Bracciante picchiato per lentezza: caporalato nel Grossetano
Un’inchiesta della procura di Grosseto rivela un sistema di caporalato violento che sfrutta manodopera migrante nelle campagne tra Paganico e altre aree della provincia. Le testimonianze delineano aggressioni fisiche, controlli serrati e minacce ai lavoratori, con ripercussioni per la salute e la dignità delle persone coinvolte. Il procedimento in corso riguarda sei braccianti pakistani accusati di sfruttamento della manodopera, con cinque parti lese riconosciute. Il quadro descritto evidenzia una rete strutturata per eludere i controlli, gestita da caporali insieme a prestanome, con aziende agricole che cambiano gestione nel tempo per aggirare i vincoli.
caporalato e sfruttamento agricolo: processo in tribunale
caporalato: contesto e dinamiche
Secondo le ricostruzioni, i caporali recrutavano connazionali in stato di bisogno e li spostavano tra poderi sparsi tra Grosseto, Siena e Orbetello per attività come potatura, vendemmia e zappatura. I lavoratori erano inoltre bersaglio di insulti in urdu, accompagnati da minacce di ritorsioni qualora si ribellassero o venissero considerati lenti nell’esecuzione delle mansioni.
caporalato: condizioni di lavoro
Le condizioni operative sono descritte come estremamente impegnative: fino a 15 ore al giorno durante l’estate, dalle 5 alle 20, con una sola ora di pausa, lavorando sette giorni su sette senza riposi, ferie o malattia. In inverno l’orario si riduce a otto ore quotidiane, ma senza domeniche libere, con paghe in nero attorno a 5 euro all’ora e assenza di contratto, formazione sulla sicurezza o copertura INAIL.
caporalato: condizioni abitative
Le abitazioni destinatarie dei lavoratori presentavano alloggi sovraffollati: tre appartamenti della rete sfruttamento, con una quota di 140-150 euro al mese a testa e presenza di oltre venti persone per alloggio. Le camere, con otto posti letto, erano accompagnate da segnalazioni di muffa, impianti fatiscenti e rischio incendio. Il Comune di Civitella Paganico ha dichiarato l’inabitabilità delle strutture.
caporalato: quadro investigativo e processo
Le indagini condotte dai Carabinieri con l’Ispettorato del Lavoro hanno ricostruito un sistema criminale strutturato, con reclutamento di connazionali in stato di bisogno, aziende agricole intestate a prestanome e gestione effettiva affidata ai caporali. I contributi previdenziali non sarebbero stati versati e le società risultavano chiudere dopo circa due anni per eludere i controlli.
caporalato: testimonianze e minacce
Le testimonianze raccolte descrivono minacce di ritorsioni sui familiari rimasti in Pakistan e l’invio di immagini di fucili d’assalto via WhatsApp per intimidire chi tentava di ribellarsi. La denuncia presentata nel settembre 2022 ha dato avvio all’iter giudiziario che coinvolge i sei connazionali coinvolti nel caso.
Le informazioni emerse puntano a chiarire uno dei casi più gravi di sfruttamento agricolo emersi in Toscana, con un’udienza preliminare fissata per il 16 febbraio, durante la quale verranno esaminati i dettagli dell’indagine e delle accuse.
