intelligence e democrazia: controlli, garanzie, fiducia

accanto agli aspetti tecnologici e strategici, si ribadisce che l’attività di intelligence opera entro un perimetro definito dalla Costituzione e dalla legge, supportato da un sistema di controlli parlamentari e giurisdizionali. il ruolo del Copasir e la funzione dei meccanismi di autorizzazione preventiva affidati alla magistratura sono descritti come elementi chiave della legittimità e della trasparenza, non come ostacoli ma come garanzie democratiche.

lezione di martini e lascito strategico

ritornando al lascito di Fulvio Martini, si sottolinea la continuità tra memoria storica e sfide odierne: Martini aveva previsto lo spostamento della competizione verso ambiti economici e tecnologici, anticipando le dinamiche centrali della sicurezza nazionale contemporanea. in questa chiave, il premio cossiga si configura come spazio di elaborazione strategica in cui la memoria alimenta l’interpretazione del presente.

nominativi presenti durante l’evento

  • Vittorio Rizzi
  • Fulvio Martini
  • Lorenzo Guerini
  • Giuseppe Amato

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