Venezi non tornerei ad Atreju: cappello in testa e nessuna difesa

• Pubblicato il • 5 min
Venezi non tornerei ad Atreju: cappello in testa e nessuna difesa

Beatrice Venezi, direttrice d’orchestra tornata al centro della cronaca per la vicenda legata al Teatro La Fenice, rilascia nuove dichiarazioni nel corso di un’intervista concessa a Hoara Borselli per il podcast Sette Vite. Il racconto ripercorre i passaggi che hanno preceduto e accompagnato il recesso dal rapporto di collaborazione, con contestazioni rivolte sia al sovrintendente sia al ministro della Cultura, oltre a considerazioni sul clima creatosi attorno alla sua figura.

beatrice venezi: “mi sono sentita usata” e senza difesa

Nel delineare la propria posizione, Venezi afferma di essersi sentita “usata” e non difesa. Dopo aver impugnato formalmente il recesso, la direttrice d’orchestra dichiara di non vedere alcuna condizione per un ritorno sul palco, sostenendo: “Onestamente, non risalirei sul palco di Atreju”. Aggiunge anche un avvertimento: sconsiglierebbe ad altri di farlo, perché, secondo la sua ricostruzione, “ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende”.

critiche al sovrintendente della fenice e accuse su preparazione del terreno

Le osservazioni di Venezi si concentrano sul sovrintendente, indicato senza essere nominato, che per lei avrebbe trascurato aspetti essenziali nel periodo precedente al suo arrivo. La direttrice d’orchestra sostiene che non siano state svolte azioni concrete per preparare il terreno rispetto al suo ingresso in Fenice, citando come mancanza l’assenza di incontri con le componenti del teatro. Secondo Venezi, questa dinamica avrebbe avuto un impatto diretto sul seguito della vicenda e su come si sia sviluppato il contesto interno: “C’è stata una mancanza in tal senso” e la situazione sarebbe stata letta dalla direttrice come elemento di natura politica.

fenice e contestazioni: nessun richiamo, secondo venezi

Venezi lega le proprie accuse alle reazioni dei lavoratori del teatro. Nella sua versione, quando i lavoratori della Fenice avrebbero iniziato a manifestare contro la sua persona, con ripetute letture di volantini anche sul palco, non sarebbe arrivato alcun richiamo da parte del sovrintendente. La direttrice d’orchestra si domanda perché non ci sia stato un intervento, ritenendo che la situazione fosse stata avallata.

recesso e “pretesto” legato a un’intervista

Venezi torna anche sull’intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nación, che secondo la sua ricostruzione le sarebbe stata fatta pagare, con effetti sull’esito della sua posizione alla Fenice. La direttrice afferma che quell’intervista sarebbe stata usata come occasione: “La mia intervista è stato solo il pretesto che hanno voluto usare per licenziarmi”. Nel merito, dichiara di non aver ricevuto alcun contatto volto a chiarire o rettificare: “Se il problema fosse stato davvero quella mia dichiarazione… mi sarei aspettata una chiamata per dire ‘rettifica, spiega meglio’, invece nessuno lo ha fatto”.

alessandro giuli: mancata tutela e “nessuna faccia” in sette mesi

Nel colloquio, Venezi richiama con decisione anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli. La direttrice afferma di aver ricevuto, secondo informazioni riferitele, un’indicazione sulla provenienza del comunicato relativo al suo licenziamento, sostenendo che partirebbe dal ministero e non direttamente dalla Fenice. Pur specificando di non avere elementi di prova, collega la mancata tutela alle esternazioni che, a suo dire, avrebbero riguardato il supporto del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco sul padiglione russo, ritenendo che tali posizioni possano non essere piaciute a Giuli.

“in sette mesi non ha fatto nulla”

Venezi sostiene di non aver ricevuto tutela né dalla Fondazione né dal ministero. La direttrice afferma: “Non ho avuto alcuna forma di tutela da parte della Fondazione, ma anche il ministero non è mai intervenuto”. Nel racconto, aggiunge che se fosse stato il ministro, avrebbe ritenuto necessario muoversi per comprendere quanto stesse accadendo a Venezia. Secondo la sua ricostruzione, in sette mesi il ministro non avrebbe messo la faccia e non lo avrebbe mai sentito direttamente.

perché non si è dimessa prima: pressioni e poi “lasciata in mezzo al guado”

Un altro passaggio riguarda la scelta di non dimettersi anticipatamente. Venezi spiega che a spingerla a restare sarebbero state richieste provenienti da più soggetti, citando anche il sindaco Brugnaro. Racconta che sarebbe stato ripetuto l’invito a resistere: “Tutti mi chiedevano di rimanere… devi resistere”. Con il licenziamento, secondo la sua versione, sarebbe rimasta senza appoggio, descrivendo la situazione come un momento in cui avrebbe finito per essere “lasciata in mezzo al guado”. Aggiunge inoltre di non aver più risposto “apposta” alle telefonate di solidarietà dopo il licenziamento, motivando la scelta come conseguenza del fatto che sarebbe stato troppo tardi.

contratto non firmato e replica alle dichiarazioni del sovrintendente

Venezi affronta la questione del contratto contestando quanto attribuito al sovrintendente della Fenice. Quest’ultimo avrebbe ripetutamente dichiarato che non sarebbe mai stato formalmente firmato. La direttrice contesta la ricostruzione sostenendo che, se davvero non fosse stato firmato, sarebbe bastato annunciare ai lavoratori un cambiamento: “sarebbe bastato salire sul palco e dire… ‘ok, non se ne fa più niente’”. Nel suo racconto, la nomina risulterebbe stata ratificata dal Consiglio di indirizzo, e questo porterebbe a interrogativi sul senso di un “non contratto”.

azione legale: mobbing mediatico, avvocati e rassegna stampa

Per la causa contro la Fenice, Venezi dichiara di aver assoldato tre avvocati, ripartendo l’impostazione su più competenze. Specifica: un giuslavorista, uno per il civile e uno per il penale, motivando la scelta con l’ipotesi di mobbing mediatico. Nel racconto fornisce anche un dato documentale: parla di una rassegna stampa di 2000 pagine, quantificando in circa 100 pagine al giorno per sette mesi una sorta di “gogna mediatica”. Conclude indicando la necessità, a suo avviso, che chi si ritiene responsabile debba pagare, includendo anche il perimetro politico.

personaggi citati

  • Beatrice Venezi
  • Hoara Borselli
  • Alessandro Giuli
  • Pietrangelo Buttafuoco
  • Nicola Colabianchi
  • Brugnaro
Beatrice Venezi: “Non tornerei ad Atreju, ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende”. E su Giuli: “In 7 mesi non ha detto una parola”
Categorie: TV e Spettacolo

Per te