Ddl caregiver: neurologi chiedono formazione e sostegno psicologico

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Ddl caregiver: neurologi chiedono formazione e sostegno psicologico

L’adesione al disegno di legge sul riconoscimento e sulla tutela dei caregiver familiari rappresenta un primo passo verso una sanità più sensibile alle esigenze sociali. Il provvedimento definisce la figura del caregiver e prevede forme di sostegno economico, ponendo l’accento sull’esigenza di accompagnare chi assiste quotidianamente persone con patologie neurologiche. L’obiettivo è introdurre strumenti concreti, senza però limitarsi all’aspetto economico, affinché chi cura possa contare su percorsi di formazione, supporto psicologico e misure utili a conciliare assistenza e lavoro.

caregiver familiari: riconoscimento e sostegno economico

Il testo normativo mira a formalizzare una funzione essenziale all’interno della rete di cura, riconoscendone il ruolo e prevedendo tutele necessarie. Il sostegno economico è al centro dell’intervento, ma non è l’unico elemento indicato come prioritario per migliorare la qualità della assistenza e la sostenibilità del carico quotidiano per chi accompagna i pazienti.

patologie neurologiche interessate e impatto sui caregiver

Le patologie neurologiche che richiedono assistenza continuativa coinvolgono numerose persone: l’ictus colpisce ogni anno tra 100mila e 120mila italiani, rappresentando la principale causa di disabilità nell’età adulta. Demenze, tra cui l’Alzheimer, interessano oltre un milione di individui, mentre il Parkinson supera le 300mila diagnosi.

Un recente studio coordinato da Zappia, condotto dalla Fondazione Limpe per il Parkinson e dalla Confederazione Parkinson Italia, evidenzia come il tempo dedicato dai caregiver vari a seconda delle fasi della patologia: dall’impegno di 1-2 giorni a settimana nelle fasi iniziali a 7 giorni su 7 nell’avanzamento della malattia. Inoltre, il 15% dei caregiver in età attiva non svolge attività lavorativa, e circa il 70% richiede permessi lavorativi occasionali, con costi per riabilitazione e assistenza spesso associati a supporto professionale esterno. Dal punto di vista della salute, il 65% segnala impatti significativi sull’emotività e sul sonno.

Secondo la comunità neurologica, il disegno di legge rappresenta un segnale positivo che, per tradursi in cambiamento sistemico, necessita di azioni mirate: programmi di formazione dedicata per migliorare la qualità dell’assistenza e ridurre stress e isolamento; tutele lavorative e supporto alla salute psicologica per proteggere il benessere di chi assiste, accrescere la resilienza della rete neurologica nazionale e promuovere investimenti in prevenzione, riabilitazione, servizi territoriali e accesso equo alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche.

La disabilità neurologica non è un destino immutabile: può essere prevenuta o mitigata tramite diagnosi tempestive, trattamenti efficaci e assistenza continua. Una sanità moderna deve prendersi cura non solo dei pazienti, ma anche di chi li sostiene ogni giorno, affrontando una sfida sociale e sanitaria non più rimandabile.

verso una strategia di intervento più ampia e sostenibile

Lo sviluppo di una strategia di sistema implica azioni coordinate che coinvolgano reti territoriali, centri di riabilitazione e strutture diagnostiche, con l’obiettivo di offrire supporto accessibile e tempestivo a chi assiste i malati. In parallelo, è cruciale facilitare l’accesso alle risorse professionali e agli strumenti di assistenza, riducendo le barriere economiche e organizzative che spesso limitano la continuità dell’assistenza a casa.

Nel complesso, il quadro descrive una situazione in cui l’investimento in formazione, tutela lavorativa e servizi di supporto si traduce in un miglioramento tangibile per caregiver e pazienti, con ricadute positive sulla salute pubblica e sulla gestione delle malattie neurologiche nel lungo periodo.

persone citate nel testo:

  • Mario Zappia — presidente della Società italiana di neurologia (Sin)

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