UE approva blocco asset russi: le riserve dell'Italia

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UE approva blocco asset russi: le riserve dell'Italia

Un impatto politico di rilievo emerge dall’Unione europea, dove è stata formalizzata l’immobilizzazione indeterminata dei beni russi. La misura, basata sull’articolo 122 del Tfue, mira a rendere più stabile la gestione dei fondi congelati e a facilitare il sostegno all’Ucraina attraverso strumenti finanziari mirati, evitando incertezze legate a rinnovi periodici. L’adozione è accompagnata da una cornice di consenso politico ampia e prepara il terreno per le decisioni del prossimo Consiglio europeo.

immobilizzazione dei beni russi: quadro politico e operativo

Il testo è stato approvato con un margine significativo: 25 stati membri in favore e 2 contrari. La norma rende meno aleatorio il congelamento dei beni russi, eliminando la necessità di rinnovi all’unanimità ogni sei mesi e facilitando eventuali strumenti di prestito all’Ucraina basati su tali beni. L’obiettivo dichiarato è mantenere sul suolo dell’Unione una parte sostanziale dei fondi russi, fino a 210 miliardi di euro, salvo che Mosca paghi integralmente i risarcimenti per i danni causati. Il prossimo Consiglio europeo, in agenda, risulta decisivo per definire le modalità di impiego e le condizioni operative.

reazioni europee e segnali politici

La posizione comunitaria è stata accompagnata da messaggi politici netti. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto la decisione, sostenendo che la prosecuzione dell’immobilizzazione invia un messaggio forte a Mosca finché la guerra non cessi, rafforzando la posizione di Kiev sul campo di battaglia e nei negoziati. Inoltre, Kaja Kallas, Alta rappresentante, ha sottolineato che la misura permette di trattenere risorse cruciali sul territorio dell’UE, aumentando la pressione sulla Russia.

la posizione italiana

In linea con Belgio, Bulgaria e Malta, l’Italia ha espresso sostegno al regolamento per stabilizzare l’immobilizzazione dei beni russi, senza però prevederne l’immediato utilizzo. Le fonti di Palazzo Chigi evidenziano che la decisione mira a sostenere Kiev, senza lasciare dubbi sul sostegno italiano, e ribadiscono l’esigenza che tali decisioni di portata giuridica e finanziaria siano precedute da una discussione politica e non da annunci di natura tecnica. Inoltre, si sottolinea che la decisione odierna non crea precedenti per mutare i meccanismi decisionali né per modificare l’unanimità necessaria alle determinazioni.

prossimi passi e strumenti di finanziamento

In vista del Consiglio europeo dell’18 dicembre, la discussione sui fabbisogni finanziari dell’Ucraina resta cruciale. L’Italia invita la Commissione e il Consiglio a esplorare opzioni alternative per garantire la continuità del supporto, puntando su un prestito UE e su soluzioni ponte capaci di assicurare la continuità del sostegno prima che la soluzione definitiva entri in vigore, evitando vuoti di liquidità durante la transizione.

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