Trump abbandona 66 organizzazioni multilaterali, Cardi critica: "Il sistema va riformato, non distrutto
L’analisi di Sebastiano Cardi esamina la recente decisione degli Stati Uniti di separarsi da un numero consistente di organismi multilaterali, sancita da un executive order. L’evento segna un passo significativo nel rapporto tra Washington e il sistema di governance globale istituito nel secondo dopoguerra. Il focus è sulle ripercussioni per le regole condivise, per la stabilità internazionale e per l’equilibrio tra potenze, con attenzione anche al ruolo dell’Europa nel fronteggiare una mutata cornice di relazioni internazionali.
uscita degli usa da organizzazioni multilaterali: contesto e implicazioni
L’atto esecutivo elenca una vasta gamma di organismi dai quali gli Stati Uniti intendono prendere le distanze, con un impatto immediato che si manifesterà soprattutto attraverso la riduzione o la sospensione dei finanziamenti. Il risultato più diretto è una destabilizzazione del meccanismo multilaterale, già in difficoltà per la lentezza delle riforme e per la mancanza di adattamento ai mutamenti globali.
Non si tratta di una rottura unica nella storia statunitense: in passato Washington ha già sospeso o condotto a fasi alterne i rapporti con varie agenzie internazionali. La differenza odierna è la profondità e la vocalità della distanza, che si inserisce in una cornice globale drasticamente diversa rispetto al passato. La gestione delle relazioni internazionali appare meno orientata a un valore condiviso della governance multilaterale e più improntata a scelte unilaterali o a una negoziazione rapida per vantaggi individuali.
Secondo Cardi, la questione non è l’isolationismo puro, ma una revisione netta del metodo multilaterale e della fiducia nelle istituzioni come garanti della convivenza internazionale. La multilateralità resta, però, considerata come cornice utile per affrontare sfide comuni, purché venga riformata e adattata alle nuove dinamiche globali.
In questa prospettiva, l’Unione europea è vista come soggetto naturale chiamato a sostenere un approccio fondato su regole condivise. L’Europa è descritta come hub di interessi economici e politici collegati tra loro, ma attualmente incardina una struttura governativa interna divisiva e talvolta incline a spinte unilateraliste. La responsabilità europea consiste nel rinsaldare la governance basata su regole comuni e nel richiamare tutti i partner, includendo gli Stati Uniti, a un metodo di dialogo collettivo.
Oltre l’Occidente, si osserva una conferma di interesse nelle potenze emergenti. Paesi come l’India mostrano intenzione di rafforzare la propria posizione internazionale non solo sul piano economico ma anche politico. In Africa e nel Golfo, l’interesse è rivolto a un quadro normativo stabile, dove il sistema multilaterale offre un forum continuo e una cornice superiore per gestire instabilità e conflitti.
Per quanto riguarda la Cina, resta una realtà robusta nel contesto multilaterale: pur avendo costruito ambiti di influenza, Pechino continua a vedere valore nelle strutture Onu e nel gruppo dei G77, oggi ampliato a rappresentare una significativa fascia di Paesi non allineati. Le regole e il multilateralismo restano strumenti utili anche per la Cina, con tutte le ambiguità che caratterizzano la situazione.
La lista di oltre 60 organismi da cui gli Stati Uniti escono è ampia e comprende molte agenzie di secondo livello. Oltre a una parte che esposta a perdita di efficacia potrebbe risultare meno strategica, esistono enti che funzionano e generano risultati concreti: tra questi World Food Programme, Unhcr, FaO, Unicef e Unesco. Il tema non è rifiutare l’Onu, ma riconoscerne i limiti strutturali e la necessità di una riforma che restituisca credibilità e legittimità.
L’orizzonte non è solo politico: si collega all’economia globale. Il panorama commerciale postbellico ha avuto protagonisti come il GATT e, successivamente, l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Oggi, i meccanismi di libero scambio regolato risultano meno presenti nel dibattito pubblico, sostituiti da dinamiche di guerre tariffarie che rischiano di erodere le basi di cooperazione commerciale.
In relazione al conflitto in Ucraina, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) mostra segni di paralisi, con una gestione della crisi che tende a spostarsi verso le grandi potenze. La questione europea, pur essendo al centro del continente, sembra spesso privata di una voce unica nella soluzione di un conflitto che resta particolarmente rilevante per la stabilità regionale.
Scenario futuro – l’equilibrio tra fiducia nelle regole comuni, necessità di riforma del sistema multilaterale e capacità dell’Europa di presentare una narrativa unitaria rimane cruciale per la gestione delle sfide globali.
nominativi principali citati
- Sebastiano Cardi
- Nikki Haley
- Donald Trump