Naufragi e respingimenti in Libia: l’Europa si volta ’altra parte

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Naufragi e respingimenti in Libia: l’Europa si volta ’altra parte

Nel contesto delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, tra il 24 e il 27 maggio 2025 si è registrata una sequenza di eventi che ha acceso il dibattito sulle responsabilità delle autorità coinvolte e sull’adeguatezza delle procedure di intervento. secondo fonti di SOS Méditerranée, la gestione ha sollevato dubbi significativi riguardo a chi dovesse coordinare l’intervento e a quali norme dovessero guidarlo, con particolare attenzione alle decisioni prese dalle autorità italiane.

soccorso in mare e responsabilità delle autorità italiane

All’alba del 24 maggio Alarm Phone segnala due imbarcazioni partite da Sabratha, entrambe con oltre cento persone a bordo. La prima è raggiunta dalla guardia costiera italiana, la seconda resta in acque prossime senza intervento immediato. Il meteo peggiora e la motovedetta libica interviene prima di rientrare. Alarm Phone contatta il mercantile MV Bobic, battente bandiera delle Isole Marshall, che resta disponibile in attesa di indicazioni dai centri di coordinamento italiani o libici. L’Ocean Viking, a sua volta, contatta l’IMRCC ma riceve una risposta di carattere conciliante, senza un intervento operativo chiaro. Nella ricostruzione emerge una mancanza di coordinamento tra le parti: la Bobic avvia le operazioni di salvataggio, ma su istruzioni ambigue e senza istrutture adeguate per l’emergenza.

La nave umanitaria soccorre 35 persone, mentre le restanti 75 restano in balia delle onde. Le manovre successive non prevedono un adeguato coordinamento tra la Bobic, l’Ocean Viking, i centri di coordinamento italiani e quello libico. Le richieste urgenti della Bobic non ricevono risposte operative chiare, con uno scenario che accentua i rischi per i naufraghi e per l’equipaggio. Nel frattempo, i libici ordinano alla Bobic di supportare il recupero dei dispersi e, una volta raggiunta l’area, di trasbordare i dispersi sulla Viking, che però si trova a un giorno di navigazione.

All’alba successiva, Alarm Phone e Ocean Viking richiamano l’attenzione sul rischio di respingimento illegittimo in Libia, ostacolo che la normativa internazionale vieta qualora non esistano condizioni di sicurezza umana. La comunicazione tra le parti resta lacunosa: la Bobic riferisce di contatti intermittenti, e la Viking riceve conferme circa un possibile sbarco in Libia, successivamente smentite o cambiate in corso d’opera. Le ore successive mostrano una dinamica incerta con esiti che, nonostante i tentativi di assurro, mantengono un status di incertezza e ritardo nelle decisioni.

risposte operative e evoluzione della situazione

All’alba, la situazione resta sospesa tra proposte di sbarco e imposizioni di nuove rotte. La Bobic comunica che i 75 dispersi sono stati individuati e che la situazione richiede decisioni rapide. A un certo punto la nave riceve indicazioni di porti alternativi, con l’esame di uno sbarco in Libia che viene nuovamente escluso da istruzioni operative. Nel frattempo, la Bobic riferisce l’intenzione di non riportare le persone in Libia e la Viking riceve conferma di accordi tra autorità italiane e libiche per la destinazione finale, con un trasferimento che avvenne su mezzi di supporto alle piattaforme petrolifere. Nella seconda metà della giornata, la situazione si risolve con lo spostamento dei dispersi verso un’emergenza di trasbordo in mare aperto e, successivamente, con una serie di contatti che conducono ad uno sbarco parzialmente condiviso tra diverse unità di soccorso.

La fase conclusiva, tra il 26 e il 29 maggio, vede una gestione dei porti di sbarco criticata da SOS Méditerranée come discriminatoria e onerosa. All’arrivo finale al porto di Livorno, dopo una serie di operazioni a distanza e di trasferimenti, rimanevano a bordo oltre cento persone, tra cui numerosi minori e feriti in condizioni significative. Il Tribunale per i Minori di Palermo ha emesso indicazioni di sbarco urgente per i minori, ma le autorità hanno imposto procedure che hanno prolungato la permanenza in mare aperto e le operazioni di trasbordo, con esiti che rappresentano una grave sfida umanitaria. L’esito finale ha visto l’arrivo al porto di Livorno in data 29 maggio, con un numero di persone a bordo ridotto rispetto all’origine.

In questa ricostruzione emerge una cornice in cui la responsabilità di chi coordina e di chi interviene è al centro del dibattito legale e politico, con richieste di accertamento e verifiche su ipotesi di reato che spaziano dall’omicidio colposo all’abbandono di persone e a pratiche di respingimento che violano norme internazionali.

figure coinvolte

Nel presente contesto emergono figure e protagonisti di rilievo che hanno contribuito a far emergere la dinamica operativa e le questioni legali:

  • Francesca Cancellaro
  • Abdullah Trabelsi
  • Emad Trabelsi
  • Matteo Piantedosi
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