Omicidio Serena Mollicone: le dichiarazioni di Franco Mottola in Appello bis
In sede di Appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone, l’ex comandante della caserma di Arce ha reso dichiarazioni spontanee. L’intervento, riferito ai fatti processuali, si concentra su accuse di depistaggio, sulla gestione di atti d’ufficio e su quanto avvenuto nella notte tra il primo e il secondo giugno, offrendo una ricostruzione basata sulle proprie azioni e su ordini ricevuti.
franco mottola: dichiarazioni in aula sull’omicidio mollicone
la posizione sull’accusa di depistaggio
Franco Mottola ha respinto l’ipotesi di depistaggio e ha spiegato di aver accompagnato Guglielmo Mollicone in caserma per far firmare verbali su ordine del capitano Trombetti. Ha aggiunto che non comprende e non conosce né chi, né quando, né perché sia stata mossa l’ipotesi legata all’hashish nel cassetto o al telefonino, elementi che non rientrano nella sua ricostruzione. Riferisce inoltre di aver raccolto la richiesta di Guglielmo Mollicone verso le due del mattino, su sua precisa insistente richiesta in caserma.
la ricostruzione dell’episodio della porta
Secondo l’ex comandante, durante il confronto con il figlio Marco ha ammesso di aver reagito con un colpo sulla porta. Ha dichiarato di averla rotta di pugno, per poi, una volta calmatosi, togliere la porta e sostituirla con quella del bagno, dove fu successivamente rinvenuta. Ha aggiunto che, riferendosi a Suprano, disse che non intendeva attribuire a un sottoposto la perdita di controllo da parte del proprio comandante. Sulla dinamica, ha sostenuto che saranno i propri consulenti a dimostrare che la porta non sia l’arma lesiva.
il riferimento al testimone tuzi e al suicidio
Riconducendo parte delle accuse al testimone Santino Tuzi, Mottola ha evidenziato che Tuzi sarebbe morto suicida e ha attribuito tale atto a una relazione extraconiugale e a motivi personali, ritenendo che tali dinamiche possano aver influito sul caso. L’ex maresciallo ha attribuito a Tuzi la perdita dell’onore e della stima in se stesso, sottolineando che i segreti su comportamenti non collegati direttamente ai rapporti con la famiglia Mottola avrebbero contribuito al tragico esito.
la richiesta di assoluzione e l’evoluzione del dibattimento
l’atteggiamento della difesa e le richieste al tribunale
Con riferimento all’esito del processo, l’imputato ha espresso dolore per una campagna accusatoria che, a suo dire, si è protratta per anni. Ha sottolineato la necessità di un giudizio obiettivo e ha chiesto che venga pronunciata un’assoluzione, affinché vengano chiariti i motivi della decisione e venga sgombrata ogni impurità dall’opinione pubblica.
l’azione di indagini e l’obiettivo di individuare il vero colpevole
Nel complesso, la posizione esposta mira a dimostrare che le indagini dovrebbero porsi l’obiettivo di identificare l’autore reale del delitto, evidenziando l’esigenza di strumenti investigativi seri e una verifica accurata di tutte le circostanze emerse nel corso degli anni. Si chiede equilibrio nel giudizio e una valutazione neutrale da parte della magistratura in vista di un esito definitivo.
personaggi citati nel dibattimento
Nel corso delle dichiarazioni emergono diversi nomi legati al contesto investigativo e familiare del caso.
- franco mottola
- annamaria mottola
- marco mottola
- guglielmo mollicone
- capitano trombetti
- brigadiere santino tuzi
- annarita torriero
- suprano