Venezuela aiuti rubati famiglie costrette a pagare di tasca propria i soccorsi
Nel Venezuela continua l’emergenza dopo il sisma, con segnalazioni di sopravvivenza anche nelle aree colpite più duramente. Prima dell’alba di lunedì, i soccorritori hanno tratto in salvo una madre e tre minori rimasti bloccati sotto l’edificio Opp26, nella zona di Tanaguarena (La Guaira). La famiglia avrebbe retto circa 290 ore sotto il cemento, in una fase in cui, secondo le ricostruzioni riportate, il numero dei recuperi di corpi recuperati sarebbe già elevato e in diversi casi in avanzato stato di decomposizione.
Le stime ufficiali indicano che dalle macerie sono state estratte 6.400 persone. I morti risultano oltre 3.342, mentre i dispersi sarebbero circa 50mila. Terminata la fase internazionale delle operazioni di ricerca e soccorso, la gestione passa alla Protezione civile, mentre l’attenzione si concentra sugli aiuti umanitari.
soccorso e passaggio alle operazioni della protezione civile in Venezuela
Il salvataggio della madre e dei tre minori avviene in un contesto caratterizzato da numerosi interventi di recupero, mentre le autorità indicano un cambio di scenario: cessata la fase internazionale dei soccorsi, le attività operative vengono affidate alla Protezione civile. Parallelamente cresce il peso delle necessità legate all’assistenza immediata, con la distribuzione di beni di prima urgenza che diventa il nodo centrale.
denunce su aiuti umanitari e controllo delle distribuzioni
Al centro delle segnalazioni compaiono accuse relative a corruzione e condizionamento nelle catene di consegna. Le donazioni sarebbero in parte legate alla società civile, ma controllate da gruppi armati e militanti del Partito socialista unito del Venezuela, che distribuirebbero i materiali “a discrezione”. Un giornalista, Seir Contreras, ha denunciato questo meccanismo, evidenziando come la selezione dei beneficiari sarebbe influenzata da soggetti non autorizzati a gestire l’assistenza.
A Caracas, in una tendopoli vicina al Panteón Nacional, emergono ulteriori racconti: alcune persone riferiscono che gruppi armati irrompono soprattutto di notte con minacce e richieste legate al controllo del luogo e delle risorse. In tale scenario, la necessità di ottenere beni come un materasso sarebbe associata alla consegna di documenti di identità, secondo quanto riportato da una madre superstite.
aiuti a la guaira, accumuli e distribuzioni senza controllo delle autorità
Le accuse riguardano anche la gestione degli aiuti destinati a La Guaira. I materiali sarebbero accatastati nell’abitazione dell’attivista Antonia Valderrama, indicata come privata cittadina coinvolta nei Comites locales de abastecimiento y producción (Clap), già citati in una presunta trama di corruzione da 5 miliardi di dollari. La consegna sarebbe avvenuta senza un controllo effettivo delle autorità locali, con la distribuzione affidata a discrezione del soggetto che gestisce l’accumulo dei beni.
Dalla comunità giungono proteste rivolte al controllo dei rifornimenti. Un residente, Emanuel Mata, ha affermato che gli aiuti non dovrebbero essere considerati proprietà di chi li amministra, richiamando l’esigenza di consegne basate sul principio di assistenza al popolo.
furti e mercificazione dei beni: accuse da quartieri e comitati locali
Le denunce non riguardano soltanto la distribuzione “a discrezione”, ma anche sottrazioni e rivendita di materiali. Il leader del collettivo “La Piedrita” del quartiere “23 de Enero”, Valentín Santana, ha riferito che cibo e vestiti sarebbero stati sottratti, chiedendo un intervento urgente da parte di Intelligence e Controspionaggio militare. La ricostruzione collega le grandi necessità dell’emergenza a comportamenti di chi avrebbe approfittato della situazione per rubare e rivendere l’aiuto.
Anche la gestione farmaceutica viene descritta come critica. In un’area di La Guaira il McDonald’s è stato trasformato in ospedale per fronteggiare l’emergenza; secondo un volontario, Mauro Monasterios, si registrerebbe caos nella consegna con medicine che spariscono durante le fasi di trasferimento.
contestazioni ufficiali e coordinamento dell’assistenza
Tra le informazioni circolate compare anche la questione della destinazione di alcuni aiuti tracciati. Il sindaco di Panama, Mayer Mizrachi, ha sostenuto che una parte degli aiuti, indicati come tracciati tramite AirTag, sarebbe finita a Maturín, città a est del Venezuela, che non sarebbe stata colpita dal sisma. La risposta del governo non tarda: il ministro dell’Interno venezuelano, Diosdado Cabello, ha smentito la notizia definendola parte di una “campagna orchestrata” dalle opposizioni.
Sul versante organizzativo, l’assistenza sarebbe coordinata anche attraverso Caritas Venezuela e altri enti con presenza sul territorio, mentre Palazzo di Miraflores tenterebbe di strutturare un lavoro comune per il supporto alle aree colpite.
collette locali per mezzi pesanti e recupero sotto le macerie
In assenza di mezzi adeguati in alcune zone, i vicini dei complessi José Antonio Páez e Perlamar avrebbero avviato collette per noleggiare gru e mezzi pesanti e rimuovere le macerie. I costi indicati oscillano da mille a 15mila dollari, variando in base all’offerta e alla portata dei lavori.
La necessità di continuare le rimozioni viene motivata anche da segnalazioni di persone ancora vive sotto l’edificio. Un familiare, Valentina Pérez, ha spiegato che il tentativo deve proseguire, sottolineando la richiesta di una gru da cento tonnellate. Le raccolte includerebbero contributi di dieci, cinquanta e fino a duecento dollari, cifre descritte come superiori a un salario mensile in molte situazioni.
Le collette sarebbero sostenute anche da chi vive all’estero, con capacità di acquisto maggiore. Un racconto riportato da Nelson Molina indica che, senza alternative strutturate, l’assistenza sarebbe ridotta a un meccanismo “fai da te”, con il riferimento a uno Stato percepito come assente e con il limite dei mezzi insufficienti anche da parte dei soccorritori internazionali.
spostamenti dei mezzi e disuguaglianze nell’assistenza
Da fonti riservate arrivano indicazioni secondo cui una parte dei mezzi pesanti sarebbe stata spostata intenzionalmente nelle zone più agiate de La Guaira. In queste aree sarebbe stata data priorità a familiari, persone legate all’imprenditoria e alle élite locali. In contesti descritti come più popolari, come Punta de Mulatos, Soublette ed El Cardonal, sarebbero mancate persino visite di sopralluogo governative.
Le conseguenze sarebbero legate alla mancanza di assistenza e alla paura per la sicurezza degli edifici. Nolys Rojas, di Soublette, ha denunciato che alcuni appartamenti presentano fessure profonde e che sarebbero necessari tende e materassi. In tali condizioni, secondo la testimonianza, non sarebbe possibile dormire all’interno delle abitazioni a causa del timore di crolli differiti. Il racconto richiama eventi precedenti come la tragedia già avvenuta nella scuola “San Judas Tadeo” e nell’ospedale pediatrico “El Niño y El Mar”, dove sarebbero morti sedici bambini.
personaggi e figure citate
- Seir Contreras
- Antonia Valderrama
- Emanuel Mata
- Valentín Santana
- Mauro Monasterios
- Mayer Mizrachi
- Diosdado Cabello
- Antonia Valderrama
- Valentina Pérez
- Nelson Molina
- Nolys Rojas
