Caso Garlasco, la Cassazione conferma: no al sequestro di pc e cellulari dell'avvocato Venditti

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Caso Garlasco, la Cassazione conferma: no al sequestro di pc e cellulari dell'avvocato Venditti

Un pronunciamento definitivo chiude un capitolo dell’inchiesta legata al caso Garlasco, offrendo una ricostruzione chiara della gestione dei dispositivi sequestrati e dei criteri di accesso alle prove digitali. La decisione della Cassazione interviene dopo che la Procura di Brescia aveva impugnato l’esito dell’istanza di sequestro, riaffermando l’esigenza di consultare cellulari, hard disk e PC dell’ex magistrato coinvolto nelle indagini corruttive. L’esito della recente pronuncia definisce la posizione processuale e definisce i margini di approfondimento nell’ambito di un’indagine che prosegue da anni.

sequestro di dispositivi informatici nell'inchiesta garlasco: cassazione respinge il ricorso

La sesta sezione della Corte di Cassazione ha respinto in modo totale il ricorso presentato dalla Procura di Brescia contro l’ordinanza che aveva mantenuto il sequestro dei dispositivi dell’ex procuratore aggiunto di Pavia. L’atto di sequestro era parte integrante dell’indagine sull’ipotesi di corruzione legata al caso Garlasco, in relazione al presunto pagamento per archiviare un fascicolo su Andrea Sempio, ora nuovamente indagato nell’ambito del delitto in concorso di Chiara Poggi. I dispositivi erano stati inizialmente sequestrati lo scorso settembre e successivamente restituiti all’interessato.

Nel ricorso, la Procura di Brescia, guidata da Francesco Prete, contestava la necessità di indicare parole chiave specifiche da ricercare sui supporti informatici, sostenendo che diverse pronunce avessero aperto la possibilità di utilizzare criteri selettivi alternativi. Era stata richiamata la giurisprudenza che non impone vincoli rigidi sull’indicazione di chiavi di ricerca e che ammette una pluralità di parametri per rintracciare elementi come video, fotografie, localizzazioni o PDF non rilevabili solo tramite parole chiave. Dell’ordinanza del 14 novembre si era detto che la richiesta non richiedeva una rigidità estrema. La Cassazione, però, non ha accolto questa impostazione.

La Corte ha sottolineato che i parametri di ricerca e le modalità di accesso devono essere modulati caso per caso, senza imporre criteri predefiniti e senza disconoscere l’esercizio di poteri investigativi proporzionati alle esigenze processuali. In sostanza, la Cassazione ha ribadito la necessità di un’interpretazione flessibile dei criteri di acquisizione delle prove, rifiutando l’interpretazione che vorrebbe estendere indefinidamente l’ambito di ricerca. Il verdetto conclude che il sequestro resta valido e giustificato all’interno dell’inchiesta, con la restituzione dei dispositivi al soggetto interessato confermata.

La decisione lascia inalterati i principi applicati al dossier investigativo, definendo un precedente rilevante per le future valutazioni sulla gestione di prove digitali in ambiti giudiziari complessi e instaurando un quadro normativo più chiaro sulle modalità di ricerca e acquisizione dei dati nei casi correlati a reati gravi.

nominali principali

Tra le figure citate nel contesto della vicenda emergono i seguenti nominativi:

  • Mario Venditti
  • Francesco Prete
  • Andrea Sempio
  • Chiara Poggi
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