Raggiunte 100mila firme contro la riforma Nordio, il governo rinvia il blitz sulla

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Raggiunte 100mila firme contro la riforma Nordio, il governo rinvia il blitz sulla

referendum nordio e iniziativa popolare: un contesto in rapida evoluzione accompagna le sottoscrizioni che hanno guadagnato volume nelle settimane natalizie. Un gruppo di quinidici giuristi ha promosso l’azione, aprendo al pubblico le firme sul portale del ministero della Giustizia a partire dal 22 dicembre, con accesso che richiede SPID o la Carta d’identità elettronica. L’obiettivo dichiarato è indurre una riflessione pubblica sull’impatto della riforma Nordio, pur trattandosi di un’iniziativa principalmente simbolica in quanto la consultazione è già stata formalmente richiesta dai parlamentari delle diverse forze.

l’obiettivo pratico è stimolare il governo a non accelerare l’apertura delle urne per un voto previsto inizialmente all’inizio della primavera. La datazione ufficiale resta incerta, poiché il Consiglio dei ministri dell’ultimo periodo non ha fissato una data certa, segno dell’impatto della conseguente raccolta firme e di una valutazione più cauta da parte di autorità e vertici politici.

referendum nordio: contesto e promotori

La discussion sul calendario ha assunto una dimensione sostanzialmente politica, nonostante la prassi preveda di attendere tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale, avvenuta il 30 ottobre. Entro il 30 gennaio potrebbero attivarsi tre vie per la consultazione: cinquecentomila elettori, cinque consigli regionali o un quinto dei membri di ciascuna camera. I parlamentari hanno già presentato richieste, quattro delle quali sono state approvate dalla Cassazione il 18 novembre. Anche i cittadini hanno diritto a depositare firme entro la fine di gennaio, osservando i tempi tecnici per la validazione da parte della Suprema Corte (massimo 30 giorni).

Di conseguenza, la delibera del Cdm non potrebbe giungere prima dell’inizio di febbraio. Poiché la data va fissata con un preavviso tra 50 e 70 giorni, una consultazione imminente non si prevedeva né a fine gennaio né a inizio febbraio; la possibilità che si fissasse per fine marzo o aprile è stata considerata.

tempi, procedure e data possibile

La maggioranza mira a accelerare i tempi per sfruttare l’attuale vantaggio del Sì nei sondaggi, limitando così il rischio di un sorpasso del No. Nei giorni recenti, il governo ha esaminato una base tecnica per interpretare la normativa: secondo la legge 352 del 1970, il referendum va indetto entro 60 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza della Cassazione che lo ammette. È già presente un’ordinanza che ha avviato la procedura, relativa alla richiesta parlamentare.

Il progetto iniziale prevedeva di definire date per il referendum nel 29 dicembre, con manifestazioni domenicali e lunedì 1-2 marzo, ma la scelta è stata abbandonata all’ultimo momento. Le ragioni includono l’aumento delle sottoscrizioni online e la necessità di bilanciare opportunità politiche: i promotori hanno minacciato ricorsi al Tar in caso di decisioni affrettate.

Il governo resta comunque entro i limiti temporali: ha tempo sino al 19 gennaio per decidere se procedere prima senza attendere la raccolta popolare. Il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, ha accennato a discussioni all’inizio di gennaio e ha indicato che la questione dei sessanta giorni potrebbe bastare senza la raccolta delle firme, lasciando aperta la possibilità di una convocazione anticipata.

Non mancano però segnali divergenti: oltre centomila elettori sostengono l’esistenza di scenari diversi rispetto a una forzatura normativa.

persone chiave e protagonisti

Nell’insieme delle dinamiche emerse, sono citate alcune figure di spicco che hanno partecipato al dibattito pubblico. Di seguito i nomi chiave menzionati:

  • Giuseppe Conte
  • Elly Schlein
  • Sergio Mattarella
  • Antonio Tajani
Referendum, raggiunte le 100mila firme contro la riforma Nordio. E il governo (per ora) rinuncia al blitz sulla data
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