Comuni montani esclusi legge Calderoli: la protesta di 1400 centri
La discussione sulla nuova perimetrazione dei comuni montani ruota attorno a come tutelare le aree interne senza compromettere lo sviluppo socio-economico dei piccoli centri. La legge 131/2025 e il decreto attuativo introducono criteri mirati all’altimetria e alla pendenza, con l’obiettivo di concentrare le risorse su territori realmente montani. Il tema interessa comuni sparsi tra Alpi ed Appennini, dove la definizione di “montano” determina accesso a servizi, incentivi e interventi pubblici, con conseguenze dirette sulla capacità di restare abitati e competitivi.
comuni montani: criteri e obiettivi
La bozza descrive tre criteri principali, tutti ancorati a quota e superfici. il primo criterio stabilisce che un comune sia montano se almeno il 25% del territorio supera i 600 metri sul livello del mare e almeno il 30% della superficie ha una pendenza superiore al 20%. Il secondo criterio amplia la maglia introducendo una soglia media: un comune entra con un’altezza media superiore a 500 metri. Il terzo criterio riguarda i casi “interclusi”: comuni circondati da enti già classificati montani, a condizione di avere un’altitudine media di 300 metri. Il governo ha espresso disponibilità a includere ulteriori situazioni di interclusione per arrivare a quasi 2.900 comuni montani.
La finalità indicata nelle indicazioni ufficiali è concentrare le risorse disponibili nelle zone autenticamente montane, riducendo la frammentazione amministrativa. Per i piccoli comuni, ciò può significare una diversa distribuzione di strumenti di sostegno e di incentivi, nonché una ridefinizione delle prospettive di accesso a servizi pubblici.
effetti e numeri della classificazione
Secondo la lettura tecnica del provvedimento, la nuova classificazione eleva a montani 2.844 comuni, pari a il 36% dei comuni italiani, su una superficie complessiva di 121.715 km2 e 7,8 milioni di residenti, ovvero il 13,2% della popolazione nazionale. La classificazione precedente contava 4.201 comuni, con una differenza di 1.357 enti tagliati dalla lista. La ratio declarata è ridurre il numero di comuni montani per concentrare risorse nelle zone autenticamente montane, una scelta che incide sulla geografia politica dei fondi e delle agevolazioni.
Nei documenti di accompagnamento si sottolinea che l’obiettivo è evitare discrimini basati sull’altitudine e privilegiare le aree in maggiore stato di disagio economico e sociale, piuttosto che distinguere i territori soltanto per quota. In questa prospettiva, la classificazione funge da strumento di accesso a misure nel campo sanitario, dell’istruzione e degli incentivi a imprese e investimenti.
dibattito e posizioni
Nel dibattito emergono posizioni diverse tra amministratori e studiosi. Fabio Natta, sindaco di Cesio e membro della consulta nazionale dei piccoli comuni Anci, mette in guardia contro una lettura che trasformi la tutela montana in una “lotteria” basata sull’altitudine. Sostiene che dissesto idrogeologico e perdita di servizi potrebbero colpire i comuni montani se l’elenco venisse manomesso, con ripercussioni su imprese, scuole e bollette energetiche.
Riguardo al criterio di classificazione, anche diverse associazioni geografiche hanno espresso preoccupazioni. Secondo l’Associazione italiana geografi e geografe, la definizione operativa non può semplificare in modo riduttivo la complessità dei territori montani; elaborazioni scientifiche e una prospettiva che riconosca la varietà dei contesti sarebbero utili per un’applicazione più equa.
Dal lato politico, il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha indicato la disponibilità a includere ulteriori casi di interclusione, segnalando una trattativa ancora aperta con regioni ed enti locali. Elena Dell’Agnese, presidente dell’Associazione nazionale geografi e geografe, richiama l’esigenza di definire la montanità come condizione e non solo come quota per superare semplificazioni.
La normativa prevede che i beneficiari delle misure vengano identificati tramite parametri socio-economici, ma solo all’interno dell’elenco dei comuni montani stabilito dal decreto. Il meccanismo stabilisce un criterio di accesso ai servizi e agli incentivi entro il perimetro definito, imponendo una soglia chiara tra chi resta dentro e chi resta fuori dalla tutela.
persone chiave nel dibattito
Nel confronto pubblico emergono figure di rilievo che hanno accompagnato la discussione.
- Fabio Natta, sindaco di Cesio
- Roberto Calderoli, Ministro per gli Affari regionali e le autonomie
- Elena Dell’Agnese, presidente dell’Associazione italiana geografi e geografe