Cooperante italiano liberato in Venezuela dopo 423 giorni di prigionia
Un cooperante italiano è tornato libero dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela, con una vicenda che ha coinvolto tensioni diplomatiche e attori istituzionali internazionali. L’esito positivo mette in luce la dinamica della presenza italiana nel continente e l’impegno delle autorità nel seguire da vicino casi di ostaggio/diplomazia umanitaria.
alberto trentini liberato in venezuela
Alberto Trentini, 46 anni, originario del Lido di Venezia, era stato trattenuto dal 15 novembre 2024 senza accuse ufficiali. La liberazione è avvenuta 12 gennaio 2026.
Esperto di cooperazione internazionale, ha collaborato con organizzazioni come Save the Children e Medici Senza Frontiere, partecipando a missioni in Etiopia, Nepal, Libano e Sud America. Al momento dell’arresto lavorava con l’organizzazione Humanity & Inclusion, attiva in 60 Paesi nell’assistenza alle persone con disabilità e nell’inclusione sociale.
Arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024 per una missione umanitaria, Trentini fu fermato durante un controllo mentre si spostava verso Guasdualito, nello stato di Apure, insieme all’autista locale Rafael Ubiel Hernández Machado, che fu successivamente rilasciato. Trentini è stato detenuto nel carcere di massima sicurezza El Rodeo I, vicino a Caracas, una struttura nota per sovraffollamento e violazioni dei diritti umani.
condizioni di detenzione e stato di salute
Secondo quanto riportato, la detenzione avveniva in isolamento, con accesso limitato alla luce naturale e all’esercizio fisico. Trentini avrebbe convivuto con ipertensione cronica, gestita con farmaci forniti dall’ambasciata italiana, e avrebbe perso peso a causa di una dieta ritenuta insufficiente. Durante l’isolamento avrebbe potuto telefonare alla famiglia solo tre volte nel 2025 e non avrebbe avuto accesso a un avvocato indipendente.
ruolo della diplomazia e posizione della famiglia
La famiglia – rappresentata dai genitori Armanda Colusso ed