Unico sopravvissuto racconta il naufragio con oltre 100 vittime
Un nuovo naufragio nel Mediterraneo, registrato nella vigilia di Natale, ha provocato un pesante bilancio tra i migranti e ha acceso una serie di interventi e chiarimenti da parte di Ong, autorità e reti di sorveglianza. L’evento, descritto da diverse fonti, evidenzia la difficoltà di localizzare imbarcazioni in mare aperto e la rapidità con cui le condizioni possono cambiare, rendendo cruciale la cooperazione tra attori umanitari e strutture istituzionali.
naufragio nel mediterraneo: cronologia, attori e risposte
Secondo Sea Watch, 116 persone hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio del 2025, e l’unico sopravvissuto è stato salvato da un pescatore tunisino. Le prime segnalazioni indicano che l’imbarcazione partì giovedì scorso, e che le operazioni di ricerca coinvolsero anche l’unità Seabird; Alarm Phone conferma che il naufragio è avvenuto poco dopo la partenza.
L’uomo sopravvissuto è stato ritrovato sulla chiglia capovolta dell’imbarcazione, che si sarebbe ribaltata nel Mediterraneo poco dopo la partenza dalla Libia. Le immagini diffuse da Alarm Phone mostrano la scena, associando l’imbarcazione a quella partita da Zuwara la sera del 18 dicembre, con 117 persone a bordo, secondo le informazioni ricevute il giorno successivo.
Alarm Phone comunica di aver tentato ripetutamente di contattare l’imbarcazione tramite telefono satellitare, senza esito, e di aver allertato la Guardia Costiera e le ONG competenti, pur non avendo una posizione GPS. È stata contattata anche la Guardia Costiera italiana, che ha confermato di aver ricevuto l’e-mail ma ha interrotto la chiamata senza fornire ulteriori rassicurazioni. Le autorità libiche hanno riferito di non aver soccorso né intercettato alcuna imbarcazione.
Frontex riferisce che un aereo ha sorvolato il Mediterraneo centrale il 21 e il 22 dicembre nell’ambito di una sorveglianza di routine. All’equipaggio è stato chiesto di cercare una possibile imbarcazione tra Libia e Lampedusa, ma non è stato rilevato nulla. Si sottolinea che senza una posizione precisa risulta estremamente difficile individuare una piccola barca di legno dall’alto, data l’estensione dell’area operativa.
La prima svolta investigativa arriva il 21 dicembre, quando Alarm Phone riferisce che alcuni pescatori tunisini avrebbero trovato un uomo, solo e sulle deriva, sulla chiglia di una barca di legno capovolta. L’uomo avrebbe dichiarato di essere partito da Zuwara due giorni prima e di essere l’unico sopravvissuto. Secondo la testimonianza, l’evento sarebbe avvenuto poche ore dopo la partenza a causa di un peggioramento repentino delle condizioni meteorologiche. Si sono susseguiti tentativi di contatto sia con il sopravvissuto sia con i pescatori che lo avevano salvato per chiarire dove fosse avvenuto il naufragio, ma non sono giunte conferme definitive. Alarm Phone ha spiegato di aver contattato ripetutamente la Guardia Costiera tunisina tra il 21 e il 22 dicembre per chiedere mezzi di ricerca e soccorso.
Un commento pubblico arriva da monsignor Perego, presidente della Commissione Cei migranti nonché della fondazione Cei Migrantes: la protezione delle persone deve precedere l’argine dei confini e va ampliata la cooperazione tra Europa e società civile per salvare vite. Il riferimento storico alla famiglia di Nazareth richiama una narrazione di fuga e accoglienza, ricordando che le condizioni diventano gravose prima nei campi libici e poi nel Mediterraneo, dove l’esito per molti migranti è la violenza e non la salvezza.
Queste informazioni delineano una successione di segnali di allerta, tentativi di contatto, interventi a livello europeo e dichiarazioni istituzionali, caratterizzando una dinamica che continua a causare tragedie in mare.
protagonisti citati nel testo:
- monsignor Perego
