Terremoto in Venezuela: militarizzazione dei soccorsi tra censure ed estorsioni
A sei giorni dai terremoti di magnitudo 7,3 e 7,5 che hanno devastato le città di La Guaira (a circa 27 km da Caracas) e Morón nello stato di Carabobo, il bilancio continua ad aggravarsi. Le vittime accertate finora sono 1720, con oltre 5000 feriti e circa 50.000 dispersi. Le persone che segnalano danni secondo stime delle Nazioni Unite sarebbero 6,8 milioni, mentre le operazioni di soccorso e la gestione degli aiuti restano al centro di numerose contestazioni.
terremoti in venezuela: bilancio vittime, feriti e dispersi
La fase successiva alle scosse continua a richiedere interventi urgenti e coordinati. A sei giorni dagli eventi, risultano 1720 vittime accertate, oltre 5000 feriti e circa 50.000 dispersi. La dimensione dei danni dichiarati coinvolge una platea molto ampia: 6,8 milioni di persone denunciano conseguenze sulla propria condizione e sulle infrastrutture locali. Il quadro rende evidente la portata dell’impatto in aree vicine a Caracas e nello stato di Carabobo.
critiche ai soccorsi e militarizzazione denunciata nel governo venezuelano
Le contestazioni, provenienti da vittime e familiari all’estero, da organizzazioni non governative e dall’opposizione, si concentrano su una presunta militarizzazione dei soccorsi da parte del governo guidato da Delcy Rodriguez. Nei racconti di accusa emerge il paradosso di una scarsa presenza di soldati nelle cosiddette zone rosse, oltre all’assenza di macchinari pesanti, motivata—secondo le denunce—dal timore che il rumore coprirebbe le grida di persone potenzialmente sepolte vive. Un ulteriore elemento contestato riguarda il numero ritenuto esiguo di forze navali, indicato in 130 secondo una stima riportata da media italiani, in raffronto con due brigate inviate da Cuba nonostante le difficoltà operative dell’isola.
carenze organizzative e regole contestate per chi arriva dall’estero
Tra i punti più contestati figurano le restrizioni applicate dal ministro degli Interni Diosdado Cabello alle operazioni di soccorso provenienti dall’estero. Le segnalazioni descrivono una routine burocratica che rallenterebbe gli interventi, rafforzando l’idea di una gestione influenzata da logiche politiche. Il protocollo indicato per i volontari esteri prevede l’iscrizione presso un centro abilitato nel Poliedro de Caracas, con il rilascio di un accredito dotato di codice QR, che non sarebbe automatico ma soggetto all’approvazione degli Interni.
Un esempio riportato riguarda il fermo di 41 medici austriaci e tedeschi: i soccorsi verrebbero mantenuti bloccati all’aeroporto di Caracas dopo il 29 giugno a causa delle procedure. In questo contesto, la contestazione viene collegata alla difficoltà di far arrivare tempestivamente risorse sanitarie sul territorio colpito.
polemiche sulle procedure: accuse, disparità e gestione degli aiuti
Le contestazioni includono richieste di chiarezza sui criteri di selezione dei soccorritori. Un residente in Colombia, identificato come B., sostiene che la scelta dei soccorritori non avrebbe un criterio logico e riporta conseguenze dirette sulla propria famiglia. Nel racconto citato risultano una dozzina di familiari perduti a La Guaira, tra cui 8 bambini.
La critica riguarda anche il confronto tra diverse delegazioni: secondo le denunce, medici europei resterebbero bloccati mentre delegati cinesi avrebbero accesso a corridoi agevolati. Le accuse includono inoltre affermazioni sulla figura di Diosdado Cabello e su un presunto coinvolgimento con organizzazioni criminali transnazionali, presentate come elemento di una possibile ricerca di ripresa dell’autorità dopo un raid statunitense.
operazioni e presunti legami finanziari: riferimento a Tren de Aragua
Le accuse sul presunto ruolo di Cabello vengono collegate a un’operazione indicata come Tokyo, condotta dalla Policía de Investigaciones del Cile (PDI). L’operazione viene descritta come attinente al lavaggio di denaro riconducibile a Tren de Aragua tramite un sistema di criptovalute. Il testo associa l’azione a un insieme di attività criminali elencate includendo contrabbando, traffico di droga e sfruttamento di minori a scopo sessuale.
aiuti e ricostruzione: fondo USA e controllo finanziario secondo le accuse
Sul piano della ricostruzione, viene riportato che gli Stati Uniti avrebbero già assicurato gli appalti attraverso la creazione di un fondo a New York. Il fondo risulterebbe formalmente intestato al Banco de Venezuela ma—secondo quanto riportato—sarebbe sotto il controllo totale del Tesoro Usa. Il finanziamento sarebbe alimentato dai proventi del greggio estratto in Venezuela, elemento presentato come connesso a priorità assistenziali e ricostruzione.
censura e mancanza di informazioni: denuncia di Amnesty International
Amnesty International segnala mancanza di informazione da parte delle autorità sulle cifre reali del disastro e l’esistenza di censura sulla stampa. Nel messaggio riportato viene ribadita l’importanza di fermare censura e restrizioni

