Garante Infanzia: minori allontanati solo in caso di grave pericolo per la famiglia nel bosco
l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza presenta un approfondimento sui prelevamenti di minori, offrendo chiare indicazioni normative e pratiche per orientare interventi delicati. il documento, elaborato dalla Garante Marina Terragni, mette in evidenza casi recenti e rischi potenziali, puntando a una gestione più trasparente e consapevole dei provvedimenti a tutela dei ragazzi.
prelevamento dei minori: quadro norme e pratiche
il testo “prelevamento dei minori, facciamo il punto” analizza i meccanismi decisionali e richiama l’esigenza di intervenire solo in presenza di condizioni di grave pericolo. l’allontanamento di un minore dalla famiglia deve essere considerato una misura eccezionale, da adottare quando è indispensabile per proteggere il bambino da un danno grave o da rischi imminenti per la salute.
secondo la normativa italiana, l’articolo 403 del codice civile consente il prelevamento solo quando necessario per salvaguardare il minore in situazione di abbandono morale o materiale. nella realtà, l’allontanamento avviene spesso in contesti di conflitti tra genitori, sollevando questioni sul diritto del minore a crescere nel proprio contesto familiare, diritto riconosciuto dalla costituzione e dalla convenzione Onu sui diritti dell’infanzia.
il documento evidenzia inoltre che non è compito delle forze dell’ordine intervenire in prelevamenti, limitatamente ai casi di emergenza riconducibili all’articolo 403. se il minore oppone resistenza, l’operazione deve essere sospesa immediatamente e riferita al giudice che ha disposto il provvedimento. una serie di 18 domande e risposte guida l’analisi, ponendo particolare enfasi sull’ascolto diretto del minore da parte del giudice come diritto fondamentale.
requisiti, collocamenti e pratiche di ascolto
l’obiettivo è che i minori allontanati vengano collocati in una famiglia affidataria o, in casi estremi, in strutture di accoglienza, preferendo l’extrema ratio. l’ascolto del minore da parte del giudice dovrebbe essere una prassi costante; l’assenza di tale ascolto richiederebbe motivazioni chiare e specifiche. le valutazioni conclusive sullo stato psicologico e sui rischi devono basarsi su competenze professionali e su criteri ben definiti.
i costi e la gestione delle risorse incidono sull’assetto del sistema. circa 25 mila minori sono ospitati in strutture residenziali e circa 16 mila affido familiare, escludendo minori stranieri non accompagnati. il costo medio di 150 euro al giorno per minore genera una spesa pubblica superiore a 1,3 miliardi di euro all’anno, risorse che potrebbero sostenere le famiglie ove possibile per limitare separazioni non necessarie e traumi aggiuntivi.
al 31 dicembre 2024 il sistema contava 4.836 servizi residenziali per minori, con 28.701 posti di accoglienza complessivi (di cui 3.078 in pronta accoglienza, pari al 10,7% del totale). la distribuzione per tipologia vede le comunità socioeducative al 27,1%, le comunità familiari per minorenni al 22,9%, i servizi di accoglienza bambino/genitore al 21,9% e gli alloggi ad alta autonomia al 10,5%.
l’analisi del documento propone un disegno di legge sull’affido a firma di Roccella e Nordio, che, una volta approvato, consentirà un censimento sistematico delle strutture di accoglienza e delle famiglie affidatarie e introdurrà un flusso informativo dai tribunali per monitorare procedimenti, motivazioni, durata ed esiti.
criticità, limiti informativi e strumenti di valutazione
ad oggi mancano dati attendibili per distinguere con precisione i collocamenti d’urgenza dall’articolo 403, dai contenziosi tra genitori o da altre ragioni. manca anche una valutazione strutturata dell’impatto traumatico e del rischio iatrogeno associato agli allontanamenti. il tetto temporale per il collocamento fuori famiglia è fissato dalla legge in 24 mesi, ma può essere prorogato dal giudice, con conseguenze di possibile prolungamento del trauma per il minore.
il documento mette in guardia dalle applicazioni non sostenute da evidenze, come la cosiddetta alienazione parentale (Pas), non riconosciuta né universalmente accettata dalla comunità scientifica né dall’ONU, e segnala che anche le cosiddette terapie di riunificazione mancano di solide basi e possono risultare traumatiche. viene inoltre delineata la distinzione tra violenza domestica e conflitto genitoriale, tema cruciale per comprendere l’impatto sui minori.
tra le personalità citate nel documento, spiccano nominativi chiave che guidano l’argomento e la discussione pubblica.
personaggi, ospiti o membri del cast:
- marina terragni
- roccella