Strategia del degrado: le pratiche illegali contro i richiedenti asilo alla Questura di Trieste
Un rapporto realizzato da diverse realtà che assistono i richiedenti della rotta balcanica mette in evidenza un allungamento dei tempi e pratiche che, secondo le organizzazioni, comprimono i diritti all’accesso all’asilo a Trieste. Il documento, intitolato Accesso negato, raccoglie testimonianze e evidenze che descrivono un sistema in cui la registrazione delle domande viene spesso rallentata e in parte ostacolata, con ripercussioni dirette sui percorsi di accoglienza.
accesso alle domande d’asilo trieste: condizioni e criticità
Il diritto di chiedere asilo è un principio di diritto umano fondamentale sancito dalla Dichiarazione universale dei Diritti Umani e dalla Convenzione sui rifugiati del 1951, tutelato dalla Costituzione italiana e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea. Il rapporto segnala che, nel 2025, oltre 1.400 persone hanno visto allungarsi il procedimento di registrazione, che per legge si dovrebbe chiudere in pochi giorni ma può richiedere fino a due mesi, ostacolando l’accesso all’accoglienza.
funzionamento delle procedure e tempi di attesa
La documentazione necessaria e l’ordine con cui i richiedenti vengono ricevuti sono descritti come elementi criticati nelle testimonianze raccolte. In alcune circostanze, i funzionari hanno condizionato la registrazione della domanda al possesso di documenti o addirittura del cellulare. In una testimonianza video viene riportato un caso in cui un telefono rotto durante il viaggio è diventato ostacolo alla prosecuzione della pratica, costringendo a scegliere tra fornire un dispositivo funzionante o rinunciare all’accesso.
pratiche e criticità nei contatti con la questura
Altri casi descritti riguardano rinvii a questure diverse o inviti a raggiungere Paesi terzi, operazioni spesso informalmente gestite e prive di conferma scritta o di attivazione di procedure formali per individuare lo Stato europeo competente a esaminare la domanda. Tale gestione contrasta con la normativa europea e con il nuovo regolamento sull’asilo (2024/1351). In più, talvolta si registra l’ingresso in questura per la registrazione e l’uscita con l’ordine di lasciare l’Italia, una dinamica censurata dal Tribunale di Trieste il 20 novembre per la mancanza di una giustificazione giuridica.
impatto sui richiedenti e condizioni di accoglienza
La procedura, imponendo tempi prolungati, lascia alcune decine di persone in condizioni di estrema vulnerabilità, costrette a tornare più volte per l’avvio della pratica. Secondo il rapporto, tra le 70 e le 140 persone si presentano nelle ore iniziali del mattino e solo una parte riesce ad accedere fisicamente agli uffici; spesso circa la metà non consegue la formalizzazione della domanda subito dopo l’ingresso, con tempi di attesa che possono raggiungere i 60 giorni. Molti soggetti vulnerabili restano senza adeguata protezione e finiscono per sostare in spazi non idonei, tra magazzini del Porto Vecchio e situazioni igienico-sanitarie precarie. Nella realtà triestina si segnalano anche morti legate a condizioni di freddo e precarietà, come nel caso di Hichem Billal Magoura.
proposte delle associazioni e prospettive normative
Le organizzazioni firmatarie chiedono un potenziamento della registrazione delle domande di asilo, una presa in carico più efficace delle persone vulnerabili, l’applicazione corretta delle procedure relative alla tratta e ai minori non accompagnati, e una maggiore trasparenza informativa. Inoltre, viene chiesto di istituire un tavolo tecnico permanente per monitorare l’evoluzione della gestione delle domande d’asilo e per prevenire pratiche che ostacolano l’accesso all’accoglienza. Le segnalazioni, pervenute nel 2025, sommano 34 denunce collettive e 416 PEC individuali, coinvolgendo 1.494 persone.
nominativi citati nel testo
- Sara Kelany
- Matteo Piantedosi
- Hichem Billal Magoura
