Addio a Sergio Tarquinio, maestro del fumetto western
La figura di Sergio Tarquinio racconta una carriera lunga e poliedrica, capace di attraversare i grandi capisaldi del fumetto internazionale e di lasciare un’impronta indelebile nel western italiano. Disegnatore, illustratore e interprete di un’estetica personale che ha trovato sbocco anche nella pittura e nelle incisioni, Tarquinio ha accompagnato diverse generazioni di lettori con tavole decisive e colpi di scena visivi ben calibrati.
tarquinio: biografia e contributi nel fumetto italiano
tarquinio: esordi e formazione
Nato a Cremona il 13 ottobre 1925, Tarquinio intraprende inizialmente il percorso di Perito Industriale. Dopo aver servito nella Marina negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale, rifiuta un impiego all’Alfa Romeo per non dover pendolare tra Cremona e Milano e si dedica al lavoro come pittore per insegne e cartelloni pubblicitari. Su suggerimento di un amico, compone alcune tavole di prova nel genere western, esordendo professionalmente con due storie per la casa editrice Dea. Nei primi anni di carriera modella il proprio stile su quello di Frank Robbins, noto per Johnny Hazard, e così ottiene un contratto con Editrice Dardo.
tarquinio: l'epopea western
Nel 1948 Tarquinio si trasferisce nei sobborghi di Buenos Aires grazie a un contratto con Editorial Abril, dove viene raggiunto da colleghi come Hugo Pratt, Mario Faustinelli, Alberto Ongaro e Ivo Pavone. Rientra in Italia nel 1952 e torna a collaborare con Dardo, entrando poi nello studio di Rinaldo Dami, che produceva fumetti per il mercato anglofono. In questa fase Tarquinio si dedica in modo particolarmente intenso al western, raccontando storie di Toro Seduto, Buffalo Bill e Cavallo Pazzo. L’assenza di contratti in esclusiva lo porta ad accettare più lavori contemporaneamente, garantendo scadenze serrate ma mantenendo tempo anche per dipingere e incidere, ambito in cui nutre una crescente attenzione artistica.
tarquinio: periodo internazionale e ritorno in italia
Nel 1959 Sergio Bonelli lo convoca per lavorare in esclusiva per la casa editrice, proseguendo la serie Giubba rossa e proponendo le avventure del Giudice Bean, sceneggiate da Sergio Bonelli/Guido Nolitta. Dopo alcune storie brevi, nel 1966 entra a pieno titolo nello staff di Storia del West, curando 34 episodi dalla quarta lettura fino al termine della serie nel 1981. Tre anni dopo lascia la Bonelli per trasferirsi al Giornalino, dove disegna una lunga storia ambientata durante la Guerra di Secessione americana. Questa rimane la sua ultima produzione fumettistica, perché successivamente Tarquinio si dedica interamente alla pittura e all’incisione, campi nei quali affina un’estetica personale che lo accompagnerà anche oltre l’attività editoriale. Nel 2013 riceve l’onore di essere nominato Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.
La vicenda artistica di Tarquinio è stata riconosciuta come una delle basi della storia del fumetto italiano, segnando un percorso che ha saputo congiungere dinamismo delle tavole, rigore narrativo e una costante ricerca estetica.
Nomi principali menzionati nella biografia:
- Sergio Tarquinio
- Sergio Bonelli Editore
- Guido Nolitta
- Batman
- Superman
- Frank Robbins
- Hugo Pratt
- Mario Faustinelli
- Alberto Ongaro
- Ivo Pavone
- Rinaldo Dami
- Giubba rossa
- Giudice Bean
- Toro Seduto
- Buffalo Bill