Delitto di Garlasco: il mistero dei capelli sulla scena del crimine

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Delitto di Garlasco: il mistero dei capelli sulla scena del crimine

Un aggiornamento tecnico rinnova l’attenzione sulla vicenda di Garlasco, concentrandosi sui capelli rinvenuti sulla scena del delitto e sulle nuove valutazioni peritali. l’analisi, condotta alla luce degli elementi emersi nel corso di recenti verifiche, evidenzia come i reperti siano stati esaminati e sottoposti a procedure di prelievo, offrendo elementi utili a inquadrare l’evoluzione delle indagini.

delitto di garlasco: nuove analisi sui capelli

Durante l’incident probatorio di pavia dello scorso 4 luglio, tutti i reperti sono stati ispezionati e sottoposti a prelievo. Nel residuo di tappetino del bagno sono state individuate tre presunte formazioni pilifere (registrate come 114436, 114437, 114438), mentre un’altra formazione è rimasta sulla garza usata come tampone orale nell’autopsia.

  • denise albani
  • alberto stasi

analisi delle caratteristiche dei reperti

Secondo la relazione redatta dal perito incaricato, i reperti “risultavano non possedere le caratteristiche idonee per la ricerca di DNA nucleare umano” e quindi non venivano sottoposti ad alcun accertamento biologico secondo il Metodo interno accreditato.

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capelli del lavandino: attribuzioni e verifiche

Nei referti emergono i capelli lunghi neri rinvenuti nel lavandino, mai repertati e analizzati, attribuiti dalla giurisprudenza alla vittima, recisi dalla violenza dei colpi. Le valutazioni degli inquirenti di milano, in una relazione datata 7 luglio 2020, indicano che quei capelli hanno un colore diametralmente opposto a quello di Alberto Stasi e dimostrano che il lavandino non è mai stato pulito dal sangue. In caso contrario, i capelli sarebbero stati trascinati via.

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Alberto Stasi
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