Autotrasporto piemontese in crisi: pedaggi e accise alle stelle tra cantieri e à discontinua
il 2026 si apre con nuove difficoltà per l’autotrasporto in Piemonte: margini di profitto restritti, costi in aumento e una serie di criticità legate a pedaggi, carburante e stato della rete stradale. l’insieme degli elementi pressione direttamente sui costi operativi e sulla competitività delle imprese, con ripercussioni sui tempi di consegna e sulla sicurezza.
autotrasporto piemontese in salita: pedaggi, accise e infrastrutture
rincari dei pedaggi autostradali
sono stati aggiornati i listini sui pedaggi lungo le principali direttrici utilizzate dai vettori piemontesi: asti-cuneo (di recente ultimata), torino-bardonecchia, a4 torino-milano e a6 torino-savona. l’aumento complessivo sale di 1,5%, un incremento che si somma ai costi già esistenti nel settore.
rialzo delle accise sul diesel
a partire dal 1° gennaio è entrato in vigore un riallineamento delle accise sul diesel, con un incremento di 4,05 centesimi al litro. includendo l’iva, l’impatto si aggira intorno ai 5 centesimi al litro. un pieno medio di 50 litri comporta un costo aggiuntivo di circa 2,47 euro, e con due rifornimenti mensili l’aumento annuo per veicolo diesel supera i 59 euro. sommando anche i rincari della primavera 2025, l’incremento complessivo supera gli 80 euro all’anno.
criticità infrastrutturali e tempi di consegna
in aggiunta alle dinamiche sui costi, persistono problemi strutturali: code prolungate e cantieri permanenti lungo le tratte che conducono verso la liguria caratterizzano una viabilità intermittente e rallentata, con ripercussioni su tempi di consegna, costi operativi e sicurezza.
reazioni e valutazioni degli operatori associativi
posizioni di confartigianato piemonte trasporti
secondo il presidente giovanni rosso, l’aumento delle tariffe incide in modo pesante su un comparto già in difficoltà: costi di esercizio elevati, oneri non pienamente coperti dalle tariffe, incremento del costo del lavoro e concorrenza dei vettori esteri. tali rincari non tengono conto dell’andamento del mercato e della crisi economica in atto. si registra una riduzione del volume d’attività e una minore presenza di imprese locali, con rischi per le 5.511 imprese artigiane del trasporto in Piemonte e oltre 10mila addetti.
considerazioni di confartigianato imprese piemonte
il presidente giorgio felici sottolinea che, se il buon inizio si valuta dall’avvio dell’anno, il 2026 promette salita. oltre ai rincari di carburante e pedaggi, si sommano quelli di energia, materie prime e beni di prima necessità. si esprime una certa delusione verso un governo che, a parole, si dice vicino alle imprese ma non sempre risulta concreta nelle azioni. la richiesta è chiara: misure concrete per aiutare piccole e microimprese a fronteggiare contesti congiunturali negativi sempre più difficili.
effetti sul tessuto economico e sull’occupazione
effetti sui costi e sui margini
l’aumento dei costi operativi si traduce in margini contenuti e in una pressione crescente sui bilanci delle aziende, con possibili riflessi su investimenti e prospettive di crescita. la combinazione di tariffe crescenti, costo del carburante e investimenti necessari per la gestione delle reti stradali amplifica l’incertezza gestionale per le imprese.
panorama delle imprese e occupazione
il quadro evidenzia una riduzione del numero di imprese nel settore e una pressione sull’occupazione, soprattutto tra le realtà artigiane che operano nel trasporto di merci e logistica, con rischio di ulteriore contrazione del tessuto imprenditoriale locale.
protagonisti dell’analisi
tra i principali riferimenti nel dibattito emergono figure di vertice legate al mondo associativo piemontese.
- Giovanni Rosso — presidente di Confartigianato Imprese Piemonte Trasporti
- Giorgio Felici — presidente di Confartigianato Imprese Piemonte