Aumento dei pedaggi autostradali 2026: Salvini attribuisce la responsabilità alla Consulta
Con l’arrivo dell’anno nuovo si delineano i continui rincari sui pedaggi autostradali, con una dinamica guidata dall’aggiornamento dei Piani Economico-Finanziari. Il contesto vede differenze tra concessionarie: alcune non prevedono aumenti, altre registrano una crescita moderata e una terza categoria segnala una variazione superiore alla media. Le decisioni normative e una recente pronuncia della Corte Costituzionale incidono sull’interpretazione e sull’applicazione di tali aumenti, delineando i margini di intervento pubblico e le conseguenze per la gestione delle infrastrutture.
rialzi pedaggi autostradali: scenario e riferimenti normativi
Secondo la nota diffusa dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l’incremento medio è pari al 1,5% per le società concessionarie che hanno in corso l’aggiornamento dei relativi Pef. In particolare, per le concessionarie Concessioni del Tirreno p.A. (tratti A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza p.A. (tratti A5 e A21) e Strada dei Parchi p.A. non sono previste variazioni tariffarie a carico dell’utenza, mentre si registra un aumento pari a 1,925% per la concessionaria Salerno-Pompei-Napoli S.p.A.
incrementi medi e casi specifici
- incremento medio 1,5% per le società con aggiornamento dei Pef
- nessuna variazione tariffaria a carico dell’utenza per le concessionarie Concessioni del Tirreno p.A., Ivrea-Torino-Piacenza p.A. e Strada dei Parchi p.A.
- aumento previsto di 1,925% per la Salerno-Pompei-Napoli S.p.A.
la sentenza della corte costituzionale
Con la sentenza n. 147 depositata il 14 ottobre 2025, la Corte Costituzionale ha autorizzato gli incrementi tariffari. I giudici hanno bocciato le norme che, nel periodo 2020-2023, avevano rinviato gli adeguamenti dei pedaggi in attesa dei nuovi Pef, censurando i rinvii contenuti nei decreti-legge 162/2019 e 183/2020 e successive deroghe, poiché in contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione.
Il ricorso, promosso dal Consiglio di Stato contro due note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, contestava la mancata riconoscibilità degli adeguamenti per il 2020 e il 2021, ritenendo compromessa la continuità dell’azione amministrativa e la libertà d’impresa. La Corte ha ricordato che gli strumenti per definire senza indugio il nuovo sistema tariffario esistono e che, in alternativa, le delibere CIPE e ART intervenute nel frattempo avrebbero potuto assicurare l’applicazione delle tariffe.
In sostanza, la Consulta evidenzia che le scelte di politica tariffaria non dovevano rimanere impedite dall’esito di rinvii normativi, in quanto un intervento tempestivo avrebbe potuto tutelare l’infrastruttura, l’efficienza, la sicurezza e la programmazione di manutenzione e investimenti.
Protagonisti citati nel testo:
- Matteo Salvini
