Caso Ramy, Fares Bouzidi e carabiniere a rischio rinvio a giudizio

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Caso Ramy, Fares Bouzidi e carabiniere a rischio rinvio a giudizio

La chiusura dell’inchiesta sull’omicidio stradale di Ramy Elgaml segna un importante sviluppo nel caso che ha coinvolto la procura di Milano. Gli indagati comprendono sia Fares Bouzidi, l’amico che guidava lo scooter, sia il carabiniere responsabile dell’inseguimento. Entrambi rischiano ora il rinvio a giudizio.

Accuse ai due indagati

I pubblici ministeri Giancarla Serafini e Marco Cirigliano hanno formulato accuse specifiche nei confronti di Fares Bouzidi. Questi è accusato di omicidio stradale per aver guidato senza patente e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, fuggendo dal controllo dei carabinieri.

Responsabilità del carabiniere

Per quanto riguarda il carabiniere, le accuse sono meno gravi e riguardano una violazione delle norme di prudenza durante l’inseguimento. La consulenza cinematica ha confermato che il comportamento del militare era corretto, ma gli viene contestata una distanza inadeguata dallo scooter durante la fuga.

Distanza e comportamento durante l’inseguimento

Durante i circa otto minuti dell’inseguimento, il carabiniere avrebbe mantenuto una distanza inferiore a 1,5 metri dal T-Max. Tale distanza sarebbe stata ritenuta inadeguata per prevenire collisioni, considerando anche le manovre avventate del conducente dello scooter.

Dichiarazioni di Romano La Russa

Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza, ha espresso indignazione riguardo al rinvio a giudizio del carabiniere. Ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto dalle forze dell’ordine e ha messo in discussione le motivazioni alla base delle accuse.

  • Fares Bouzidi – amico della vittima e conducente dello scooter
  • Carabiniere – coinvolto nell’inseguimento
  • Giancarla Serafini – pubblico ministero
  • Marco Cirigliano – pubblico ministero
  • Romano La Russa – assessore regionale alla Sicurezza
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